Angela Napoli sull'audizione in Commissione Antimafia del Presidente Loiero
TGR Calabria del 17 novembre 2009

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venerdì 20 novembre 2009

Necessario e urgente presidiare i lavori dell'Autostrada A3

Ai Ministri dell’Interno, del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Difesa:

- per sapere – premesso che:


- l’interrogante già con precedenti atti ispettivi, rimasti a tutt’oggi privi di risposta, ha denunziato la preoccupante escalation di atti intimidatori attuati nei confronti delle Imprese e degli operai che lavorano nei cantieri dell’Autostrada Salerno - Reggio Calabria;

- dalle varie inchieste giudiziarie, avviate negli anni, sono sempre emersi gli interessi delle cosche della ‘ndrangheta, vibonesi e reggine, sui lavori di ammodernamento dell’autostrada SA-RC;

- peraltro dalla relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, riguardante il secondo semestre del 2008 emerge che l’area a rischio in cui si proiettano le capacità imprenditoriali della ‘ndrangheta sono le costruzioni: in particolare, i lavori stradali, soprattutto quelli di ammodernamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria;

- i clan mafiosi calabresi si sarebbero ripartiti per territorio il controllo dei lavori in questione e nonostante le attività di indagine messe in atto dalla Magistratura inquirente ed i sistemi di vigilanza, gli operai continuano a subire atti intimidatori sempre più gravi che mettono a rischio la loro sicurezza, ma anche quella delle singole imprese appaltanti;

- l’ennesimo grave e preoccupante atto intimidatorio è stato perpetrato, nei giorni scorsi, a danno di sette operai che stanno lavorando in un cantiere della S.C.L. Costruzioni e montaggio s.r.l. A3 vicino a Scilla (R.C.);

- gli operai sono stati aggrediti e costretti ad abbandonare il cantiere da due uomini incappucciati e con le armi in pugno;

- la ditta presso la quale lavorano gli operai intimiditi ha iniziato l’attività da pochissimo tempo;

- proprio lo scorso anno , altri due banditi mascherati avevano aggredito e minacciato con lupare quattro operai che stavano lavorando per il rifacimento dell’autostrada A3 a qualche chilometro precedente a quello dove è stato attuato il nuovo gesto intimidatorio;

- le gravi pressioni, altre a preoccupare gli operai tutti, stanno incoraggiando le imprese aggiudicatarie dei lavori ad abbandonare la Calabria:

- se non ritengano necessario ed urgente far presidiare da un congruo numero di militari dell’esercito i cantieri autostradali al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori;

- quali urgenti iniziative intendano assumere per garantire la prosecuzione dei lavori di ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria nel tratto reggino;

- quali urgenti iniziative intendano assumere per avviare un’adeguata normativa utile a garantire la pubblica amministrazione in tema di prevenzione dei fenomeni di infiltrazione mafiosa negli appalti.

On. Angela Napoli

mercoledì 18 novembre 2009

Inconcepibile la vendita dei beni confiscati alla mafia

Le misure di prevenzione patrimoniali hanno rappresentato una delle più efficaci attività di contrasto alle mafie. Colpire gli interessi economici e le ricchezze delle mafie, acquisti con i traffici illeciti, è stata ritenuta importante attività di prevenzione che ha sempre inciso negativamente sullo stesso “essere” uomo di mafia.
Anche il Governo nazionale con il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, legge n. 94/2009, ha inteso favorire il sequestro dei beni illeciti e rendere più rapidi i tempi per il loro affidamento. Mi appare, quindi, davvero inconcepibile l’assenso, dato al Senato, all’introduzione nella legge finanziaria dell’emendamento che consente la vendita dei beni confiscati, qualora gli stessi non verrebbero assegnati entro il termine di 90 giorni.
Conosciamo tutti quanto imponente sia il potere finanziario di ogni cosca mafiosa e sarebbe sicuramente “pia illusione” pensare che i criminali non riuscirebbero a riappropriarsi della loro illiceità, anche attraverso prestanomi vari.
Coloro che hanno proposto l’emendamento in questione e coloro che lo hanno successivamente votato si sono per caso documentati sull’entità del patrimonio attualmente confiscato alla mafia e non ancora assegnato? Hanno quindi valutato l’entità economica che rischierebbe di essere apportata alle singole cosche mafiose? O sono davvero convinti che un solo controllo, per quanto adeguato, riuscirebbe a bloccare la sete di riappropriamento del mal tolto?

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

domenica 15 novembre 2009

L'articolo di Giornalettismo.com


Non era solo uno scambio di battute quello tra finiani e sottosegretario all’Economia. L’onorevole Napoli ha chiesto l’accelerazione dell’iter di un ddl bipartizan che prevede fino a 5 anni di carcere per i politici che usano i voti della criminalità organizzata in cambio di favori.

Se Nicola Cosentino riceve da parte del presidente Berlusconi il via libera alla sua candidatura per la guida della Regione Campania, vuol dire che inevitabilmente a dover fare un passo indietro sono solo ed esclusivamente gli ex An come il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il fido Italo Bocchino, che avevano ripetutamente nei giorni scorsi chiesto al Sottosegretario all’Economia la rinuncia alla competizione del prossimo marzo. Cosentino non aveva risparmiato stoccate ai compagni di partito ostili alla sua scalata: “Fra le cose che mi hanno molto amareggiato – rispondeva a Bocchino nell’intervista al Giornale di ieri – una riguarda il suo giornale (il “Roma”, ndr) che ha seguito l’inchiesta molto da vicino, rivelando dettagli coperti dal segreto istruttorio che i miei avvocati nemmeno conoscevano. Il Roma sembrava il Fatto di Travaglio…”. E rivendicava i suoi meriti nella gestione del Pdl: “E’ stata dura ripartire nel 2005 quando perdemmo malamente con un candidato (Bocchino, ndr) che dopo tre mesi abbandonò la guida dell’opposizione dicendo: “Qui non c’è niente da fare, questo sistema non lo abbatteremo mai”. E invece con Landolfi, con Cesaro e altri, piano piano l’abbiamo buttato giù il sistema”.

UN ITER SCORRETTO – Uno scontro, quello tra ex An e il coordinatore campano del Pdl, che aveva raggiunto l’apice con la richiesta di accelerazione dell’iter di un ddl inerente il “divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione”. A sottolineare la necessità di nuove norme è stata la deputata Angela Napoli, prima firmataria della proposta, solo una settimana fa proprio da Bocchino in persona elogiata, in diretta televisiva ad Annozero, per il suo operato in Commissione Giustizia e in Commissione Antimafia. “Io sto ad Angela Napoli, come tu a Di Pietro”, faceva sapere Bocchino rivolgendosi a De Magistris, presente con lui in studio, per marcare l’unità di intenti con la collega sul tema giustizia e sulle misure da adottare nei confronti della criminalità. “Proporrò che si arrivi ad un’approvazione della legge prima delle prossime elezioni, perchè credo che anche i partiti vadano responsabilizzati nella scelta delle candidature”, ha fatto sapere la Napoli sponsorizzando il testo al vaglio della Commissione e frutto della sintesi di cinque diversi progetti di legge presentati dalla stessa Angela Napoli, da Sabina Rossa e Nicodemo Olivero del Pd, da Roberto Occhiuto dell’Udc e dall’ex Idv (ora gruppo Misto) Aurelio Misiti.

UN PROGETTO DI LEGGE – Il progetto di legge, fa sapere l’agenzia Dire, si compone di tre articoli e modifica la legge n. 575 del 31 maggio 1965, che contiene disposizioni contro la mafia. Innanzitutto, viene aggiunto un ulteriore comma (il 5-quater) all’articolo 10 della legge del ‘65, che elenca una serie di divieti per le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento definitivo una misura di prevenzione. In particolare, all’articolo 2 si precisa che “il sottoposto a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza” che, sospettato di essere un affiliato o un colluso di mafia, camorra, ‘ndrangheta o qualunque altra organizzazione criminale, “propone o accetta di svolgere attività di propaganda elettorale, e il candidato che la richiede o la sollecita, sono puniti con la reclusione da due a cinque anni”.

UN PROBLEMA NELLA MAGGIORANZA? - Insomma, sarebbe interessante sapere oggi come intendono porsi nei confronti di questa proposta bipartizan tutti coloro, i berlusconiani di ferro alla Ghedini ad esempio, che lottano strenuamente per l’approvazione del processo breve e la reintroduzione dell’immunità parlamentare. Anche questa iniziativa verrà bollata come possibile responsabile di un ulteriore squilibrio di poteri tra politica e magistratura? Molti lo farebbero senza esitazione. Ma la finiana Angela Napoli sulla posizione da assumere nei confronti di norme che prevedono il carcere fino a 5 anni per i politici che usano i voti della criminalità organizzata in cambio di favori e la decadenza da ogni incarico e l’ineleggibilità fino a un massimo di 10 anni, non ha dubbi e ripete grossomodo quanto affermato da Fini a Che tempo che fa: “Credo ci sia urgenza di queste norme – dice – I partiti, sia di destra che di sinistra, devono guardare con attenzione alle scelte dei candidati puntando più sulla qualità che sul numero dei consensi che queste persone possono portare”. La parola, ora, passa a Cosentino e soci

giovedì 12 novembre 2009

Nave dei veleni L'Espresso - L'intervista

Quei veleni top secret
di Riccardo Bocca

Il governo cerca di nascondere la verità sull'inchiesta. L'accusa della parlamentare Pdl dell'Antimafia.
Colloquio con Angela Napoli

Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice l'onorevole Napoli.

Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".

Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche".

Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».

Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome...».

Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».

Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c'è già: basta avere voglia di vederla».

(11 novembre 2009)

mercoledì 4 novembre 2009

Il sequestro dei beni all'ex consigliere regionale Crea e le candidature delle prossime elezioni

L’operazione della DDA di Reggio Calabria, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri, che questa mattina ha portato all’ingente sequestro dei beni di proprietà dell’ex consigliere regionale Domenico Crea e dei suoi familiari, comprova gli interessi e le collusioni che ‘ndrangheta ed alcuni ambienti politici hanno nel settore della Sanità calabrese.
Le indagini relative all’inchiesta “Onorata sanità” , nella quale è rimasto coinvolto Domenico Crea, dimostrano, altresì, quanto ancora in Calabria risulti rilevante il peso elettorale delle varie cosche mafiose e come queste riescano a far eleggere persone disponibili a cogestire affari ed interessi.
Ritengo che le risultanze delle indagini che hanno portato all’odierno intervento di prevenzione e che partono dalla campagna elettorale per le regionali calabresi del 2005, debbano essere adeguatamente tenute in considerazione dai partiti politici tutti, oggi più che mai allorché la nostra Regione si avvia alla nuova consultazione del 2010, al fine di un’ oculata valutazione delle candidature. Così come il Parlamento dovrebbe accelerare l’iter per la conversione in legge della proposta relativa al divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

martedì 3 novembre 2009

Le navi dei veleni e l'inquinamento ambientale in Calabria

Il problema dell’inquinamento ambientale della Calabria ha sempre destato in me grandi inquietudini e perplessità su come lo stesso sia stato continuamente affrontato. Inquietudini e perplessità che oggi più che mai, alla luce delle ultime vicende delle navi dei veleni, sono diventate non più sopportabili. Ed allora ho deciso di spogliarmi momentaneamente delle vesti di politico e di assumere i panni di normale cittadina che vive in quella martoriata terra. E’ poiché con tali vesti non intendo patteggiare né per i Governi nazionale o regionale, né per questo o quel Magistrato, più che mai per un collaboratore piuttosto che per qualsiasi trafficante o faccendiere, sento la necessità di porre alcune domande per vedere se qualcuno è in grado di darmi le relative risposte.
Premetto che parto dalla certezza che la ‘ndrangheta, come la camorra, trae grandi profitti dal settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e tossici e che per poter praticare tale illecita attività deve trovare complicità in ambienti istituzionali di varia natura.
Ma ritorniamo alle navi dei veleni e prima di potermi sentire tranquilla sull’esito delle relative indagini, gradirei sapere se c’è stata attività, ed in caso affermativo le relative risultanze, dopo la deposizione nel 2005 presso la DNA del memoriale del collaboratore Fonti. Se e chi ha avuto la possibilità di comparare le immagini realizzate dalla Geolab con quelle della Copernaut. Perché nelle fasi di accertamenti non vi è stata reciproca collaborazione tra Governi nazionale e regionale. Perché la Magistratura competente non ha provveduto a sequestrare i relitti reperiti al fine di accertare l’identità e l’eventuale uguaglianza degli stessi. Chi può garantire che a largo delle coste calabresi non giacciano navi affondate dalla ‘ndrangheta e contenenti rifiuti radioattivi. Chi mi garantisce che le morti del Capitano Natale De Grazia e della giornalista Ilaria Alpi non siano avvenute perché entrambi vicini alla scoperta di verità . Perché le indagini nel merito finiscono ogni volta che le stesse passano per competenza dalle Procure ordinarie alle DDA. Perché a distanza di anni qualcuno tenta di riavviare le indagini e qualcun altro fa si che le stesse vengano immediatamente chiuse.
Sarò sicuramente una cittadina sospettosa, ma se non mi verranno date esaustive risposte, non potrò che desumere che in questo settore, oltre agli interessi della ‘ndrangheta ci sono anche quelli di ben altri ambienti, la cui natura potrà essere identificata da ogni cittadino in chi riterrà più opportuno.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione parlamentare antimafia

Roma, 3 novembre 2009

venerdì 30 ottobre 2009

L'intervista a La Discussione su Magistratura e Giustizia


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giovedì 29 ottobre 2009

L'intervista sull'Assemblea dell'Unione Interparlamentare di Ginevra

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martedì 27 ottobre 2009

L'interpellanza sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro delle infrastrutture dei trasporti e il Ministro per i rapporti con le regioni: per sapere - premesso che:

- il Porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto rappresentare il volano dello sviluppo dell'intera Calabria, rimane ancorato alla sola attività di transhipment, anche se la stessa sta evidenziando altalenanti fasi positive e negative;

- la gestione del Porto di Gioia Tauro è stata sempre organizzata in un quadro di incertezze che non hanno consentito l'effettuazione della polifunzionalità del Porto stesso: ritardi nei finanziamenti, scarsa attenzione sulla rivalità nata da parte di altri porti italiani e mediterranei, lentezza nel completamento delle infrastrutture portuali, marginalità dell'obiettivo della polifunzionalità, mancanza dell'istituzione di una zona franca produttiva;

- fin dal dicembre del 1997, già Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, con la presentazione delle linee-guida del «famigerato» master plan del Porto di Gioia Tauro, era divenuta del tutto marginale la relativa polifunzionalità, anzi era apparsa chiara la volontà di capovolgere la polifunzionalità completa, affermata nel protocollo d'intesa; - nel marzo del 1998, l'allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, ha supportato il veto, espresso nel luglio 1996, dalle organizzazioni sindacali confederali circa l'ipotesi d’istituzione di zone franche nel sud, comunicando l'approvazione di ben quattro punti franchi doganali in Sardegna e non nel Porto di Gioia Tauro;

- sempre sotto la Presidenza del Consiglio del professor Romano Prodi, nel 1996 era già stato nominato un inutile coordinamento del Porto di Gioia Tauro, affidato al Sottosegretario di Stato ai Trasporti dell'epoca;

- ancora in questa legislatura la Regione Calabria ha assunto comportamenti che l'interpellante giudica equivoci nei confronti del Porto di Gioia Tauro; nonostante l'anomala nomina di un sottosegretario regionale con apposita delega per quell'area portuale, nonché la nomina di un Commissario Straordinario per l’elaborazione di un piano di sviluppo strategico per l’area ampia sempre di Gioia Tauro è riscontrabile una inefficiente ed equivoca programmazione per rilanciare le potenzialità del Porto stesso e del relativo retroporto;

- la legge finanziaria del 2007 aveva introdotto l'autonomia finanziaria delle Autorità portuali, senza creare alcun beneficio per Gioia Tauro, visto che oltre il 94 per cento delle merci che transitano per quel Porto non toccano terra e che le banchine esistenti sono quasi tutte concesse alla Medcenter e alla Blg;

- sempre la legge finanziaria del 2007 aveva autorizzato un contributo di 50 milioni di euro per il 2008 per lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro;
- la stessa Trenitalia continua a far lievitare il costo della intermodalità mare – ferro, mettendo in discussione accordi commerciali sottoscritti soltanto alcuni mesi fa, e triplicando la circolazione dei mezzi pesanti sulle strade calabresi, sufficientemente penalizzate dai cantieri, sulla Autostrada Salerno – Reggio Calabria;
- solo l’istituzione di una “zona franca” nel Porto di Gioia Tauro avrebbe rappresentato uno strumento capace di creare sviluppo in sinergia con attività portuali e di Transphiment;
- ma dai quotidiani regionali degli ultimi giorni si apprende che nell’ambito delle entrate in vigore delle 22 zone franche urbane italiane, la Regione Calabria non avrebbe fatto inserire proprio quella di Gioia Tauro, propendendo per altre zone calabresi e finendo così con l’ agevolare zone del territorio regionale sicuramente meno disagiate di quelle della Piana di Gioia Tauro;
- all’interpellante appaiono davvero non più accettabili la disattenzione e le equivocità che fino ad oggi sono ruotate attorno al Porto di Gioia Tauro , nonché la mancanza di adeguati interventi utili a far rappresentare quel Porto quale volano per lo sviluppo dell’intera Calabria:

- quali gli interventi per scongiurare che le scelte della politica nazionale e regionale non provochino il definitivo abbandono della possibile polifunzionalità del Porto di Gioia Tauro ed il decremento dell’attuale attività di transhipment, con il conseguente crollo dell’ attività occupazionale, esistente in una zona del territorio calabrese, sufficientemente intaccata dall’alto tasso di disoccupazione e dalla preoccupante pervasività delle cosche della ‘ndrangheta.

On. Angela NAPOLI

Roma, 27 ottobre 2009

Pierpaolo Bruni e Marisa Manzini: il post di Roberto Galullo dal blog de Il Sole 24 ore

Storie parallele in Calabria: i due Bruni e pool antimafia a pezzi ma... per fortuna si vola con Wim Wenders!

C’è Bruni e Bruni. E non pensate a Carla. Lei in questa storia non c’entra.
Eh sì perché la Calabria e l’Italia onesta sanno a malapena che a un Bruni - il Pm Pierpaolo – stanno facendo da anni terra bruciata intorno mentre sono informate a pioggia che un altro Bruni – Gaetano Ottavio, ex mitico presidente della Provincia di Vibo Valentia – è stato scelto come capo di gabinetto dal Governatore della Regione Calabria, Loiero Agazio.
C’è Bruni e Bruni, dicevamo. Pierpaolo è obbligato (dallo Stato) a mollare la presa sulla ‘ndrangheta ed è stato isolato dallo stesso Stato, che se ne fotte tre quarti della sua vita a rischio. Gaetano Ottavio è indagato per il disastro che nel 2006 a Vibo, causa alluvione, si portò via la vita di tre persone. Ma viene fatto sedere alla destra del…governatore.

PIERPAOLO BRUNI TROVA ACCANTO SINDACATI DI POLIZIA,
UN PUGNO DI CITTADINI E SOLO L’ONOREVOLE NAPOLI

Partiamo da Pierpaolo che, come un fabbro mantovano, continua a pestare duro su cosche, massoneria deviata e malapolitica (sono sinonimi tra loro).
Le sue ultimissime indagini hanno portato alla luce l’ennesimo inquietante episodio di “grande fratello telefonico” pronto secondo l’accusa ad ascoltare tutto, depistare le indagini e arricchire la potenza di quella che l’ex Pm Luigi De Magistris chiamava (e io con lui) la “nuova P2” (si veda, da ultimo, il “Fatto quotidiano” del 16 ottobre e i miei tanti articoli dedicati sul Sole-24 Ore all’argomento, oltre alle puntate su Radio24 nella mia trasmissione “Un abuso al giorno” e ai post su questo blog il 9 febbraio, l’11 febbraio e il 23 luglio 2009). Molto, ma molto più potente della gabbia di affaristi architettata dal grande muratore Licio Gelli.
Un pm che non si arresta neppure di fronte al coinvolgimento di politici e personaggi deviati delle Istituzioni, che va per questo motivo a scovare fuori regione (si veda il mio articolo sul “Sole-24 Ore” del 16 ottobre)
Bene, a questo Pm, da fine aprile 2009, non è stata rinnovata l’applicazione alla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro.
In una regione e in un Paese civile – visto che le cosche hanno progettato di farlo fuori con lanciarazzi, bazooka ed esplosivo – tutti gli uomini onesti si sarebbero alzati come un sol Uomo con un solo scudo e avrebbero gridato: “Giù le mani dal valoroso pm”.
E invece? E invece in Calabria e in Italia gli Uomini sono pochi, lo scudo è solo fiscale e il silenzio è di piombo, come quello che politici collusi, massoni deviati e ‘ndrine non vedono l’ora di piazzare nella testa di Bruni.
Resistenza civile di un centinaio di crotonesi e un’interrogazione – isolata – dell’onorevole di destra Angela Napoli, che l’ha presentata il 7 maggio 2009 al ministro della Giustizia Angelino Alfano. Tutto qui. Nulla più di questo dalla Calabria che si indigna contro Antonello Venditti (che ha avuto, per quanto mi riguarda, il pregio di aver detto la verità, come ho scritto nel post del 9 ottobre).
Credete che Alfano abbia risposto? Ma va la…Mi consenta: ha cose ben più importanti da fare, cribbio…
In compenso a Crotone, da Bruni, sono arrivati gli ispettori ministeriali e sulla loro recente visita non si sa assolutamente nulla.
La situazione è esplosiva al punto che l’8 settembre i sindacati provinciali della Polizia di Stato si sono rivolti per l’ennesima volta alle Istituzioni e alla magistratura per capire che fine farà un procuratore che non sta solo mettendo alla gogna (cosa per loro infinitamente meno sopportabile della galera) criminali e imprenditori mafiosi (con i loro portafogli gonfi di milioni), ma sta soprattutto sta scavando sui rapporti tra “politica mafiosa” e “mafia politica”.

IL NODO DELLA POLITICA: LE DICHIARAZIONI DI LOIERO AGAZIO

E proprio qui sta il nodo.
Bruni – senza una sollevazione della società civile regionale e della Politica nazionale (ammesso che esista ed infatti avrete notato che l’ho scritto con la P maiuscola) è destinato a rammendare nel futuro prossimo le toppe delle inchieste che gli affideranno, auspicabilmente sempre più lontane dagli intrecci mafia-politica.
Del resto molti di voi sapranno che Bruni – per un periodo - si occupò anche di Why Not (si vedano su questo blog i post che richiamano le attività del magistrato del 24/10/2008, dell’11/, del 23/6, del 17/7, del 23/7 e del 29/7 2009).
Ebbene Loiero Agazio, “nonno Agazio” come lo ha descritto la Gazzetta del Sud in un’indimenticabile e imperdibile intervista dell’8 luglio (si veda da ultimo il mio post del 9 ottobre sull’argomento), sempre prodigo, come vedremo, di amorevoli slanci per gli amici della stessa famiglia, ecco come si pronunciò nei confronti del Pm Pierpaolo Bruni il 6 febbraio 2008 con un tempestivo comunicato stampa ancora oggi godibile (http://www.regione.calabria.it/) :
''Stamattina, intorno alle 7, una decina di carabinieri si sono presentati nella mia casa di Roma con un decreto di perquisizione. Contemporaneamente - dice Loiero - altri militari si sono recati presso la mia abitazione di Catanzaro e negli uffici della Regione Calabria sia a Catanzaro che a Reggio. Solo attraverso il decreto consegnatomi sono venuto a conoscenza di cosa si tratti: l’inchiesta Why Not, aperta due anni fa e nella quale, dopo Prodi e Mastella, faccio ingresso anch'io. A parte il trauma di vedere i militari frugare tra le mie cose più intime in maniera generalizzata (hanno preso di tutto senza un mandato o una direttiva precisa), non riesco a perdere la serenità. Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Fatti vaghi: si fa riferimento a presunti finanziamenti che avrei ottenuto durante la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori. Ma nel capo d'imputazione di quei favori non c’è alcuna traccia. C’è semmai prova del contrario: nelle intercettazioni telefoniche di Saladino lo stesso lamenta proprio l'atteggiamento estremamente rigido che io avevo assunto nei confronti dei giovani di Why Not. Mi sembra quindi chiaro che le perquisizioni di oggi solo in apparenza sono finalizzate a trovare prove degli assunti favori, mentre nella sostanza è evidente che hanno lo scopo di mettere sotto la lente di ingrandimento la mia intera attività politica. Cosa - aggiunge Loiero - della quale tra l'altro sono contento non avendo assolutamente nulla da nascondere. D’altra parte capisco che i magistrati di Catanzaro che mi hanno indagato, Pierpaolo Bruni e Alfredo Garbati, non potevano che agire così: non potevano cioè che essere più realisti del re. Basti ricordare che l’ex pm De Magistris, inizialmente titolare dell'inchiesta, ha denunciato presso la Procura di Salerno i seguenti magistrati: l'avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, che ha avocato l'indagine; il precedente procuratore generale della Corte d'appello di Catanzaro, dott. Pudia; l'ex procuratore della Repubblica di Catanzaro e quello attuale, Lombardi e Murone; il presidente del Tribunale della libertà, Rinardo; il sostituto procuratore generale della Corte d'appello, D'Amico; l'ex presidente di sezione della Corte d'appello, Baudi, nonchè diversi appartenenti alle forze dell'ordine. Insomma nel palazzo di giustizia di Catanzaro il clima è tutt'altro che sereno e purtroppo per me chi oggi ha in mano il procedimento non può che essere condizionato di riflesso da questo clima. A questo punto però mi auguro fortemente che l'esito della perquisizione, certamente per me positivo, segni l'ultimo passaggio di quest’inchiesta. Infine - conclude Loiero - una riflessione: sono già stato indagato da De Magistris in un’altra inchiesta per la quale lo stesso magistrato mi aveva assicurato in presenza del suo procuratore capo e del mio avvocato che avrebbe chiuso le indagini nel giro di quindici giorni. In verità la chiusura è avvenuta dopo un anno circa e con la richiesta di rinvio a giudizio. Lungo questo interminabile arco di tempo sono stato demonizzato da più parti da figure istituzionali ma anche da imputati di omicidio e furfanti vari. Con riflessi inimmaginabili sulla Regione. Quando un giorno, spero non lontano, risulterò anni luce lontano dagli addebiti che mi si attribuiscono, chi mi potrà mai risarcire e chi soprattutto risarcirà la mia difficile regione?''.

CIAO CIAO ALLE INDAGINI DI BRUNI

Bruni e Garbati sono stati “più realisti del re, condizionati dal clima…”. Senza parole. Sono senza parole.
Morale: ciao ciao Why Not per Bruni e la Procura di Catanzaro (ma guarda te i casi della vita), sta ancora spremendo le meningi sul futuro degli indagati (sono un centinaio) che attendono di sapere se saranno o meno rinviati a giudizio. Ma ci sono le regionali che si avvicinano…Le elezioni, come la notte, portano consiglio a tutti…
Dopo di allora, mai più da parte di Loiero Agazio e dai suoi sodali, una nota ufficiale sul sito della Regione verso un Pm al quale sono stati sottratti processi vitali per scardinare il marcio della vita calabrese, che in questi sei mesi – nel totale silenzio dell’organo di autogoverno della magistratura, delle correnti e correntine della magistratura stessa, della politica parolaia, della Procura generale di Catanzaro e della stessa Procura nazionale antimafia – si sono andate a far benedire.
Si avete letto bene: in questi sei mesi chi aveva interesse ha potuto inquinare come e quando ha voluto le prove di processi che non si sa (ufficialmente) neppure in quali mani siano stati ora affidati.

GAETANO OTTAVIO BRUNI SIEDE ALLA DESTRA
DEL PADRE (POLITICO)

Mentre questo accade da mesi, Loiero Agazio (che, poffarbacco, come auto-dichiara alla stampa ha tutte le carte in regola per ripresentare la sua faccia agli elettori calabresi nel 2010) tiene al futuro di Bruni. No, non Pierpaolo. Che pensate! Ottavio Gaetano Bruni.
Costui fino al 26 luglio 2008 è stato “responsabile dell’Unità organizzativa della presidenza della Giunta” (boh!).
Quel giorno – travolto da un doloroso scandalo familiare che, per estremo rispetto non ricordo qui, perché non sono uno sciacallo ma un giornalista padre di famiglia – diede le dimissioni ricordando in una lettera spedita a Loiero (che l’ha tempestivamente pubblicata sul sito della Regione) che “…in tanti anni di militanza politica con ruoli istituzionali anche importanti alle spalle – sono stato prima assessore e poi due volte presidente della Provincia di Vibo – non sono mai stato sfiorato, in un territorio difficile come quello calabrese, da un avviso di garanzia. ..se mi dimetto lo faccio solo per evitare strumentalizzazioni politiche ai tuoi danni proprio nel momento in cui la regione da te guidata sta compiendo uno sforzo straordinario per lasciarsi alle spalle i grandi problemi ereditati dal passato”. “Sono vicino a Bruni – ha commentato contrito il Presidente-pubblicista Loiero Agazio - che ha svolto un ottimo lavoro, in silenzio e senza quel clamore che per natura non ama. Adesso gli è scoppiato un dramma familiare a cui mi sento con solidarietà e amicizia vicino. Ha deciso di dimettersi per evitare strumentalizzazioni ai miei danni ed ai danni della giunta che presiedo. Anche di questo lo ringrazio”.
Fine della prima puntata. Va però ricordato che Bruni (Gaetano Ottavio) fu chiamato in quel ruolo perché aveva volontariamente abbandonato – dopo uno straordinario balletto di tiro, ritiro, busso, ribusso, mamma ciccio mi tocca, toccami ciccio che mamma non vede, lascio e raddoppio – il posto di presidente della Provincia con la promessa (tradita) di essere candidato alle politiche. Questo politico poteva essere lasciato fuori dai giochi della politica calabrese? No, ed ecco allora la mossa paterna di Loiero Agazio: prego, figliolo, accomodati alla mia destra. Per ora vicino, poi, più in là, “vicino-vicino”.
E infatti di lì a poco, e trascrivo fedelmente dal “Giornale” del 16 ottobre, “…lo stesso giorno in cui la procura di Vibo Valentia invia un avviso di garanzia a Ottavio Bruni, ex presidente della provincia omonima, Loiero lo piazza sulla prestigiosa poltrona di capo di gabinetto, tralasciando il fatto che l’indagine riguarda l’alluvione di Vibo del luglio 2006 che sconquassò la città provocando tre morti. A Bruni si contesta l’inondazione colposa, il danneggiamento colposo e l’omissione di atti d’ufficio. I fatti addebitati a Bruni, secondo i pubblici ministeri calabresi, sarebbero stati il prodotto di «negligenza e imperizia» per non aver messo in sicurezza le reti infrastrutturali nei punti di criticità individuati dal Piano per l’assetto idrogeologico e per non aver designato il funzionario responsabile”.
E’ chiaro che prima della chiamata alla destra del padre (politico), al fedelissimo (che nega ogni addebito) non era stato risparmiato un incarico di prestigio: presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale, che tra le altre cose dovrebbe gestire i finanziamenti post-alluvione.
Sui quei finanziamenti, la solita Angela Napoli in una lettera inviata il 9 ottobre al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, aveva invitato a vigilare, visti gli appetiti famelici delle luride cosche vibonesi.
Del resto che volete cari lettori – e riporto un articolo del quotidiano “Il Foglio” del 1° marzo 2006 - “…Loiero considera Ottavio Bruni una macchina da guerra elettorale che vale il 62% dei voti locali”. Più o meno 20mila voti. Caspita se servono ora che le elezioni regionali si avvicinano e con esse la pugna e la singolar tenzone…

RICORDATE LA DOTTORESSA MANZINI? ….ADDIO POOL ANTIMAFIA

Mentre i due Bruni vivono questa vita parallela destinata (per ora) a non incontrarsi, in Calabria accade anche altro. Si viene storditi e distratti da film e premi. Pane et circenses, anche se in Calabria spesso il pane manca. I giochi del circo, il divago che stordisce e che fa parlare una pubblicistica (che non considero giornalismo) lontana dai miei valori, invece non mancano.
Il film è quello di Wim Wenders, “Il Volo”, un corto di 8 minuti presentato dalla Giunta regionale con gioia e gaudio il 7 settembre, visto che parlerà di immigrazione, dell’accoglienza e dell’ospitalità del popolo calabrese (sulla quale moltissimo ci sarebbe da discutere, fuori dalle ipocrisie).
Il popolo calabrese – alle prese con disoccupazione, malasanità, malapolitica, ‘ndrangheta, ambiente devastato, scuola arretrata, sviluppo industriale inesistente, turismo affossato, caporalato, fondi Ue rubati, burocrazia devastante eccetera eccetera eccetera – non vede l’ora di assistere allo spettacolo.
Il film – ne sono certo: sarà indimenticabile e rappresenterà una pietra miliare nella filmografia cosmica - costerà circa 184 mila euro, con la Regione coproduttrice con 70mila euro. Questo film che ancora non esiste, vista la nullità galoppante del giornalismo, professione alla quale sempre più mi vergogno di appartenere, si è imposto sui media nazionali molto, ma molto più della vicenda Bruni. Calmi, c’è un motivo: Bruni per Wim Wenders non è fotogenico…Ha preferito Ben Gazzara.
I premi, invece, sono quelli che riguardano “nonno Agazio” (copyright indegnamente rubato alla Gazzetta del Sud). A lui, pensate, è andato – e lo dico rispettando al massimo la memoria della persona - il Premio “Vincenzo Restagno”, assegnato dal presidente del Circolo “Paleaghenea” Mario Maesano. “Significativa – si legge nel comunicato stampa, pubblicato forse come pietra miliare della storia calabrese sul sito della Regione il 24 ottobre 2009 - anche la motivazione. Ad Agazio Loiero in quanto gentiluomo della politica, esempio di concretezza, efficienza e risolutezza della pubblica amministrazione che ha saputo coniugare impegno e spirito di servizio. Artefice della crescita del Mezzogiorno degli ultimi anni, è stato promotore di eccellenti iniziative volte allo sviluppo della Calabria”.
Il presidente Loiero Agazio si è detto particolarmente emozionato perché “è il primo premio che ricevo”. C’è sempre una prima volta.
Io non ho parole. E non voglio averne. Commosso, mi asciugo le lacrime e vi racconto che mentre questo accade in Calabria, il sostituto procuratore antimafia della Dda di Catanzaro con delega per Vibo Valentia (ma guarda tu le coincidenze…), Marisa Manzini, dal 10 ottobre ha lasciato volontariamente l’incarico dopo 6 anni e ha chiesto (e ovviamente ottenuto con gioia di molti) di essere aggregata alla tranquilla Procura regionale di Catanzaro. Poteva restare al suo posto per altri 4 anni ma non ha voluto (e potuto…).
Manzini ha messo sotto scacco le cosche vibonesi (Mancuso, Lo Bianco, Bonavota, Fiarè, La Rosa, Anello e Soriano) conducendo storici processi ma tutto questo non le è bastato ad evitare una incredibile interrogazione parlamentare presentata il 1° ottobre 2008 dal senatore del Pdl Giuseppe Menardi da…Cuneo (si veda il mio post pubblicato il 23 novembre 2008).
Il politico coi baffi in pratica chiedeva di conoscere dal solito Alfano se la pm Manzini fosse collusa con la ‘ndrangheta. Una cosuccia da ridere tanto che chiedevo – me tapin tapinello – al ministro Alfano di rispondere subito al senatore e con lui all’Italia intera, perché delle due l’una: o Manzini è un valido magistrato antimafia o, se è collusa, va cacciata a calci nel sedere e magari processata, condannata e messa alla gogna.
Risposte del ministro all’Italia: zero. E così – nonostante un sollecito dossier di fuoco spedito da Manzini ad Alfano su questa polpetta cuneese avvelenata – la Manzini stessa, azzardo io, ha più o meno ragionato così: sapete che c’è? Annatevene tutti a quel paese, lascio la Dda e andate avanti voi a lottare contro i mulini a vento.
La solita Angela Napoli, dopo aver presentato un’interrogazione parlamentare su Manzini già il 25 giugno 2008 (http://www.angelanapoli.blogspot.com/) chiedendo ai ministri dell’Interno e della Giustizia il motivo dell’isolamento del magistrato, ne ha presentata un’altra il 14 ottobre 2009.
Questa volta la cosa è più grave perché oltre a chiedere conto dell’allontanamento di Manzini, la parlamentare chiede anche di sapere per quale motivo, dal 2007, nella provincia di Vibo Valentia devastata dalla potenza delle ‘ndrine, della malapolitica e dei grembiulini sporchi, sia stato di fatto smantellato un pool antimafia che poteva contare su alcune eccellenze investigative ed inquirenti: ad esempio, oltre ovviamente a Manzini, il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti (ora a Caserta), il suo vice Fabio Zampagliano e un generale dei Carabinieri.
Vale qui per Manzini il ragionamento che Napoli ha fatto a proposito del pm Bruni, allorchè denunciava che la sua estromissione dall’organico “peraltro già striminzito, della Dda di Catanzaro, è sicuramente un atto che svilisce la bontà del contrasto alla criminalità organizzata, ed appare, ad avviso dell’interrogante, un segnale di incoraggiamento al sistema di malaffare, corruzione e collusione che imperversa in Calabria”.
Ma del resto di cosa si deve preoccupare la Calabria? Sta o non sta per spiccare “Il Volo” con Wim Wenders? Sì, un volo a precipizio. Inarrestabile. Oltre il baratro.
roberto.galullo@ilsole24ore.com

lunedì 26 ottobre 2009

La risoluzione dell'APM sulla criminalità organizzata nel Mediterraneo e sulle Navi dei veleni

L’on. Angela Napoli (PDL) ha partecipato, quale delegata italiana, ai lavori dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (APM) che si sono svolti ad Istanbul dal 23 al 25 ottobre 2009.
Nel corso dei lavori è stata approvata all’unanimità la risoluzione sulla criminalità organizzata nel Mediterraneo predisposta dall’On. Napoli nella sua qualità di relatrice dell’argomento.
La risoluzione nelle premesse ha ribadito che la lotta contro la criminalità organizzata è un elemento importante per il perseguimento della pace e della stabilità politica nel Mediterraneo, considerato che le organizzazioni criminali rappresentano una seria sfida per i Paesi del Mediterraneo ed una vera minaccia al commercio regionale e mondiale. La maggior parte dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo sono diventati aree di transito di persone e merci dirette verso l’Europa continentale. Il crimine organizzato ha ormai aumentato ogni tipo di attività illecita, dal traffico di droga e armi a quello di esseri umani, dalla prostituzione e pedofilia al traffico di sostanze tossiche, riciclaggio di denaro, opere d’arte trafugate, articoli contraffatti, pirateria moderna, crimine informatico.
Pertanto l’APM ha stabilito di invitare tutti i Parlamenti nazionali ad ospitare seminari/conferenze/gruppi di lavoro sulla criminalità organizzata, a livelli sia nazionale che regionale, per valutare le tendenze più recenti e le misure/rimedi esistenti nella lotta contro le attività criminali e per favorire lo scambio di esperienze laddove la criminalità è stata contrastata con successo.
Ed a tal proposito l’on. Napoli ha ribadito la bontà della legislazione antimafia italiana, nonché i recenti successi dell’attività di contrasto alla criminalità organizzata, conseguiti dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura del nostro Paese.
L’APM ha, altresì, stabilito di concentrare il lavoro futuro su un numero limitato di crimini di natura transfrontaliera in modo da accrescere la consapevolezza ed apportare soluzioni a tali specifiche questioni a livello regionale.
Nell’ambito di tale lavoro futuro l’APM ha accolto, all’unanimità, la proposta della relatrice on. Angela Napoli, di approfondire il grave problema delle imbarcazioni cariche di scorie che sarebbero state affondate in tutto il Mediterraneo ad opera della criminalità organizzata, problema che ha subito destato l’attenzione e l’interesse di tutte le delegazioni parlamentari presenti ai lavori dell’APM.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 26 ottobre 2009

mercoledì 21 ottobre 2009

La replica al testimone di Giustizia Grasso

Leggo dell’invito rivoltomi dal Testimone di Giustizia, Grasso e la di lui moglie Franzè, relativo allo smantellamento del pool investigativo e giudiziario antimafia a Vibo Valentia, e che ritiene il mio intervento tardivo. Pur comprendendo il grande disagio vissuto da Grasso, nello status di testimone di giustizia, ho il dovere di ricordare che forse sono stata l’unica parlamentare calabrese ad aver sempre denunziato la presenza della criminalità organizzata nella provincia di Vibo Valentia e la disattenzione che su tale presenza c’è stata da parte di alcune Istituzioni, al punto da prendermi anche alcune querele e minacce di ogni genere. Piuttosto non mi risulta che analoghe denunzie siano state fatte dai parlamentari di quel territorio. Tanto più voglio ricordare a Grasso di essere più volte precedentemente intervenuta , persino con una relazione approvata all’unanimità dalla precedente Commissione Parlamentare Antimafia, per cercare di sollevare e risolvere i punti di criticità che vessano i testimoni di giustizia; così come sono intervenuta per cercare di aiutare a garantire la protezione dovuta alla validissima dottoressa Marisa Manzini. Forse Grasso avrebbe dovuto rivolgere il suo invito a quei politici ed a quelle lobby che hanno preteso ed hanno ottenuto lo smantellamento da Vibo Valentia di tutti quei rappresentanti delle Istituzioni che avevano avviato un duro contrasto alla locale criminalità organizzata. Fermo restando che, pur continuando ad essere sinceramente riconoscente a coloro che negli anni passati hanno profuso il loro lavoro di contrasto al crimine in maniera esemplare, non mi sento di precludere la fiducia nei confronti di tutti i rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze dell’ordine di Vibo che attualmente continuano nella loro attività, ben consapevoli di dover infrangere quella cappa di collusione, malaffare e corruzione, che avvolge quella città e l’intero suo territorio provinciale.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Ginevra, 21 ottobre 200

venerdì 16 ottobre 2009

L'articolo de "il Giornale" sul capo di gabinetto del Governatore Loiero

E Loiero sceglie un indagato come braccio destro

La magistratura lo indaga e Agazio Loiero lo nomina capo di gabinetto. Il governatore della Calabria non ha perso tempo, e lo stesso giorno in cui la procura di Vibo Valentia invia un avviso di garanzia a Ottavio Bruni, ex presidente della provincia omonima, Loiero lo piazza sulla prestigiosa poltrona tralasciando il fatto che l’indagine riguarda l’alluvione di Vibo del luglio 2006 che sconquassò la città provocando tre morti. A Bruni si contesta l’inondazione colposa, il danneggiamento colposo e l’omissione di atti d’ufficio. I fatti addebitati a Bruni, secondo i pubblici ministeri calabresi, sarebbero stati il prodotto di «negligenza e imperizia» per non aver messo in sicurezza le reti infrastrutturali nei punti di criticità individuati dal Piano per l’assetto idrogeologico e per non aver designato il funzionario responsabile. Un connubio indissolubile, quello fra Loiero e il fedelissimo capo di gabinetto. Dopo aver terminato il suo incarico alla provincia, Bruni viene nominato sottosegretario alla presidenza della Regione Calabria, ma è costretto a dimettersi in seguito a un episodio inquietante. Sua figlia Francesca, infatti, seppur mai indagata finisce invischiata nella caccia che le forze dell’ordine hanno intensificato per catturare un superlatitante della ’ndrangheta: una mattina, infatti, la ragazza viene trovata in compagnia della primula calabrese, Francesco Fortuna, considerato dai carabinieri un affiliato alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio. Nella villa dove il fuggitivo si era nascosto insieme alla figlia del politico, vengono rinvenuti un kalashnikov, un revolver calibro 357, una carabina Winchester, un fucile a pompa a canna corta, un fucile calibro 12 semiautomatico, un migliaio di munizioni e un lampeggiante in dotazione alla forze di polizia. Bruni, sotto pressione, è costretto a dare le dimissioni. Ma Loiero non molla e nel marzo scorso lo nomina presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale, lo stesso organo che, dopo la proroga dello stato d’emergenza per l’alluvione e per volontà dello stesso governatore, andrà a gestire parte dei finanziamenti. Così Bruni, per volontà di Loiero, gestirà i soldi per l'alluvione di Vibo nonostante sia indagato nella medesima inchiesta. «Ciò che potrebbe apparire condivisibile - osserva Angela Napoli, parlamentare Pdl, componente della Commissione antimafia - appare ora incredibile, visto che il neocapo di gabinetto è stato anche rinviato a giudizio con l’accusa di abuso d'ufficio per reati commessi durante il suo incarico di ex presidente dell’amministrazione provinciale». Ma c’è di più. Nel 2005 la giunta provinciale di Vibo dà il via libera per un viaggio a Toronto allo scopo di pubblicizzare il turismo del Vibonese. Alla trasferta partecipa un «consigliere giuridico», Patrizia Pasquin, ex presidente della sezione civile del tribunale di Vibo, arrestata poco tempo dopo e rinviata a giudizio. La Pasquin, secondo l’accusa, avrebbe messo in piedi una serie di falsi per ottenere un finanziamento pubblico per la costruzione di un villaggio turistico. Ma parte dei fondi - sempre secondo gli inquirenti - sarebbe finita nelle tasche della cosca Mancuso di Limbadi, una delle più potenti della Calabria, decimata dall’operazione antimafia «Dynasty». Bruni, da presidente, fece costituire l’ente parte civile proprio al processo Dynasty. Il suo assessore al Turismo, Giovanni Vecchio, prima delle dimissioni, era l’avvocato che difendeva Luigi, Pantaleone e Antonio Mancuso nello stesso procedimento.

mercoledì 14 ottobre 2009

Quali iniziative per il contrasto al crimine organizzato di Vibo Valentia?

Ai Ministri della Giustizia e dell’Interno

- Per sapere – Premesso che:

- la Città di Vibo Valentia ed il suo intero territorio provinciale vivono da anni sotto la cappa delle potenti cosche della ‘ndrangheta;

- grazie all’attività investigativa delle Forze dell’Ordine, nonché al proficuo lavoro del sostituto procuratore della DDA di Catanzaro, Marisa Manzini, sono stati inferti duri colpi alla principale cosca della ‘ndrangheta di quel territorio, i Mancuso di Limbadi (condannati nei giorni scorsi con sentenza della Cassazione) e alle cosche satelliti Lo Bianco di Vibo Valentia, Bonavota di Sant’Onofrio, Fiarè di San Gregorio, la Rosa di Tropea, Anello di Filadelfia e Soriano di Filandari;

- l’intenso e proficuo lavoro della dottoressa Manzini , ha anche incoraggiato civili cittadini di quella provincia a pesanti denunzie contro la ‘ndrangheta, ai quali si è resa indispensabile l’assegnazione dello status di testimone di giustizia;

- dal 10 ottobre u.s. la dottoressa Manzini è stata sottratta al suo incarico presso la DDA di Catanzaro ed è stata trasferita presso la Procura Ordinaria del capoluogo calabrese;

- purtroppo, questo trasferimento, è stato l’atto finale che ha portato, negli ultimi due anni, allo sfaldamento di un efficace ed efficiente pool antimafia;

- il tutto nel mentre sono ancora in corso importanti processi giudiziari, conseguenti ad eccezionali attività investigative, contro gli uomini delle citate cosche vibonesi;

- nel 2007 avevano lasciato il rispettivo incarico, a distanza di un mese l’uno dall’altro, il capo della Squadra Mobile di Vibo ed il suo Vice e successivamente anche un Ufficiale dei Carabinieri, tutti e tre protagonisti di importanti successi nel contrasto alla criminalità organizzata;

- ad oggi non è stato ancora designato il sostituto della dottoressa Manzini, con grave conseguenza per la proseguo dei processi contro la ‘ndrangheta:

- quali urgenti iniziative intendano assumere per i settori di competenza per garantire che venga proseguito l’importante ed efficace contrasto al locale crimine organizzato ed alle sue collusioni.

On. Angela NAPOLI

Roma, 14 ottobre 2009

sabato 10 ottobre 2009

L'intervista a il Politico.it

Il malcontento dei finiani: “Avanti così e noi potremmo andarcene”

Ottobre 9, 2009 di Redazione


Esclusiva il Politico.it. Sentite cosa ha da dire Angela Napoli, deputata Pdl proveniente da An, alla quinta legislatura e quindi non proprio politicamente di primo pelo. Sulla reazione del premier alla decisione della Consulta: «Le sentenze possono fare male ma vanno accettate. E le istituzioni si rispettano. In Parlamento - aggiunge - spesso chiamati dal Governo a pigiare solo un bottone, anche se lo stesso era avvenuto pure in precedenti legislature». Fu tra i parlamentari che si assentarono al momento del voto sul decreto economico: «Lo scudo fiscale? Risponde ad esigenze di bilancio reali, ma è ingiusto nei confronti di chi lavora e non escludo che venga sfruttato dalla criminalità. In questo partito - conclude - che non ha un progetto politico, non ritrovo più i miei valori, la mia identità. Vedremo quali scelte compiere». L’intervista è di Ginevra Baffigo.

di Ginevra BAFFIGO

Onorevole Napoli, partiamo dalla strettissima attualità: il Lodo Alfano. Cosa pensa che potrà accadere ora che la Suprema Corte si è pronunciata?
«Intanto io credo che si debba prendere atto della sentenza della Suprema Corte; è la Corte Costituzionale che ha deliberato il verdetto. A molti può non fare piacere, ma ribadisco che il pronunciamento deve essere accolto senza commenti, perché questi potrebbero ribaltarsi in maniera negativa. Ciascuno di noi può condividere o non condividere l’esito, ma ciò non significa che non occorra continuare a rispettare le istituzioni. E quando dico le istituzioni intendo che si cominci con il presidente della Repubblica. In quanto a quel che potrà accadere, penso che al momento debba proseguire l’attività dell’attuale governo e del Parlamento; e che, nell’ambito della prosecuzione dei lavori, il governo stesso debba incoraggiare il Parlamento tutto ad attuare le riforme nel più breve tempo possibile. Perché un dopo Berlusconi secondo me avrà senso solo se preceduto da adeguate riforme costituzionali. L’attività dovrà proseguire, senza iniziative che potrebbero presentarsi come rivendicative di qualcosa o di qualcuno, ma solo ed esclusivamente nell’interesse della comunità nazionale».
La sua posizione ricalca quelle assunte ieri dal presidente Fini, e segna una distanza dal premier.
«Fini per il ruolo che ha, ha assunto anche in questo caso un atteggiamento condivisibile. Io sono una semplice parlamentare, e proprio per questo mi sento assolutamente tranquilla nel dire che secondo me sono state assolutamente esasperate alcune dichiarazioni e che personalmente non le condivido nella maniera più assoluta. Così come ho detto prima, le sentenze possono far male, ma vanno accettate col massimo rispetto. E soprattutto, ribadisco, non oltraggiando le massime cariche dello Stato».
Intanto la bocciatura del lodo riapre importati processi. Qualora venisse giudicato colpevole in uno di questi procedimenti, a suo modo di vedere Berlusconi dovrebbe dimettersi?
«Questa è una decisione che dovrà prendere lo stesso presidente del Consiglio. Io lascerei tempo al tempo, senza presagire verdetti di alcun genere, perché significherebbe intervenire in quelle prerogative della Magistratura, alla quale si deve il massimo rispetto, congiunto alla fiducia. Pensare o intervenire adesso, presagendo future sentenze, mi sembrerebbe pari ad un intervento. Ed io sono rispettosa della Costituzione Italiana».
Come giudica comunque l’ipotesi di ritorno alle urne?
«Penso che non sia opportuno parlare di elezioni anticipate, potrebbero esserci tante altre soluzioni. Intanto perché credo che il cittadino italiano sia anche non preparato, ma soprattutto stanco di essere continuamente chiamato a votare. Tant’è che ad ogni elezione siamo costretti a registrare un aumento del “Partito del non voto”, lo definisco così. Proprio perché c’è questa diffusa stanchezza, da collegarsi poi alla sfiducia nei confronti del mondo politico. Un richiamo alle urne, in questo momento, potrebbe anche riportare ad una riconferma dell’attuale maggioranza, ma non mi sentirei di prospettare un risultato numerico come quello attuale. Allo stesso tempo, mi preoccupa l’ipotesi di anticipare le elezioni perchè in questo momento di grande difficoltà e confusione si creerebbe il consenso verso quei partiti che nascono dal basso, come per esempio quello di Grillo. E ciò non potrebbe che preoccupare. Ecco perché parlavo della necessità di attuare le riforme: perché andare al voto senza è un rischio enorme».
E dell’idea di un Governo di transizione presieduto magari da Gianfranco Fini, cosa pensa?
«Egoisticamente mi piacerebbe, perché riconosco nel presidente Fini una figura politica di alto profilo, una figura capace anche di mediare ed in questo momento servirebbe molto. Quindi potrei augurarlo, anche se forse non è ancora il momento».
Ma torniamo alla dialettica istituzionale. Cosa fareste di fronte ad una ulteriore forzatura di Berlusconi?
«Quella dei “finiani” non so, ma la mia posizione sarebbe di rottura. Perché le istituzioni vanno rispettate; si può non avere la stessa provenienza politica, si possono assumere posizioni diverse, ma le istituzioni vanno rispettate. Qualsiasi reazione vendicativa che possa poi scendere addirittura nel profano, non può essere accettata. Ritengo di dover ricordare a ciascuno di noi parlamentari, rappresentanti del governo, presidenti del Consiglio, che noi siamo eletti dal popolo. Il popolo ha la sua Carta costituzionale e questa va rispettata. Che si possa modificare non v’è dubbio, ma ci sono le sedi adeguate e bisogna evidenziare la volontà del cambiamento. Il dettato della Corte Costituzionale credo che sia rispettoso dell’essenza dei cittadini italiani e questo rispetto deve essere prioritario in chi ha compiti istituzionali, per altro elevati».
Non sembra esattamente la linea della Lega…
«Purtroppo è così. Però la Lega Nord riesce ad acquisire maggiore consenso perché è riuscita a preservare la propria identità, non fondendosi nel Pdl, ma coalizzandosi. In tal modo è più facile mantenere la presa tanto all’interno del Governo quanto in Parlamento e così riescono a portare a compimento quelle che sono le risoluzioni chieste dalla loro gente, del loro territorio. Cosa che poi si traduce in consenso: perché il movimento rimane l’unico a rappresentare le istanze della base. Tali pulsioni potranno essere più o meno condivisibili, ma di certo finiscono però col cozzare con quella che era l’identità di An. Perché se parliamo di mancato rispetto dell’unità nazionale, mancanza di rispetto di quelle che sono le istituzioni principali, non ci ritroviamo. Poi ci sono anche battaglie che condividiamo, mi riferisco ad esempio all’immigrazione, anche se poi loro esagerano: perché non trattano il problema dei rifugiati, delle badanti, e così via. Ci sono degli argomenti sui quali ci si potrebbe ritrovare, ma senza abbandonare quella che è la prospettiva dell’unità nazionale».
In questi mesi si è venuto a creare un dualismo interno alla maggioranza. Da un lato si è consolidato il predominio di Berlusconi e parallelamente si è sviluppato un sempre più frequente richiamo al rispetto delle istituzioni da parte di Gianfranco Fini. Come valuta la linea del presidente della Camera?
«Sono decisamente dalla parte di Fini. Non perché provengo dalle file di Alleanza Nazionale, ma perché credo che Fini abbia colto il malessere che si registra all’interno della maggioranza politica attuale. Dovuto soprattutto alla mancanza di rispetto che spesso l’attuale Governo ha avuto nei confronti del Parlamento. Pur recependo la necessità e l’urgenza di alcuni interventi governativi, sui quali non c’è che da esprimersi positivamente, è altrettanto vero che dall’inizio di questa legislatura sono state sottratte le prerogative del Parlamento. Certo, io provengo da legislature precedenti e devo lamentare analoghi comportamenti da parte dei precedenti governi. Il parlamentare spesso è stato chiamato, in particolare quello di maggioranza, semplicemente ad essere presente, a pigiare il bottone, senza essere coinvolto o, meglio, reso protagonista della decisione. Ad esempio, gli interventi emendativi ai vari decreti che sono stati presentati anche da parte dei componenti della maggioranza parlamentare, e che perciò in quanto tali non possono essere letti come ostruzionistici, e che al contrario sono chiaramente propositivi, non sono stati accolti. Così come finora non si è dato spazio all’iniziativa parlamentare. Sono giacenti numerosissime proposte parlamentari su argomenti sicuramente importanti, ma, allo stato attuale, nelle Commissioni non è nemmeno iniziato l’iter legis, proprio perché tanto le commissioni quanto l’Aula sono state impegnate dal supportare le iniziative governative».
A proposito di questo. Lei non era in aula al momento del voto sul decreto economico che ha introdotto le norme del cosiddetto scudo fiscale. Perché?
«La mia assenza è leggibile sotto tanti versi, proprio perché sono una tra le parlamentari più presenti, sia per le presenze fisiche sia per la mia attività. Open polis mi ha visto prima in una delle sue iniziative proprio per questo. Quindi è strano che io sia stata assente quel venerdì, in cui si votava un provvedimento sicuramente importante. Devo dire che l’assenza non è dovuta alla disapprovazione del contenuto del decreto legge, anche se questo, non nascondo, generava in me non poche perplessità, data anche la mia particolare attività in termini di lotta e contrasto alla criminalità organizzata. Però l’assenza è dovuta ad impegni inderogabili, non ho avuto la possibilità di partecipare al voto, ma ho comunque espresso favorevolmente il voto di fiducia».
Lo giudica quindi dannoso sotto il profilo della lotta al crimine?
«Andiamo con ordine. Partendo da una valutazione oggettiva considero di estrema importanza per l’aspetto economico della vita della nostra nazione che in questo momento di crisi rientrino i capitali, anche e soprattutto perché alla crisi si aggiungono, purtroppo, le numerosissime calamità naturali, per le quali servono finanziamenti. L’obiettivo della legge non può perciò che essere valutato positivamente. Se poi però lo si confronta con l’aliquota del 5%, che viene imposta attraverso lo scudo fiscale, sul rientro di questi beni illeciti, nel senso che sono stati trasferiti all’estero per chi sa quanti anni, pensare che un lavoratore italiano vede sottoposto il suo reddito ad un’aliquota sicuramente maggiore, crea non poche perplessità. Così come non nascondo, e vengo alla sua domanda, che dietro questo rientro ci possano essere dei capitali sicuramente illeciti, portati all’estero da parte della criminalità organizzata, ripuliti al di là del confine, per poi tornare così in Italia. Certe condizioni potrebbero far gola anche alle organizzazioni criminali e perciò le mie perplessità ci sono. Ma non sono queste che hanno determinato la mia assenza».
Ci conferma che si tratta di una sensibilità diffusa tra le fila dei parlamentari Pdl che si riconoscono in Fini?
«Senz’altro. Per quel che riguarda i “seguaci di Fini”, io non posso definirmi che così, ritengo però che debbano essere guardati non come coloro i quali seguono Fini con vago qualunquismo, o per una vecchia appartenenza. Lo seguono, o lo seguiamo, perchè è proprio nella logica di chi vuole ragionare. Io ho sempre avuto grande rispetto di Fini e credo che lo stesso in questo momento stia facendo benissimo il suo compito di presidente della Camera, anche alle volte dimostrando apparentemente di assecondare l’opposizione, ma di fatto non è così. E’ giusto che un presidente di una delle Camere sia al di sopra delle parti, che poi esprima il proprio pensiero su alcuni provvedimenti mi sembra lecito, e quindi non esecrabile per questo. Se poi quello che esprime non viene condiviso da alcuni… insomma siamo in democrazia!».
A suo modo di vedere il presidente della Camera proseguirà per questa strada anche a costo di rompere con il premier?
«Ma Fini ha un compito: è il presidente della Camera dei Deputati. Non può far prevalere la volontà del premier rispetto a quella del regolamento del Parlamento. Quando il presidente Fini ha fatto i suoi richiami sulle regole parlamentari, lo ha fatto appunto nel rispetto dell’istituzione del Parlamento, che non può che essere rispettata. Certo, la dialettica è giusta, ma è inimmaginabile pensare che tra i due confronti ci debba essere un vincitore ed un vinto. Credo che in questo momento Fini stia facendo bene il suo lavoro, Berlusconi piuttosto dovrebbe scendere un po’ più dal suo piedistallo e capire qual’è il ruolo del Parlamento, condividendo quelle che sono le prerogative delle Camere. Penso che se questo accadesse non si potrebbe parlare né di futuri scenari occulti né di vincitori o vinti, ma semplicemente di riconoscenza nei confronti di una delle più importanti istituzioni della nostra nazione».
Parliamo invece degli scenari occulti. Il grande centro come è visto da voi finiani?
«Questa è una cosa sulla quale bisognerebbe tanto meditare. Io sono convinta che l’Italia abbia necessità di consolidare il bipolarismo, ma non il bipartitismo. Allo stato attuale questo consolidamento rischia di non avvenire, perché da una parte e dall’altra si tende di più a ricercare il bipartitismo, che fa disperdere le identità. In questo modo con molta probabilità potrebbe nascere di nuovo il grande centro. E’ una questione di responsabilità dei grandi partiti, tanto nel centrodestra come nel centrosinistra. Se all’interno delle due grandi coalizioni si desse la possibilità di far emergere di più le rispettive identità, forse potremmo evitare questa rinascita del centro. Ma se così non fosse potrebbe essere nelle cose, anche se capisco che la nascita di un terzo polo rischierebbe di non metterci al passo con le altre nazioni europee. Bisognerebbe evitarlo, ma per fare ciò anzitutto vanno individuate le strategie. In questo momento, in tutta sincerità, non mi sembra che ci sia, anche dalla parte opposta, questa volontà. C’è la tendenza a creare due partiti, che presto diventano i partiti dei due presidenti, che ovviamente non lasciano spazio alla base. Ora come ora, quelli che sono i miei valori, la mia identità, non li ritrovo all’interno del Pdl, e questo mi crea agitazione. Un’agitazione tale da potermi portare a fare delle scelte in nome dei miei valori e di quelle che sono state le mie battaglie, che non mi sento di tradire. Sono delle scelte di fronte alle quali ci vorrà la massima oculatezza, ma che ognuno di noi farà. Sono alla quinta legislatura e pur capendo il momento, non posso tradire la mia identità».
Per concludere, sul piano invece dell’organizzazione, il Pdl è ancora così distante dalla struttura-partito che voi di An chiedete dall’inizio?
«Molto distante, e priva di democrazia. Di fatto non c’è un’organizzazione in questo momento. Ma era qualcosa da presupporsi. Io ero stata molto critica nella fase di costituzione, perché, anticipando il mio pensiero su quanto sarebbe poi accaduto, non condividevo la fusione attraverso quote. Un partito politico dovrebbe nascere improntato su valori, su progetti, ed è a questi che bisognerebbe aderire, non attraverso un meccanismo di quote. Perché poi si finisce automaticamente per creare correnti interne al partito stesso, che sono sempre destabilizzanti e non aiutano a realizzare quel progetto, che a mio aviso si rende indispensabile. Perché così com’è stato costituito il Pdl, in mancanza di progetto ma non di quote, è diventato un partito che semplicemente asseconda quelle che sono le volontà del governo, ma non è propulsivo per lo stesso. Mentre un partito dovrebbe essere propositivo e non dovrebbe ritrovarsi, come allo stato attuale, solo ad assecondare le volontà del suo leader, tra l’altro talvolta condivisibili, talvolta no. E io mi sento estranea in un partito in cui non riesco a cogliere il progetto politico».

Ginevra Baffigo

venerdì 9 ottobre 2009

Le poltrone di Ottavio Bruni garantite dal Governatore Loiero

Alla luce delle ultime notizie giudiziarie relative alla nuova inchiesta, avviata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, e relativa alle indagini dell’alluvione che ha colpito quel territorio il 3 luglio 2006, ritengo di dover rendere nota la allegata lettera che in data 31 luglio 2009 ho indirizzato all’on. Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Ricordo che, sempre in data odierna, il Governatore della Calabria, Agazio Loiero, ha nominato Gaetano Ottavio Bruni suo capo di gabinetto.







On. Giulio TREMONTI
Ministro dell’Economia e delle Finanze
Roma

Onorevole Ministro,

agli inizi del corrente mese di luglio, il Consiglio dei Ministri ha prorogato lo stato di emergenza nel territorio della provincia di Vibo Valentia colpito dagli eventi alluvionali del 3 luglio 2006, al fine di completare gli interventi di ripristino e favorire la ripresa delle attività produttive non agricole danneggiate.
Con ordinanza n. 3531 del 7 luglio 2006, il Consiglio dei Ministri ha nominato Commissario Delegato il Presidente della Regione Calabria, assegnandogli funzioni e compiti relativi agli interventi urgenti e alle iniziative necessarie al superamento dello stato emergenziale .
Il Commissario Delegato della Regione Calabria nel giugno del 2009 ha emesso l’ordinanza n. 97 con la quale sono stati stanziati sette milioni di euro in favore della provincia di Vibo Valentia ed un milione in favore del locale Consorzio per lo Sviluppo Industriale. Lo stanziamento è stato finalizzato all’esecuzione di lavori per la messa in sicurezza di buona parte del Comune di Vibo Valentia.
Inoltre, sono state ammesse al finanziamento 51 aziende colpite dall’alluvione del luglio 2006, con gli aiuti provenienti dalle misure previste nell’Accordo di Programma Quadro “Emergenza Vibo”. Per le Aziende non sono stati previsti gli investimenti in opera muraria, che verranno realizzati direttamente dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Vibo Valentia, per un valore di investimenti pari a circa 6,4 milioni di euro.
Tutto potrebbe apparire lecito e condivisibile se non si prendesse in considerazione che il Presidente del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Vibo Valentia, dal marzo 2009 (guarda caso!) e per volontà del Commissario Delegato, è Ottavio Bruni, rinviato a giudizio, con l’accusa di abuso di ufficio durante il suo incarico di ex Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia.
Il signor Ottavio Bruni, dopo aver ultimato l’incarico di Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, è stato designato dal Governatore Loiero a cd. Sottosegretario regionale, pur in mancanza dei requisiti previsti dall’articolo 7, comma 6, del D.Lvo. n. 165/2001, richiamato nello stesso decreto di nomina.
Da tale incarico il Bruni è stato costretto a dare le dimissioni per uno scandalo che lo ha colpito nel mese di luglio dello scorso anno 2008. La di lui figlia Francesca è stata sorpresa, in una villa della città di Vibo Valentia, con il latitante Francesco Fortuna, ritenuto un elemento di spicco del clan mafioso Bonavota di Sant’Onofrio (V.V.). Nel luogo della cattura gli inquirenti hanno trovato, tra l’altro, un vero e proprio arsenale di armi, pronto per essere utilizzato.
Come sopra ricordato, nel marzo 2009, per palese volontà del Governatore Loiero, così come riportato ampiamente dalla stampa locale, Ottavio Bruni è stato designato a Presidente del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Vibo Valentia.
Occorre, altresì, ricordare che le cosche della ‘ndrangheta vibonese hanno sempre evidenziato grandi interessi per i flussi finanziari legati allo sviluppo di quel territorio, ed anche il clan Bonavota ( al quale appartiene il Francesco Fortuna), come si evince dall’inchiesta “Uova del drago”, ha evidenziato “appetiti” sulla nuova area industriale.
Per quanto sopra, credo sia necessario un’ adeguato intervento per far si che i soldi pubblici finanziati per il ripristino e la ripresa delle attività produttive danneggiate dall’alluvione del 3 luglio 2006, non continuino ad essere gestiti da chi ha alle spalle situazioni giudiziarie e di collusione quali quelle descritte.
Fidando nella Sua opportuna attenzione, invio cordiali saluti.

On. Angela Napoli


Roma, 31 luglio 2009

lunedì 5 ottobre 2009

L'incontro di Risveglio Ideale ad Amantea

Il 4 ottobre 2009 si è tenuto, presso l’Hotel “La Tonnara” di Amantea, un incontro di iscritti e simpatizzanti dell’Associazione politico-culturale “Risveglio Ideale”, presieduta dall’on. Angela Napoli, per trattare la situazione drammatica sul piano socio-economico in cui si dibatte la Calabria e l’assenza di una politica regionale capace di dare risposte esaustive alle tante problematiche esistenti sul territorio.
Al tavolo della Presidenza anche il prof. Michele Sapia e il consigliere comunale del PDL di Cosenza, avv. Fabrizio Falvo.
Introducendo i lavori l’on. Napoli ha inteso subito polemizzare con il Governo regionale, che non ha ancora messo in atto un’adeguata politica sanitaria ed anche con il Governo nazionale che, nonostante le numerose sollecitazioni, non ha ancora proceduto al commissariamento della sanità in Calabria, pur in presenza di gravi episodi di malasanità ed essendo stata evidenziata una enorme voragine di debiti che si assommano a quelli già accumulati dalle precedenti Giunte regionali.
L’on. Napoli ha poi illustrato, tra l’altro, la situazione disastrosa dell’ambiente in cui vive la Calabria: Crotone è in ginocchio a causa della notevole quantità di materiale tossico utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e privati con la compiacenza delle Amministrazioni e su questa problematica la Napoli ha ricordato di aver inviato, lo scorso anno, un adeguato dossier al Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Berlusconi, chiedendo provvedimenti urgenti di bonifica; ha, altresì, evidenziato il problema dell’affondamento delle navi dei veleni, che, oltre alla preoccupante situazione sanitaria, sta mettendo a dura prova la vita quotidiana di tanti lavoratori del settore della pesca e del comparto turismo.
L’on. Napoli ha criticato il Coordinatore regionale del PDL, Giuseppe Scopelliti, per la formazione del nuovo coordinamento regionale, dove, accanto a componenti di indubbia moralità, sono stati inseriti personaggi che poco hanno da dire sulla questione etica e morale. Ha, ancora, lamentato di non essere stata mai interpellata sulla composizione del coordinamento in questione, pur essendo una parlamentare di pluriennale esperienza politica.
Per l’on. Napoli il Governo nazionale, di concerto con le rappresentanze regionali, dovrebbe promuovere un’azione di controllo sull’andamento dei lavori infrastrutturali, Autostrada SA-RC e S.S. 106, finanziare l’elettrificazione e il raddoppio della linea ferroviaria ionica, l’alta velocità sulla linea tirrenica.Avviare con urgenza le procedure di bonifica del territorio crotonese. Creare una task-force per predisporre un piano di interventi necessari alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Aiutare con tassazioni agevolate il mondo del commercio, dell’artigianato, delle piccole e medie industrie, vera forza trainante dell’economia calabrese. Sollecitare le Banche ad aiutare le aziende in crisi con la concessione di mutui con tassi d’interesse non esosi rispetto a quelli praticati al Nord.
L’on. Napoli ha, infine, chiesto ad iscritti e simpatizzanti di Risveglio Ideale, un contributo di idee e di progetti per il proseguo dell’attività, anche per il sicuro impegno nei prossimi appuntamenti elettorali.
Numerosi gli interventi durante la fase del dibattito, nel corso dei quali non sono mancati gli inviti all’on. Napoli a scendere in campo nelle prossime elezioni regionali, come candidata alla Presidenza, in quanto punto di riferimento per tanta gente anche di ideologia politica opposta, che chiede un rinnovamento della classe politica e dirigenziale, non solo in senso anagrafico, ma principalmente in ottemperanza alla logica della meritocrazia e del rispetto della legalità, della trasparenza, dell’etica e della moralità.
Non va sottaciuta la problematica che durante il dibattito è emersa relativamente ai tagli operati nel mondo della scuola calabrese, che hanno convertito in disoccupati numerosi precari, dopo tanti anni di occupazione. Così come è stato ricordato l’elevato numero di precari del settore pubblico regionale, che pone automaticamente in condizioni di sudditanza e favorisce la posizione elettorale “poltronistica” di tanti politici mediocri ed arroganti.
A breve termine verrà costituita la struttura e l’intera organizzazione dell’Associazione “Risveglio Ideale” sul territorio calabrese.

Ufficio Stampa Associazione “Risveglio Ideale”

giovedì 1 ottobre 2009

L'interpellanza sulla situazione ambientale nella città di Crotone

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, della Giustizia, dell’Interno, e del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali
– Per sapere – Premesso che:

- l’interpellante con atto 2-00152 del 1° ottobre 2008 (esattamente un anno fa) ha inteso richiedere l’attenzione del Governo sulla gravità della situazione ambientale nella Città di Crotone e nel territorio limitrofo;
- l’interpellante, però, a quell’atto ispettivo presentato un anno fa, non ha avuto alcun riscontro;
- in data 7 ottobre 2008 l’interpellante ha, altresì, inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, un dossier sul “Caso Crotone”, pregandolo di porre personalmente adeguata attenzione alla problematica esposta;
- l’allarme sul “Caso Crotone” era scattato in seguito alla scoperta, da parte della Procura di Crotone, dell’utilizzo di 350 mila tonnellate di scorie pericolose per la realizzazione, tra l’altro, dei piazzali di tre scuole pubbliche della Città, i parcheggi di attività commerciali, la pavimentazione di una delle banchine del porto e il piazzale su cui sorge la Questura;
- i materiali pericolosi risulterebbero provenienti dall’industria “Pertusola Sud” di Crotone (chiusa alla fine degli anni ’90 e di proprietà dell’ENI), che anziché farli smaltire in discariche specializzate, li avrebbe ceduti ad imprese di costruzioni e da queste sarebbero stati usati per vari lavori edili;
- sembra, altresì, che i materiali in questione siano costituiti da altre scorie provenienti anche dall’Ilva di Taranto;
- le scorie utilizzate per i vari lavori sono risultate costituite da miscela di metalli altamente cancerogeni;
- dalle indagini è emerso che le società alle quali venivano cedute le scorie pericolose erano la “ Crotoncsavi Srl” e la “Ciampà Paolo”, le quali utilizzavano l’approvvigionamento per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali;
- negli anni scorsi alcuni appalti concessi al gruppo “Ciampà” hanno portato all’accesso antimafia al Comune e alla Provincia di Crotone;
- le indagini della Procura di Crotone sono iniziate nel lontano 1999 e sono sfociate, lo scorso anno, e solo dopo il pensionamento di Franco Tricoli, già capo di quella Procura, nell’operazione “Black Mountain”;
- nei giorni scorsi l’inchiesta giudiziaria “Black Mountain”, grazie all’impegno del sostituto Procuratore Pierpaolo Bruni, titolare dell’inchiesta e del Procuratore Raffaele Mazzotta, si è conclusa con 47 avvisi di garanzia nei confronti di politici, amministratori locali, imprenditori, manager e tecnici, con le accuse di concorso nella realizzazione di discariche non autorizzate di rifiuti pericolosi provenienti dagli impianti dismessi della ex Pertusola, per disastro ambientale e avvelenamento delle acque;
- appare davvero gravissimo quanto emerge dall’inchiesta, giacché non solo il conglomerato idraulico catalizzato veniva usato come materiale edile, ma veniva anche depositato, in polvere, sul nudo terreno, senza un preventivo sistema di protezione contro la percolazione, per la tutela delle acque di falda e di quelle marine;
- sempre dalla stessa inchiesta, da adeguati incarichi di consulenza affidati dalla Procura di Crotone e dagli esami di tipo biologico, fatto su un campione di 290 alunni di scuole crotonesi, è emersa la presenza nei loro organismi di cadmio, arsenico, nichel e piombo in misura di 3 – 4 volte superiore ai valori normali, con il rischio, nel tempo, di patologie epatiche, renali, gastrointestinali e delle ossa;
- ed ancora, risultano sospette le morti di alcuni uomini della Polizia di Stato, che sarebbero stati colpiti da tumori fulminanti;
- addirittura, sembrerebbe che il conglomerato idraulico catalizzato sarebbe stato usato anche per la costruzione di edifici civili;
- l’inchiesta in questione ha anche ipotizzato che gli scarti tossici della Pertusola siano finiti anche nel mare crotonese;
- di fatto, dopo oltre dieci anni d’indagini, nonostante si sia parlato di progetti di disinquinamento dell’ex Pertusola Sud di Crotone, la bonifica non è ancora iniziata;
- considerato il giro di affari della ‘ndrangheta legato al traffico, smaltimento illecito e reimpiego di rifiuti tossici, appare prevedibile la presenza della criminalità organizzata anche nel giro degli scarti tossici dell’ex Pertusola:

- quali siano gli interventi che il Governo intende predisporre per dare attuazione urgente al disinquinamento dell’ex Pertusola Sud di Crotone;
- quali gli interventi per il controllo e la verifica della situazione ambientale della Città di Crotone e del limitrofo territorio provinciale;
- quanti finanziamenti sono stati stanziati, elargiti e spesi negli anni passati per il mai avvenuto risanamento ambientale dell’area industriale ex Pertusola Sud;
- quali i motivi che hanno impedito alle precedenti società aggiudicatarie dei progetti di bonifica dell’ex Pertusola , di avviare e portare gli stessi a compimento;
- quali siano stati gli interventi ed i controlli sulla problematica crotonese, fatti dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza in Calabria, in carica da oltre undici anni;
- se sia stato erogato e come sia stato speso il finanziamento, previsto nel 2002-2003, per la bonifica e il ripristino ambientale del sito della Pertusola di Crotone, a norma della legge n. 468/2001, con decreto ministeriale 26 novembre 2002;
- se, alla luce delle potenzialità delle cosche della ‘ndrangheta crotonese, emergano gli interessi delle stesse anche nella gestione delle scorie pericolose in questione;
- se sono stati attenzionati i vagoni merci sigillati e da anni giacenti presso la stazione ferroviaria di Crotone;
- se non ritengano di assumere iniziative normative dirette a rivisitare le norme del codice penale e ad aggravare le pene per i reati di carattere ambientale.

On. Angela NAPOLI

Roma, 1 ottobre 2009

mercoledì 30 settembre 2009

La relazione del Censis sul condizionamento delle mafie

Nell’illustrare il rapporto Censis relativo al condizionamento delle mafie sull’economia, la società e le istituzioni del Mezzogiorno, il senatore Giuseppe Pisanu, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha affermato che le organizzazioni criminali oggi “prosperano silenziosamente, lasciandosi alle spalle i grandi delitti e le stragi, per concentrarsi sugli affari e sulla politica, dosando oculatamente l’uso della intimidazione e della violenza e, in definitiva, contendendo allo Stato le sue funzioni fondamentali”.

Affermazione sicuramente condivisibile e veritiera e che non può non attestare la bontà delle numerose indagini giudiziarie avviate in Calabria, dalle quali emergono le potenzialità della ‘ndrangheta sugli appalti pubblici, sugli affari in genere, quali la sanità e l’ambiente, e sulla politica.

Proprio per questo nel ribadire la bontà del lavoro delle Forze dell’Ordine e di buona parte della Magistratura calabrese, mi spiace constatare come tale lavoro viene spesso purtroppo inficiato dai processi, quasi sempre di secondo grado, attuati presso le Corti d’Appello.

Sicuramente sarà responsabile la legislazione vigente, che assolutamente in tal senso necessita di adeguata rivisitazione, ma appare davvero inaccettabile dover leggere di sentenze giudiziarie in base alle quali non vi sarebbero interessi della ‘ndrangheta sui lavori dell’autostrada SA – RC, così come non vi sarebbero collusioni tra ‘ndrangheta, imprenditoria e politica nel settore dei rifiuti, o ancora non vi sarebbero interessi criminali e politici nella sanità regionale.

Inaccettabile, non solo perché non si incidono il sistema di collusione ed il potere della ‘ndrangheta, ma perché viene inficiata la bontà delle indagini investigative che con tanti sacrifici sono state attuate dalle Forze dell’Ordine e da quella parte della Magistratura calabrese che sentenzia correttamente giustizia e rende libera la gente onesta della nostra collettività.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 30 settembre 2009

domenica 27 settembre 2009

Le mie considerazioni sul coordinamento regionale del PdL

Apprendo dalla stampa i nomi dei componenti del parlamentino calabrese del PDL, per la cui costituzione non sono mai stata interpellata, nonostante la fiducia politica e personale da me costantemente riposta nei confronti del Coordinatore regionale, Giuseppe Scopelliti. Proprio a lui rammento che, fin dall’inizio dell’attuale legislatura, risulto iscritta al gruppo parlamentare del PDL alla Camera dei Deputati e che la mia attività è stata sempre svolta, anche se in piena autonomia, quale rappresentante dello stesso gruppo.
Una mia personale considerazione: nel mentre tra i componenti del Coordinamento regionale vi sono donne e uomini degnissimi di farne parte, registro la presenza di altri che nulla avrebbero a che fare in merito a decisioni che dovrebbero essere assunte per portare la nostra Calabria ad una svolta improntata soprattutto sull’etica e sulla morale.
Dopo aver ricevuto l’ennesimo ed immeritato “schiaffo”, comunico ufficialmente che da oggi mi riterrò libera di svolgere l’attività politica senza alcun vincolo di appartenenza, e con il solo intento di rispettare le istanze e le problematiche dei cittadini calabresi nonché i valori elencati nel manifesto dell’Associazione “Risveglio Ideale”, da me presieduta.

On. Angela Napoli

Roma, 25 settembre 2009

giovedì 24 settembre 2009

Il Congresso su Gioacchino da Fiore non può essere tramutato in un seminario della Sinistra

Ho preso visione del programma relativo al VII° Congresso Internazionale di Studi Gioachimiti che ha iniziato i suoi lavori in data odierna a San Giovanni in Fiore (CS). Il Congresso avrà come tema “Pensare per Figure – Il pensiero diagrammatico - simbolico di Gioacchino da Fiore” e vedrà la partecipazione di noti studiosi italiani e stranieri.
Mi spiace che gli illustri partecipanti al Congresso saranno costretti a vedere ancora ingabbiata ed in parte sequestrata l’Abbazia Florense e che la valenza culturale dell’incontro possa essere stravolta con la presentazione a latere dell’ultimo libro di Veltroni e lo spettacolo del Maestro Piovani, guarda caso entrambi di sinistra.
Il restauro dell’Abbazia Florense, purtroppo, è ancora fermo, malgrado l’attenzione di politici ed intellettuali; d’altra parte sul prezioso monumento l’Amministrazione locale non ha manifestato alcuna volontà di risolvere il problema.
Sinceramente non posso condividere che il Centro Studi Gioachimiti consenta che venga tramutato in campagna congressuale di sinistra un seminario di studio sul pensiero simbolico di Gioacchino da Fiore, nel mentre sarebbe stato opportuno trasmettere il messaggio di speranza, insito nella sua filosofia, che ha alla base i principi della giustizia e della solidarietà, indispensabili alla società calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma, 24 settembre 2009

martedì 22 settembre 2009

La gestione di Loiero e Pirillo dei contributi all'agricoltura calabrese

Non sono riuscita ad astenermi dal leggere la lettera aperta che Nicola Cilento, Presidente Confagricoltura Calabria, ha indirizzato al Governatore Loiero.
Nella lettera vengono addebitate alla burocrazia regionale le difficoltà degli imprenditori agricoli calabresi a causa delle procedure del Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013 che soltanto nelle ultime settimane hanno portato alla pubblicazione delle graduatorie provvisorie relative a più misure. E, purtroppo, le istanze non ammissibili degli imprenditori agricoli calabresi superano di gran lunga quelle ammissibili, con tutte le conseguenze del caso e la paradossale situazione che porta gli esclusi a non avere i tempi tecnici per presentare le nuove istanze sulle stesse misure per il biennio 2010/2011.
Non ritengo che l’alibi della burocrazia regionale possa giustificare la difficoltà nella quale sono stati posti i nostri imprenditori agricoli, giacché la stessa burocrazia regionale non ha impedito di procedere celermente, senza alcun bando ad evidenza pubblica, e peraltro nel pieno della campagna elettorale per le europee e provinciali di Cosenza e Crotone, all’approvazione delle graduatorie e assegnazione dei fondi per la realizzazione di interventi relativi ad ammodernamento delle strutture produttive e di trasformazione di cui al Decreto Legislativo 143/97.
E se non erro l’Assessore Regionale all’Agricoltura in quel periodo risultava candidato nella competizione elettorale per il Parlamento Europeo, del quale è riuscito a diventare componente ed ha consentito, altresì, al Governatore Loiero di appropriarsi della delega del settore regionale in aggiunta a quelle di cui lo stesso Governatore era già in possesso.
Non posso che invitare Magistratura e Corte dei Conti ad attenzionare il Decreto n. 9074 del 27 maggio 2009 (pubblicato sul BUR n. 23 del 05.06.2009) del Dirigente Generale della Regione Calabria, Dipartimento n. 6 Agricoltura, Foreste, Forestazione, e la relativa graduatoria allegata, al fine di verificare i criteri e a beneficio di quali Ditte siano stati elargiti contributi in campagna elettorale.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 22 settembre 2009

La sanità di Vibo Valentia e gli incarichi "contestati" del direttore generale Curia

Le varie problematiche della sanità vibonese avevano già fatto rilevare in passato numerose critiche e prese di posizione. Negli ultimi mesi ho avuto modo di leggere le perplessità e le contestazioni avanzate da più parti rispetto alle procedure seguite dal Direttore generale dell’ASP di Vibo Valentia per l’assegnazione delle nuove posizioni organiche.
Proprio le vicende della sanità di quella provincia avrebbero richiesto l’assegnazione di figure professionali estremamente competenti ed, invece, varie organizzazioni sindacali, ad iniziare dall’UGL , hanno denunziato criteri di scelta basati su “equilibri politico-sindacali interni ed esterni”, a tutto svantaggio della professionalità.
Personalmente non posso che condividere le perplessità emerse, ricordando, tra l’altro che durante l’ultima competizione elettorale il Governatore della Regione Calabria ha decretato il cambio dell’incarico da Commissario a Direttore generale del dottor Rubens Curia.
Non dimentico che a Vibo impera sempre il dominio politico di Ottavio Bruni, il quale starebbe addirittura per diventare capo gabinetto del Presidente Loiero!
Guai a chi osa mettere “il bastone tra le ruote” e chi come il dottor Francesco Massara, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Vibo Valentia osa parlare di “favori” a discapito delle “professionalità” e della “meritocrazia”. Nei confronti del dottor Massara l’ASP ha persino avviato un procedimento disciplinare.
Non posso che prendere atto che l’ASP avvia celermente i procedimenti disciplinari nei confronti persino del Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari, il quale si sarebbe ”macchiato” del coraggio nell’evidenziare i “favoritismi”, nel mentre la stessa ASP nasconde le responsabilità di coloro che hanno provocato le morti per malasanità e di quella parte della ‘ndrangheta che all’interno della stessa Azienda continua a fare i propri interessi.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 22 settembre 2009

mercoledì 16 settembre 2009

L'interpellanza sulla Sanità in Calabria, sul suo commissariamento e sulla transazione dei debiti extrabudget

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri del lavoro, salute e politiche sociali e dell’economia e delle finanze:

Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi la Giunta regionale della Calabria ha approvato il cd. “Piano di rientro” che dovrebbe risanare il deficit sanitario di quella Regione;

- voci di corridoio, riportate anche dalla stampa regionale, hanno riferito che il citato cd. “Piano di rientro” sarebbe stato elaborato a Roma da Agenas e Kpmg e non dalla apposita speciale Commissione insediata in Calabria, tant’è che un Componente di quest’ultima ha inizialmente dichiarato di disconoscerne il contenuto ;

- a seguito dell’approvazione del cd. “Piano di rientro” il Governo nazionale sta inspiegabilmente tergiversando rispetto al commissariamento del settore sanità in Calabria, fermo restando che, ad avviso dell’interpellante, l’incarico non potrebbe essere affidato all’attuale Governatore, il quale non solo è corresponsabile dell’aumento, nell’ultimo quadriennio, del trend di spesa sanitaria regionale, ma continua, in modo assurdo, a mantenere la delega del settore da oltre un anno;

- il debito emerso dai dati contabili non consente la quantificazione reale dello stresso;

- il cd. “Piano di rientro” è di fatto un semplice documento che si traduce in una mera dichiarazione di intenti;

- nel mentre veniva predisposto ed approvato il cd. “Piano di rientro”, che tra l’altro, e non è cosa da poco, comporterà pesanti sacrifici per i cittadini calabresi, la Giunta Regionale definiva tranquillamente acquisizioni di prestazioni ospedaliere dalle strutture private che da quasi cinque anni non rinnovano i contratti ai propri dipendenti ed autorizzava ben 333 assunzioni nelle Aziende sanitarie ed ospedaliere;

- Ed ancora, nel mentre la Giunta Regionale approvava il cd. “Piano di rientro”, definito “Piano di riqualificazione e riorganizzazione sanitario”, esattamente in data 12 agosto 2009 l’Azienda Sanitaria Ospedaliera (ASP) di Cosenza, diretta da Franco Petramala, uomo vicino al Governatore Loiero, firmava una inefficacie transazione dei crediti pregressi delle case di cura; sul credito complessivo preteso di 73,219 milioni, la transazione è stata chiusa a 39,2 milioni, oltre gli interessi;

- la transazione è stata sottoscritta senza alcun supporto giuridico e legislativo, considerata la decisione del Consiglio di Stato n. 8/2006 che ha eliminato la possibilità di transigere sugli imposti extrabudget e la delibera di Giunta regionale n. 169 dell’8 marzo 2007 (BUR n. 7 del 7 aprile 2007), sottoscritta dal Presidente Loiero, in cui al punto 11 esclude espressamente il diritto al riconoscimento dell’extrabudget , ai sensi della sentenza del Consiglio di Stato Adunanza Plenaria n. 8/2006;

- quanto sopra esposto dall’interpellante è riscontrabile nei due post, datati 13 e 14 settembre 2009, pubblicati sul blog “ Guardie o Ladri” del Sole 24 Ore, a cura di Roberto Galullo;

- all’interpellante nasce il fondato timore che nel debito da ripianare, con pesanti sacrifici dei cittadini calabresi, possano essere aggiunte somme in realtà non dovute, con una quantificazione del debito, di per sé già consistente , maggiore di quello reale:

- i motivi per i quali il Governo Nazionale non abbia provveduto a tutt’oggi al commissariamento della sanità calabrese, per come dovuto e come, peraltro, più volte richiesto dall’interpellante attraverso la presentazione di atti ispettivi , sempre privi di risposta;

- se non ritengano di affidare l’eventuale incarico di commissario a Persona diversa dall’attuale Governatore della Calabria;

- se nella verifica del “Piano di rientro” siano stati inseriti importi relativi a transazioni dell’ultima ora, che potrebbero riguardare, come quella sopra richiamata dall’interpellante, debiti non riconoscibili.

On. Angela NAPOLI

Roma, 16 settembre 2009

Operazione Sharks: ennesimo successo delle Forze dell'Ordine

Davvero encomiabile ed infaticabile l’attività delle Forze dell’Ordine e della DDA di Reggio Calabria.
L’operazione “Sharks”, che questa mattina è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Locri e del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dagli uomini della Polizia di Stato del Commissariato di Siderno e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, ha inciso pesantemente sulla cosca criminale Cordì di Locri.
Finalmente, grazie alla capacità investigativa delle Forze dell’Ordine, sono stati colpiti lo strapotere e gli interessi di questa nota famiglia della ‘ndrangheta calabrese.
Bene, tra l’altro, l’intervento coordinato di repressione e prevenzione che ha portato contemporaneamente a ben 29 arresti ed al sequestro di beni.
La pluralità di reati, tra i quali le infiltrazioni negli appalti pubblici, che coinvolgono le persone arrestate, evidenziano la potenzialità, la pervasività e la pericolosità degli uomini della ‘ndrangheta, i quali riescono ad imporre le loro leggi e a dettare ordini, persino, se sottoposti al regime del 41 bis. Più che giusto, pertanto, l’aggravamento di tale regime carcerario e di isolamento come previsto nelle recenti norme varate dal Parlamento in materia di contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 16 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009

Calabria: i problemi, le elezioni regionali, l'etica e la moralità dei candidati

Non dovremmo finire mai di compiacerci e ringraziare le Forze dell’Ordine e buona parte della Magistratura calabrese per i risultati conseguiti nella lotta alla criminalità organizzata. Grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine e di quella parte della Magistratura che non si è lasciata “investire” da incarichi affidati dalla politica regionale, quasi tutti i capi delle cosche della ‘ndrangheta e numerosi pericolosi latitanti sono stati assicurati alla giustizia.
E se è pur vero che ancora c’è la parte della ‘ndrangheta disposta a far scorrere sangue per le strade della Calabria (vedi arresti di ieri di Roberto e Giuseppe Piccolo), è altrettanto vero che la maggiore preoccupazione odierna deriva da quella parte della criminalità organizzata che “con abiti distinti” ha pervaso Istituzioni, pubblica Amministrazione, Politica e Imprenditoria della Regione.
Chi risiede e vive in Calabria non può disconoscere il sistema malato che la pervade, non può fingere di ignorare che spesso la ‘ndrangheta è servita da alibi per giustificare la disamministrazione della cosa pubblica, il mancato sviluppo e la creazione di un imperante sistema di malaffare e di corruzione.
Ed è proprio questo malato sistema che soverchia l’intera Calabria ad aver portato la nostra Regione ad essere disattenzionata dai Governi nazionali ed a divenire isolata non solo dal contesto Italia, ma anche all’interno delle altre Regioni meridionali.
Sanità, ambiente, occupazione, viabilità, trasporti: piaghe regionali di fronte alle quali il Governo nazionale ritiene di soddisfare la propria coscienza con l’invio di Ispettori chiamati a redigere corrette relazioni informative che puntualmente, però, andranno ad aumentare il numero di quelle già giacenti da anni nei vari Ministeri.
E’ da tempo che ritengo che la Calabria potrà ritornare Regione integrata nel contesto nazionale solo se i suoi cittadini lo vorranno, ritrovando l’orgoglio che dovrebbe essere innato.
Innanzitutto la Calabria non può continuare ad essere terra di conquiste e fortune elettorali, neanche per coloro che, pur calabresi, hanno scelto altrove le rispettive residenze: i veri problemi della Calabria possono essere conosciuti ed avviati a soluzione solo da chi li vive realmente.
Il mondo imprenditoriale calabrese dovrebbe trovare quel coraggio che a molti finora è mancato, non facendo penetrare l’illegalità nell’economia legale della Regione.
Il mondo politico è quello che sicuramente oggi ha maggiori responsabilità per il futuro della Calabria. Destra, Sinistra e Centro stanno solo pensando a conquistare o a mantenere posizioni di potere e di comodo, nel mentre la malasanità calabrese miete vittime innocenti, i lavoratori trovano chiusi i cancelli delle loro Aziende, i turisti cancellano questa Regione dalle loro mete vacanziere, la strada statale 106 continua a dover essere definita “la strada della morte”, la Società che opera nel Porto di Gioia Tauro rischia di creare 1.500 nuove unità di disoccupati, Trenitalia, dopo aver di fatto annientato la linea ferroviaria ionica, interrompe a metà Calabria il trasporto a lunga percorrenza, i rifiuti radioattivi disseminati a largo delle coste calabresi ed interrati sulle montagne del Pollino e dell’Aspromonte aumentano i rischi di tumore.
Nessuno parla più di liste elettorali, di qualità dei candidati, di etica, di moralità, di politica sana, di servizio, di impegno disinteressato, di meritocrazia, di efficienza delle Istituzioni, di isolamento di ogni “zona grigia”, della necessità di far allontanare la politica dalla sanità, di promuovere la cultura del sapere. Anzi, forse qualcuno pensa, erroneamente, che la rivoluzione culturale e politica possa avvenire solo ed esclusivamente attraverso un ricambio generazionale!
Credo sia dovere di ogni cittadino calabrese ed ancor più di ogni donna o uomo politico che abbia a cuore le sorti di questa Terra, battersi affinché le prossime elezioni regionali garantiscano un Consiglio regionale i cui componenti risultino dotati di etica, di moralità, di competenza e di impegno disinteressato ed una guida, rappresentata da Governatore e Giunta, che operi nell’esclusivo interesse della comunità.

On. Angela Napoli

Taurianova, 04 settembre 2009

venerdì 28 agosto 2009

Il quotidiano Latina Oggi sullo scioglimento del comune di Fondi (LT)

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L'articolo di Strill.it sul disegno di legge "Lazzati"

di Claudio Cordova - Se il 15 settembre la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati dovesse arrivare a una soluzione condivisa, dando un forte impulso, dopo sedici anni di nulla, al disegno di legge Lazzati, il merito sarà soprattutto dell’onorevole Angela Napoli del Popolo della Libertà.
E’ la deputata calabrese, infatti, la relatrice e prima firmataria della proposta, che si dipana in tre articoli: l’onorevole Napoli ha elaborato una proposta assai incisiva per tentare di estirpare la collusione di politici che, soprattutto nelle regioni meridionali, si appellano al capocosca di turno per rastrellare voti utili per l’elezione in consiglio comunale, in quello regionale o, addirittura, in Parlamento. Il disegno di legge Lazzati, infatti, riguarda proprio quel voto di scambio che sancisce l’inquietante abbraccio tra mafia e politica. Da uno a sei anni di carcere la pena prevista dal disegno di legge Lazzati, sia per il sorvegliato speciale che faccia propaganda, sia per il candidato che la solleciti. Il quale, se eletto, dovrà rinunciare.
Sarebbe una mannaia sì per l’affiliato di turno, ma, soprattutto, per i politici collusi, salvati, fino a questo momento da una legislazione, quella vigente, troppo permissiva che considera “voto di scambio” riconosciuto solo dove sia dimostrata una elargizione di soldi in campagna elettorale. La politica ha bisogno della mafia perché essa porta in dote una cospicua dote di voti, la mafia ha bisogno della politica per la spartizione delle poltrone, degli appalti e, perché no, per l’emanazione di leggi compiacenti.
Il legame va spezzato e, in attesa di una rivolta morale, una legge dura può essere un deterrente fondamentale. Il codice di autoregolamentazione dei partiti proposto dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Francesco Forgione, per quanto nobile come iniziativa, si è infatti rivelato del tutto inefficace.
La discussione sul disegno di legge Lazzati è stata avviata già nel mese di giugno e la riunione del 15 settembre potrebbe essere decisiva perché l’intento di Angela Napoli è quello di arrivare a una proposta unificata (alcuni parlamentari, tra cui Rosa Calipari, Doris Lo Moro, Roberto Occhiuto e Mario Tassone hanno presentato una proposta molto simile alla sua, ndr) che possa essere approvata in sede legislativa, evitando così l’iter di approvazione in Aula e arrivare in Senato in tempi brevissimi.
Serve l’unanimità, però.
Ma non è così semplice. E’ la stessa Angela Napoli, contattata telefonicamente da strill.it a rivelarlo: “Ho pregato i colleghi dei vari gruppi politici – dice - di valutare le proposte di emendamento senza indebolire lo schema generale della proposta, ma mi sto scontrando contro pressioni contrarie molto forti anche perché trasversali”.
Sì, perché per alcuni deputati, anche calabresi, tanto di centrodestra, quanto di centrosinistra, la proposta di legge firmata da Angela Napoli sarebbe troppo dura. Legittimo, ovvio, interrogarsi sui motivi che spingono tali parlamentari a mettere in atto una così tenace opposizione.
Anche perché un vecchio adagio dice “male non fare, paura non avere”…
Delle pressioni non ha certamente paura Angela Napoli: “Vado avanti per la mia strada – dice – cercherò di fare andare in porto questo disegno essenziale per la lotta contro la criminalità organizzata. Spero che alla fine prevalga una linea dura e al momento ho avuto il conforto della Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che si è detta favorevole alla mia proposta”.

mercoledì 26 agosto 2009

L'articolo di Amantea.net sull'incontro di Soverato (CZ)

Grazie Angela Napoli. Grazie per aver partecipato l’incontro di Soverato. Senza di te non sarebbe stato lo stesso. Grazie per affermare sempre il tuo essere libera anche partecipando ad incontri nei quali non si può non essere critici verso certi politici di tutte le parti politiche. Grazie per continuare a fare il netto distinguo tra partiti e partitocrazia, da idealismo ed opportunismo. Grazie perchècontinui a “salvare” i partiti ("I partiti politici, in cui io credo ancora, devono reagire”) pur essendo fortemente critica verso chi li usa, se non li occupa. Grazie per essere contemporaneamente critica (“Come negli ultimi cinque anni ho criticato l’amministrazione di centrosinistra, ho anche detto che questa regione non ha certamente avuto un’opposizione degna di questo nome) ma anche onesta e leale, riconoscendo i limiti del centrodestra (molto grandi se mi permetti).
Grazie per quelle verità terribili che continui a proclamare con la forza della dignità e senza l’arroganza e la prosopopea del potere (L’opposizione ha creato un trasversalismo di comodo, di potere e di opportunismo, che ha consentito l’incancrenirsi di situazioni oramai divenute emergenziali. “Non c’è settore della nostra vita calabrese nel quale non si debba parlare di stato emergenziale. Grazie, infine, per la constatazione che (In Calabria c’èuna collusione nella pubblica amministrazione che deve veramente preoccupare e far risvegliare un senso di responsabilità I partiti politici, in cui io credo ancora, devono reagire”. Ed è questa l’unica nota stonata che mi sembra di dover sottolineare. Sei davvero sicura che la classe politica sia così libera da voler reagire? Esiste ancora l’idealità nei nostri partiti o essi sono la casa nella quale abitano i “trasversalisti di comodo, di potere e di opportunismo”. Esiste davvero la voglia di riscatto della società calabrese e quando questa dovesse emergere sei sicura che le “forze” che finora hanno mantenuto la Calabria dove è non interverranno massicciamente per fermare il tutto? Quanta gente che voleva cambiare è stata mandata via ( anche con il promoveatur ut amoveatur).
Quanti scandali hai denunciato senza essere riuscita a far cambiare una società che ha nell’animo la giustizia e nelle mani il compromesso? Ti sembra logico che l’assessore ai lavori pubblici della Calabria dica che “con l’aiuto di Dio la Salerno Reggio Calabria sarà finita entro il 2020?” Cioè quando sarà già vecchia! Ti sembra possibile che il Tirreno cosentino (quasi 40 comuni, oltre 130 mila abitanti che d’estate si triplicano) possa continuare ad usare una statale come la 18 che non ha sufficienti ed idonee bretelle con l’interno e l’autostrada? Ti sembra possibile che la Procura di Paola debba sequestrare decine di impianti di depurazione? Ti sembra affrontato seriamente il gravissimo problema del mare? Quale turismo avremo con un mare “verde” ? Forse davvero occorre mettere insieme (tutti) gli uomini onesti e di buona volontà per cambiare un destino(quello della Calabria) che sembra già orribilmente scritto!

Giuseppe Marchese

venerdì 21 agosto 2009

L'articolo sul Quotidiano della Calabria di oggi

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mercoledì 19 agosto 2009

La precisazione sulle notizie odierne del Quotidiano della Calabria

Apprendo da alcuni organi di stampa regionali che martedì prossimo Filippo Callipo lancerà la sua candidatura a Presidente della Regione Calabria con la formazione “Liberamente Calabresi”, i cui sostenitori sarebbero “gli onorevoli Luigi De Magistris e Angela Napoli”.
Ho il dovere di precisare che il 25 p.v. parteciperò a Soverato, su invito dell’Associazione socio – culturale Calabria Futura, all’incontro – dibattito sul tema: “Rinnovamento e legalità: unica via per lo sviluppo”.
Non sono assolutamente a conoscenza dell’iniziativa di Filippo Callipo e, pertanto, mi dichiaro estranea a quanto riportato da “Il Quotidiano della Calabria” nell’edizione odierna.

On. Angela Napoli

Taurianova, 19 agosto 2009

martedì 18 agosto 2009

L'ennesimo importante risultato degli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria

Un sincero plauso agli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidati dal dott. Renato Cortese, per il nuovo importante risultato nel contrasto al crimine organizzato, conseguito con la cattura del boss della ‘ndrangheta Paolo Rosario De Stefano, reggente della omonima cosca.
Desta preoccupazione la constatazione della spavalderia usata dai boss, i quali si permettono di trascorrere parte della loro latitanza, vivendo addirittura nei periodi estivi in località turistiche con i propri familiari.
E desta ancora maggiore preoccupazione come gli stessi boss riescano ad entrare in possesso di documenti falsi, rilasciati da compiacenti “personaggi” che operano all’interno di qualche Ente locale del reggino.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 18 agosto 2009

FONDI: ANGELA NAPOLI (PDL), NON C'E' MAI STATO UN CASO COME QUESTO

L'intervista di Articolo21.info


Roma, 17 ago. (Adnkronos) - "In tutti gli anni di applicazione dello strumento di scioglimento dei consigli comunali per mafia non c'e' mai stato un caso come quello di Fondi". A dirlo e' Angela Napoli (Pdl), deputata e componente della commissione antimafia, in una intervista a Econews, che aggiunge: "Qualche anno fa in Calabria c'e' stata un'esperienza che ho vissuto sulla mia pelle, sempre sotto il governo Berlusconi, per arrivare allo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme".
"Allora c'era una amministrazione comunale a Lamezia Terme di centro-destra e c'erano state pressioni costanti che avevano fornito garanzia sul non scioglimento del comune di Lamezia da parte di esponenti del governo del tempo. E io ho l'impressione -prosegue Angela Napoli- che la stessa cosa stia accadendo ora. Solo che allora c'era un ministro dell'Interno di nome Pisanu che ha avuto il coraggio di andare fino in fondo e di non guardare l'appartenenza dello schieramento politico. Se non si fa pulizia in casa propria non si ha il diritto di farla in casa d'altri. Sono ferma su queste posizioni".
"Un ministro degli Interni dovrebbe minacciare le dimissioni per una cosa di questo genere, perche' non possiamo dire che combattiamo la mafia e poi chiudiamo gli occhi dove non ci interessa", aggiunge Angela Napoli, sottolineando che "intanto non si vuole tener conto a causa del mancato scioglimento della presenza della 'ndrangheta nel Lazio, nonostante ci siano gia' stati casi, ricordiamo Nettuno gia' sciolto per infiltrazione mafiosa, nonostante giorno dopo giorno la 'ndrangheta appaia presente nel Lazio con un'attivita' di riciclaggio spaventosa, vedi gli ultimi sequestri avvenuti al centro di Roma".
"Non si tiene assolutamente conto della capacita' che ormai ha la 'ndrangheta di infiltrarsi nelle istituzioni, nell'amministrazione pubblica e locale", insiete Angela Napoli che dice poi:"Io non riesco a comprendere come mai la volonta' del ministro Maroni viene accolta dal governo e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per qualsiasi scelta anche in termini legislativi e non sia stata invece accolta rispetto alla proposta che lo stesso ministro ha portato rispetto allo scioglimento".
"E non e' vero che la modifica della vecchia normativa sullo scioglimento degli enti locali impone che lo scioglimento possa essere fatto solo se figurino indagati tra gli amministratori locali. Questo e' falso. E' vero -conclude Angela Napoli- che in base alla rivisitazione della legge si deve sentire l'autorita' giudiziaria ma io penso che, alla luce degli arresti che sono stati fatti, se effettivamente avessero sentito in base alla nuova normativa l'autorita' giudiziaria, questa avrebbe tirato fuori innanzitutto evidenziando chi sono i Tegano e io lo dico da calabrese e so chi e' la cosca Tegano, so di cosa sono capaci".

mercoledì 12 agosto 2009

Il riconoscimento del quotidiano Il Giornale

martedì 11 agosto 2009

La malasanità in Calabria continua a mietere giovani vittime innocenti

A Cetraro è morta una bambina di soli otto anni dopo un ricovero di 24 ore in ospedale, a Cosenza continua a mancare la corrente elettrica da diversi giorni nell’ambulatorio di urologia del presidio sanitario e nel mentre il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, continua indomito a mantenere la delega regionale alla sanità, il Sottosegretario di Stato, Ferruccio Fazio, guerreggia con il ministro Sacconi per non commissariare, a differenza di altre regioni d’Italia, il settore della salute calabrese.
Non so con quale animo ci si possa associare al dolore dei familiari di questa nuova giovanissima vittima, dopo aver fatto patti con Roma e con la Conferenza Stato – Regioni solamente per poter continuare a gestire la sanità calabrese fino alla prossima competizione elettorale regionale.
Non so se si può continuare ad avere l’animo tranquillo di fronte alle numerosi morti impunite per malasanità in Calabria ed assistere inermi agli sprechi ed alle inefficienze di un settore che fa acqua da tutte le parti, mantenendo, peraltro, a dirigere personaggi “addomesticati”, come Petramala.
Non so se si può continuare a fare sonni tranquilli aggravando il già pesante bilancio regionale con l’assunzione di mutui per la costruzione di quattro nuovi presidi ospedalieri, sapendo di dover mettere al loro interno quello stesso personale sanitario, assunto, per lo più, con le tessere di partito in tasca, e privo di qualsiasi forma di controllo sulla relativa professionalità.
Ma davvero qualcuno in Calabria o anche a Roma, può immaginare che la popolazione debba continuare a vivere con tali soprusi? Fino a quando?

On. Angela Napoli

Taurianova, 11 agosto 2009

domenica 9 agosto 2009

La memoria per la morte del Giudice Scopelliti

Il 9 agosto 1991 veniva barbaramente ucciso il Giudice calabrese Antonino Scopelliti. Non può essere dimenticato il sacrificio di un uomo che ha speso la sua vita all’insegna della giustizia e della legalità.
Il ricordo di Antonino Scopelliti, a diciotto anni dalla tragica scomparsa, non può che essere associato al rammarico per l’assurdo mancato accertamento della verità sul barbaro omicidio.
Sulla spinta dell’energia con la quale oggi si sta chiedendo di conoscere quanto realmente si è celato dietro le morti dei Giudici Falcone e Borsellino, non si può non chiedere analoga verità per la morte del Giudice Antonino Scopelliti; sarebbe solo questo l’unico modo per onorarne davvero la memoria.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 9 agosto 2009

mercoledì 5 agosto 2009

Guardie o ladri: il post di Roberto Galullo dal blog de Il Sole 24 ore


La lotta alle mafie dei governi: chiacchiere e distintivo come insegnano i casi di Gioia Tauro e Fondi e... Bardellino

Ricordate Robert De Niro nella parte di Al Capone che – nel film “Gli Intoccabili” – gridava al’agente federale Eliot Ness interpretato da Kevin Costner: “Sei solo chiacchiere e distintivo. Solo chiacchiere e distintivo”?
Ebbene quelle frasi sputate da un ladro (mafioso) a una guardia (incorruttibile) mi sono venute in mente seguendo le ultime vicende che hanno contraddistinto da una parte la politica governativa e dall’altra i Comuni di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Fondi (Latina). L’uno sciolto per mafia e sottoposto a vicende talmente ridicole che se non fosse stato per l’onorevole Angela Napoli non sarebbero mai venute alla luce. L’altro che avrebbe dovuto esserlo ma per le nequizie e le ipocrisie della politica è ancora lì: in piedi, mentre uomini coraggiosi dello Stato vengono lasciati soli e delegittimati.
Ma andiamo con ordine, ricordando che questi sono solo due esempi. Se ne potrebbero fare molti per mettere alla berlina le chiacchiere e i distintivi. Ho scelto questi due e non certo per capriccio. Così come chiarisco subito che – ci fosse stato un Governo di diverso colore politico – non sarebbe cambiato nulla. Basta voltarsi indietro e ricordare il nulla sotto vuoto spinto contro la pervasività delle mafie dell’Esecutivo guidato dal prevosto Romano Prodi.

GIOIA TAURO: TOC TOC, C’E’ NESSUNO IN COMUNE?
SI: LA ‘NDRANGHETA


Gioia Tauro è un paesone calabrese di 18mila abitanti: un porto straordinario che non è mai decollato e tanta, ma proprio tanta ‘ndrangheta, che respiri come l’aria pura in alta quota. Ebbene, in questo Comune, sciolto recentemente per ben due volte per infiltrazioni mafiose, così come altri 5 nelle vicinanze, non esiste più neppure la commissione prefettizia straordinaria insediata a seguito dell’ultimo scioglimento, avvenuto il 24 aprile 2008. Un commissario se ne è andato il 21 luglio 2009 per motivi personali e gli altri due si sono dimessi ufficialmente per ragioni di rispetto, ma secondo la stampa locale per: “insormontabili difficoltà sulla condizione del Comune di Gioia Tauro che scaturirebbero dalla presenza di notevoli incrostazioni nella pubblica amministrazione” e dalle “numerose resistenze interne al palazzo riscontrate nella loro azione di pulizia e di trasparenza della macchina amministrativa”.
E la seconda commissione straordinaria che salta – per la sua totalità – in meno di un anno. Se non è un record poco ci manca.
Scusi, signor ministro dell’Interno, onorevole-sassofonista-avvocato Roberto Maroni: chi guida la “baracca”? Provare per credere: visitate il sito http://www.comune.gioiatauro.rc.it/ e troverete che nella voce “organi di governo” la casella “commissione straordinaria” è vuota. Chi guida una nave dove è sceso persino il capitano (anzi: due capitani in meno di un anno) e che rischia di affondare in una sabbia mobile amministrativa zeppa di criminali, soprattutto alla vigilia di nuovi appalti miliardari nella Piana e traffici mondiali (anche illeciti) via mare?
Se lo è chiesto e lo ha chiesto anche il rappresentante della Commissione parlamentare antimafia, l’onorevole Napoli (ex An, comunque rimasta nel centro-destra), che ha presentato un’interpellanza che – ovviamente – è rimasta finora lettera morta (la allego a fondo pagina affinchè tutti possiate leggerla). Napoli non lo ha chiesto solo a Maroni ma anche al ministro della Giustizia “Angelino l’odo Alfano” e a Sua Onniscenza Silvio Berlusconi. Risposte: zero. Neppure le chiacchiere. Neppure il distintivo.
Ora qualcuno ci dovrà spiegare come è possibile che un Comune così importante possa restare senza guida. Un Comune oltretutto dove (vox populi) c’è chi giura che i veri mafiosi siano rimasti al proprio posto. Intoccabili, come diceva l’ex superprefetto di Reggio Calabria ed ex vicario della Polizia, il senatore Luigi De Sena (Pd), che ha sempre ricordato l’inutilità della cacciata dei politici collusi o mafiosi, senza la contemporanea cacciata dei pubblici funzionari, dirigenti e dipendenti, corrotti o criminali. Un Comune dove – allego a fine pagina lo schema ripreso pari pari dal sito comunale – i dirigenti si mettono in malattia in media 50 giorni all’anno. Aggiungete le ferie, scekerate il tutto e vedrete che un quarto di anno lavorativo se lo passano a casa. Altro che le cure del playboy Renato Brunetta, il ministro dell’efficienza provetta!

FONDI…DI DIGNITA’

E passiamo ad analizzare la tragicomica vicenda di Fondi, paesone alle porte di Latina dove (lo dicono gli investigatori, i magistrati e il prefetto Bruno Frattasi, non io che sono un umile giornalista) le mafie fanno da anni scorribande manco fossero sulle montagne russe.
Non voglio annoiarvi con la cronistoria di quanto sta accadendo a Fondi. Per questo, infatti, vi rimando alle numerose inchieste che ho scritto sul Sole-24 Ore, alle puntate su Radio24 nella mia trasmissione “Un abuso al giorno” e ai post scritti su questo blog il 28 gennaio e il 14 aprile 2009).
La sintesi è questa: la città di Fondi – e in vero l’intera provincia di Latina – ha una vita economica, amministrativa e sociale oramai dettata dall’orologio biologico della criminalità. Non passa giorno che non ci sia un attentato, un intimidazione e decine e decine di arresti, come gli ultimi clamorosi, che hanno portato all’arresto dell’ex assessore ai Lavori pubblici e di boss di ‘ndrangheta che condiziona(va)no il Mof, il Mercato ortofrutticolo che fattura un miliardo all’anno e conta oltre 120 aziende.
Ebbene, a Fondi, il prefetto, da quasi un anno ha consegnato nelle mani del sassofonista, per diletto ministro dell’Interno con un fazzoletto verde ramarro nel taschino, una copiosa produzione letteraria: circa 800 pagine con le quali si prospetta lo scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa.
E che fa il sassofonista-avvocato-ministro e con lui il Governo tutto? Prima nicchia (sapete com è, c’erano le elezioni europee e amministrative e in Italia, comunque, c’è sempre un’elezione), poi rimanda, poi promette lo scioglimento e infine (ma guarda tu che novità!) non mantiene.
Con la scusa – risibile – di dovere adeguare la relazione prefettizia alle nuove regole sullo scioglimento degli enti locali (sapete com è, in Italia esiste sempre il rigo 3 del comma 4 dell’articolo 7 così come modificato dall’appunto 9 del pizzino 11 del Gran Maestro 27) il Governo ha preso ancora tempo. Tutto questo ha dato il 24 luglio la possibilità al senatore Stefano Pedica (dell’Italia dei Valori) di inscenare una protesta scenografica nel corso della conferenza stampa della malcapitata ministra Mariastella stellina Gelmini.
Ora – anche ammesso e non concesso – che lo scioglimento arrivi (e sarebbe bene che si cominciasse a indagare anche su territori come Minturno, e a quanto mi risulta sta accadendo), mi domando e vi domando: ma dove sono i fatti contro le mafie? Dove sono gli interventi decisi e decisivi? Come si può – mi domando – lasciare solo e, di fatto, delegittimare il lavoro di uno tra i migliori prefetti in Italia? Come si possono ignorare le proteste, le denunce di centinaia di amministratori di ogni colore politico, di numerose associazioni antimafia e di migliaia di cittadini? Come si possono ignorare le inchieste della magistratura che hanno e stanno scoperchiando da anni il malaffare nell’area pontina? Solo chiacchiere e distintivo, ecco cos è la lotta alle mafie dei Governi, “solo chiacchiere e distintivo”.
Sapete cosa sta accadendo in questi mesi durante i quali il sindaco di Fondi, il mitico Luigi Parisella (Pdl), ha attaccato la libertà di stampa e i giornalisti, a partire da chi scrive, il quale è stato gratificato negli anni di diversi attacchi e deliranti comunicati stampa sul sito del Comune? Non ci credete? Andate su http://www.cittafondi.it/: li troverete anche l’ultimo comunicato stampa che si intitola: “A Silvio Berlusconi”. E’ un’ode che chiama alle armi il papi-Silvio a combattere quei cattivoni del Tg1 che hanno fatto del male, vale a dire la bua (in molte parti del Nord dicono la bibi) a Fondi e al Mof. Leggetelo quel comunicato stampa (così, almeno, lo chiamano, è fantastico!)
Ve lo racconto io cosa sta succedendo a Fondi e nella provincia di Latina. Preparatevi a ridere e ricordate che è solo un fior da fiore dei più incredibili episodi.

LE PERLE SU FONDI E SULLA PROVINCIA DI LATINA: E VAI CON
IL TRIO DI ATTACCO FAZZONE - PALLONE – LAURO


La cosa più bella (vi prego di cogliere l’ironia) l’ha combinata il senatore del Pdl Claudio Fazzone, tra i ras incontrastati del territorio. Con una dichiarazione anticipata sul sito http://www.provincialatina.tv/ ha detto che «...il prefetto di Latina dopo aver fatto il suo dovere non può entrare nelle questioni politiche facendo il giro delle settechiese degli esponenti della sinistra...per questo sono sempre più determinato nel chiedere, se occorre, una commissione di inchiesta che verifichi tutti gli atti e l’iter prodotto in questa vicenda dal Prefetto di Latina e della correttezza degli interventi delle forze di sinistra veicolati sui media».
Capito? Una commissione d’inchiesta sul commissario prefettizio! E anche sulla sui giornalisti comunisti! E perché non anche sui Ros e sulla Gdf che in questi anni in provincia di Latina stanno scovando il marcio anche sottoterra?
Fazzone nella sua crociata – scrive il quotidiano “Latina Oggi” vicino, se non erro, alle posizioni del senatore romano-pontino del centrodestra (più destra, estrema, che centro) Giuseppe Ciarrapico - non è solo. Il coordinatore regionale del Pdl, Alfredo Pallone (con ‘sto cognome o faceva l’attaccante o faceva il difensore) si è schierato nel tridente: ha attaccato la sinistra e parlato di «estraneità dell’amministrazione di Fondi dalle accuse di infiltrazioni camorristiche» ma ha anche aggiunto di attendere con serenità la decisione del Governo, che «sarà comunque quella giusta». Finora è stata giustissima, ovvio!
Persino il senatore Raffaele Lauro, ex prefetto, anche lui del Pdl, membro della Commissione parlamentare antimafia, ha detto che chiederà una apposita seduta
pubblica per esaminare gli atti già acquisiti e quelli dell’operazione Damasco che ha portato all’arresto di boss e complici.

SCENDE IN CAMPO ANCHE ER CIARRA

In questa terra di mafia che è diventato il sud pontino (Frosinone compreso) non poteva mancare l’intervento del senatore Ciarrapico, detto er Ciarra, che è si nello stesso schieramento politico ma – evidentemente – è all’opposizione interna su quel territorio.
Dunque er Ciarra dicevamo – che non conosco e, detto fra me e voi, non vorrei neppure sfiorare con una canna – sul giornale Latina Oggi, appunto, si spinge a chiedere una «commissione d’inchiesta sulle fortune patrimoniali, assai celeri peraltro, del senatore Claudio Fazzone». Forse Fazzone – prosegue Ciarrapico – “dovrebbe precisare gli abusi edilizi della sua villa di Fondi, tutta abusiva e fare l’inventario delle proprietà immobiliari della moglie. A meno che anche queste proprietà non siano frutto di omonimia”.
Ma vi rendete conto chi ha chiesto la commissione d’inchiesta sui beni patrimoniali di un collega di partito? Er Ciarra, insegnante-imprenditore, che di incontri ravvicinati con la Giustizia e con i creditori ne ha avuti non pochi e per il quale, come ricordava il Sole-24 Ore a maggio “l'ufficiale giudiziario si è presentato nella sua residenza dichiarata, cioè nel capannone accanto alla tipografia di "Ciociaria Oggi", scoprendovi però una sola stanza con brandina, tavolo, piccolo armadio e comodino”. Niente di pignorabile, insomma. Anzi, le parti civili avvertono che «Ciarrapico ha fatto annullare per motivi procedurali perfino quest'ultimo tentativo di esecuzione forzata». Di qui la soluzione finale: bloccare un quinto del suo nuovo reddito di parlamentare a favore dei creditori. Sarà stato fatto? Quali sono stati gli eventuali sviluppi? Non è dato sapere. Almeno: io non lo so. C’è qualcuno che lo sa? Me lo scriva. Magari lo stesso senatore-insegnante-imprenditore.

E VAI CON LA RICHIESTA MILIONARIA DI…BARDELLINO

In questo territorio martoriato - in cui intanto il Comune di Fondi naviga a vista, secondo le accuse dell’opposizione – accade che Ernesto Bardellino presenti ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. “Colui – svela Latina Oggi - che sempre è stato identificato dagli inquirenti quale boss della camorra appartenente al clan dei casalesi ha deciso di chiedere allo Stato italiano cento milioni”.
A comunicare la decisione sono stati i suoi avvocati di fiducia, Pasquale Cardillo Cupo e Guglielmo Raso, che hanno spiegato il motivo del ricorso per la vicenda della confisca dei beni eseguita nei confronti dell’assistito da parte del Tribunale di Latina.
Questa misura di prevenzione di carattere patrimoniale, secondo i due principi del foro, in base alla vigente normativa è applicabile a quei soggetti sospettati di appartenenza ad associazioni per delinquere di stampo mafioso o camorristico.
«Tale condizione, tuttavia, non è assolutamente ravvisabile – hanno spiegato gli avvocati – nei confronti di Ernesto Bardellino, posto che è stato assolto da tutti i tribunali di Italia dal reato di cui all'articolo 416 bis ed è privo di qualsiasi carico pendente. Non è mai stato condannato per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, come provato da sentenze assolutorie coperte dal giudicato che affermano altresì la lecita provenienza dei suoi beni patrimoniali, come affermato dalla Corte di Appello di Roma in una delle ultime pronunce di merito in cui si dava testualmente atto che la società di sua proprietà, la Tirreno Sud Srl, non era altro che ‘il frutto di una normale e onesta attività imprenditoriale’. Tuttavia, nonostante ciò Ernesto Bardellino è da anni sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza».
Molti dei beni patrimoniali di Bardellino sono finiti nelle mani dello Stato ma secondo i legali sarebbe stata commessa «una grave lesione della convenzione internazionale dei diritti dell'uomo». E pur riconoscendo (bontà loro!) l’operato della Giustizia italiana, ritengono che «le preminenti esigenze di tutela dei diritti umani impongono che della vicenda venga investita la Corte europea di Strasburgo, alla quale è stato richiesto di voler condannare lo Stato italiano a corrispondere ad Ernesto Bardellino un risarcimento danni pari a 100 milioni di euro, per la perdita del suo patrimonio e per i danni conseguenti ad una decisione contraria alla convenzione europea sui diritti umani, in particolare a quella sull'inviolabilità del diritto di proprietà».
Insomma, mentre c’è chi fa chiacchiere e mostra il distintivo, Bardellino & C. fanno i fatti.
Bene, bravi, bis. Così si fa. Che lo Stato e il Governo imparino la lezione! Ma, forse, l’hanno già imparata, come dimostrano i casi di Gioia Tauro e Fondi. O no?

roberto.galullo@ilsole24ore.com

ALLEGATI

ALLEGATO n.1

IL TESTO DELL’ INTERPELLANZA PRESENTATA DALL’ON.NAPOLI (Clicca per leggere)
ALLEGATO n.2


Fonte: http://www.comune.gioiatauro.rc.it/

giovedì 30 luglio 2009

Alluvione 2006 di Vibo Valentia: i morti, i danni, la Magistratura e i finanziamenti di Loiero gestiti da Ottavio Bruni

All’indomani dell’alluvione del 3 luglio 2006 che ha colpito le frazioni Vibo Marina, Bivona e Longobardi (VV) siamo tutti stati costretti a piangere per i quattro morti, tra i quali un bimbo di soli 15 mesi, e per gli ingenti danni subìti da cittadini, imprese ed attività commerciali.
Immediatamente sono partite le indagini con l’unico tentativo di colpire chi non ha avuto il filo diretto con il buon Dio per comunicare tempestivamente la calamità naturale che si sarebbe abbattuta su quel territorio, piuttosto che indagare sulle responsabilità della situazione di grave dissesto idrogeologico che ha contribuito ad elargire morti e danni.
Fortunatamente il nuovo Procuratore della Repubblica, Mario Spagnuolo, con l’aiuto del pm Simona Cangiano e gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, sta davvero incidendo su quelle responsabilità, che, ancora una volta, svelano i connubi, i favoritismi, la mancanza di controllo e le bende agli occhi del mondo politico.
Immagino già di conoscere gli alibi: nessuna autorizzazione, autorizzazione “apparentemente” legittima, non sapevamo…., sono stati gli uffici…., ecc. Sono pressoché sicura che nessuno saprà dire chi ha dato disposizioni di annullare ogni attività di controllo, di monitoraggio del territorio, così come nessuno si attribuirà la responsabilità della mancata regimazione dei corsi d’acqua, nonostante gli adeguati finanziamenti elargiti a seguito di precedenti alluvioni.
Ancora una volta la Magistratura, anche a Vibo Valentia, è stata costretta ad intervenire per individuare e colpire le responsabilità della politica & company .
Nonostante questa ulteriore meritoria opera avviata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, c’è ancora chi ritiene inopinatamente di continuare nella “tradizione”, se è vero come è vero, che il Presidente della Regione Calabria, Commissario Delegato per gestire interventi e finanziamenti del post alluvione del 2006, ha affidato la gestione di un ingente quantitativo di relative somme al Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Vibo Valentia, il cui Presidente è Ottavio Bruni, del quale, senza voler infierire più di tanto, ricordo solo che è persona rinviata a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio.
Senza, infine, sottovalutare che l’intera provincia di Vibo Valentia è sede di potenti cosche criminali della ‘ ndrangheta, Mancuso, Bonavota, Lo Bianco, ecc., le quali non potranno non prestare attenzione, come sin qui hanno dimostrato le varie inchieste giudiziarie, anche ai finanziamenti in questione.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 30 luglio 2009

Criminalità organizzata e legge "Lazzati": l'intervista su La Discussione

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mercoledì 29 luglio 2009

Gian Antonio Stella: "Che senso ha se a tappare i buchi mettiamo chi li ha fatti? "

«Che senso ha nominare commissario alla sanità per tappare i buchi finanziari chi come Agazio Loiero questi buchi li ha fatti o come minimo non è riuscito a tapparli?». Può darsi che la domanda posta da Roberto Occhiuto non sia del tutto innocente e disinteressata se è vero, come ha scritto La Stampa, che il deputato dell’Udc potrebbe essere candidato alle prossime Regionali da una coalizione alla «trentina», cioè centrata su un accordo tra i democratici e i casiniani.Può anche darsi che non sia del tutto innocente e disinteressato l’appoggio dato a Occhiuto da una avversaria storica del governatore calabrese come la pidiellina Angela Napoli. La quale, davanti all’ipotesi che il «suo» governo, di destra, possa affidare il 10 settembre i pieni poteri in materia sanitaria al presidente regionale ha tuonato: «Il Governo e la maggioranza del Pdl, a questo punto, dovranno spiegare ai calabresi a che gioco stanno giocando con Loiero. Desta già grande perplessità la dilazione dei tempi con cui il Governo nazionale si appresterebbe a commissariare la sanità calabrese, per non parlare poi se tale incarico venisse affidato a chi in quattro anni non è riuscito ad invertire la tendenza in termini di disavanzo,mantenendo, peraltro, damolti mesi, anche la delega proprio nel settore della sanità senza riuscire a far approvare il Piano sanitario regionale». Tanto più che «dall’ultimo rapporto di Bankitalia emerge che in Calabria, tra il 2006 ed il 2008, la spesa sanitaria è cresciuta in media del 5,1%» e che «Loiero ha gestito in Calabria le ultime elezioni europee ed amministrative avvalendosi proprio del supporto di ampie fasce della sanità, dove alcuni manager, dallo stesso nominati in tale incarico, hanno fatto addirittura "riunioni elettorali" all’interno delle strutture sanitarie». Andiamo oltre: diamo per acquisito che entrambi calchino lamano per motivi strumentali e di bottega e ammettiamo perfino che Loiero non si meriti neppure tutte queste critiche. Ma, sgomberato dal terreno il caso specifico personale, il tema resta. E vale per la Calabria come per il Lazio o la Campania, la Sicilia o il Veneto, l’Abruzzo o il Molise. E vale per la sanità come per tanti altri settori: che senso ha nominare commissario chi ha fatto il buco o comunque non è riuscito a risanarlo? Sembra un interrogativo di puro buonsenso. Eppure, come ha raccontato Antonio Ricchio su Calabria Ora, l’emendamento presentato da Occhiuto alle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio («non possono essere nominati commissari per il ripiano dei debiti sanitari coloro che abbiano ricoperto cariche amministrative nel periodo in cui si è verificato il disavanzo») è stato bocciato non dal Pd, ma dal Pdl. Misteri...

martedì 28 luglio 2009

Necessario, urgente, indispensabile commissariare la Sanità in Calabria con persona diversa dal Presidente Loiero

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e dell’Economia e delle Finanze

-Per sapere –Premesso che:

- il Consiglio dei Ministri, in data 24 luglio 2009,ha decretato il commissariamento del sistema sanitario in Campania ed in Molise;

- da diversi mesi si è in attesa del commissariamento del sistema sanitario in Calabria, così, come peraltro annunciato dallo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, nello scorso mese di maggio 2009, durante una manifestazione elettorale;

- la richiesta di commissariamento della sanità in Calabria è stata sottoscritta da tutti i parlamentari del PDL, eletti in quella regione, ed inviata alcuni giorni fa al Presidente del Consiglio dei Ministri;

- l’interrogante da mesi continua a presentare atti ispettivi per denunziare la situazione della sanità in Calabria, che diventa sempre più pesante e grave;

- ad oggi ben due Advisor non sono riusciti a far definire la esatta quantificazione del disavanzo nel settore della sanità calabrese, che comunque si aggirerebbe attorno ad una voragine di 2,2 miliardi di euro, ai quali dovrebbe essere aggiunto un debito di 198 milioni accertato nel 2008, per sopravvenienze passive e insussistenze attive nel 2007;

- la relazione della Commissione ministeriale Serra - Riccio ha evidenziato che la Calabria ha investito in sanità una quota di PIL molto maggiore rispetto ad altre regioni (8,77% PIL Calabria – 4,66% PIL Lombardia);

- la Corte dei Conti regionale, già nel marzo del 2008,ha bocciato la sanità calabrese, sottolineando, tra l’altro, “la sovraesposizione di finanziamento a fronte di indici di attività e prestazioni sottomedia, che evidenziano l’esigenza di interventi intesi a restituire alla Regione un livello di prestazioni ospedaliere capace di corrispondere ad un più elevato indice di appropriatezza”;

- lo stesso Ministro del Lavoro e della salute, già nel settembre 2008, in Commissione bicamerale per gli Affari Regionali ha dichiarato che “…la situazione della Regione Calabria è molto preoccupante non solo per la dimensione del debito e del disavanzo, ma per il trend di spesa: dai 55 milioni del 2006 ai 127 del 2007…un dato che fa spaventare non poco”;

- lo stesso Sottosegretario di Stato alla salute, Francesca Martini, in un intervista alla “Padania” ha dichiarato che la Regione Calabria “vanta” una situazione “che grida vendetta”;

- nello scorso mese di giugno 2009 il Consiglio dei Ministri ha persino impugnato la legge della Regione Calabria 30 aprile 2009, n. 11, relativa al “Ripiano del disavanzo di esercizio per l’anno 2008 ed accordo con lo Stato per il rientro dei disavanzi del servizio sanitario regionale”;

- la Calabria compare in fondo a tutte le classifiche: i posti letto per anziani sono 267 ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media nazionale di 1.270; si moltiplicano i “viaggi della speranza”; dai centri di cura pubblici regionali si scappa; dal gennaio 2007 ad oggi si contano una decina di casi costati la vita di pazienti, alcuni dei quali giovanissimi;

- in primavera si è già riversato l’ulteriore danno sugli incolpevoli cittadini calabresi,con la reintroduzione del ticket sui farmaci e sul Pronto Soccorso e l’aumento dell’Irap e la conferma dell’Irpef nelle misure massime consentite;

- a fronte di quanto sopra l’interrogante ritiene ingiustificata la proroga – diffida di ulteriori settanta giorni concessa alla sola Regione Calabria per l’adozione di un piano di rientro contenente misure di riorganizzazione e riqualificazione del servizio sanitario regionale, così come previsto al comma 3-bis dell’articolo 22 del Decreto- legge 1° luglio 2009, n. 78;

- tra l’altro l’interrogante ritiene di dover ricordare che l’attuale Governatore della Calabria, Agazio Loiero, detiene immotivatamente la delega del Dipartimento sanità regionale ed è corresponsabile, quale eletto da oltre 4 anni della pesante situazione del settore, evidenziata, solo in minima parte, nella puntata di Report del 26 aprile 2009, andata in onda su RAI Tre;

- non solo ma, ad avviso dell’interrogante, nessun piano di rientro potrà essere definito in modo efficiente senza una preventiva approvazione del piano sanitario regionale,fino ad oggi non avvenuta;

- ancora, così come si evince, sempre dalla relazione della Commissione ministeriale Serra - Riccio, desta perplessità la mancanza dei requisiti previsti dalla legge posseduti da alcuni direttori generali, direttori sanitari e direttori amministrativi delle ASP calabresi;

- basterebbe verificare, attraverso un’adeguata indagine ispettiva cosa sta accadendo e quanto è accaduto nell’ASP di Cosenza sotto la Direzione di Franco Petramala: vicenda dell’Istituto di Papa Giovanni XXIII° di Serra d’Aiello, situazione del settore della diagnostica di laboratorio nella provincia, nomine di primari sanitari in periodo elettorale e senza alcuna necessità, stabilizzazione di precari che si sono addirittura firmati le personali delibere, ecc…:

- quali i motivi che a tutt’oggi non hanno portato al commissariamento del Dipartimento della sanità in Calabria;

- se non ritengano, altresì, indispensabile che la nomina del Commissario ricada su persona diversa dall’attuale Presidente della Giunta regionale calabrese;

- quale la motivazione che ha portato il Governo nazionale a dare alla sola Regione Calabria ulteriori settanta giorni per predisporre il Piano di rientro dei debiti pregressi nel settore della sanità regionale.

On. Angela NAPOLI

Roma, 28 luglio 2009

La vicinanza e l'incoraggiamento a Vera Scalfaro, Sindaco di Sersale (CZ)

Il nuovo episodio intimidatorio nei confronti del Sindaco del Comune di Sersale, Vera Scalfaro, è davvero preoccupante perché rivolto nei confronti di un primo cittadino che sta amministrando la cosa pubblica all’insegna della legalità e della trasparenza e nell’interesse della collettività. Nel condannare l’ulteriore vile atto criminoso, voglio manifestare sincera solidarietà al Sindaco, Vera Scalfaro, ed incoraggiarla a proseguire nella sua meritoria opera di saggia amministratrice della comunità sersalese.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 28 luglio 2009

lunedì 27 luglio 2009

Accertare la veridicità dello stato di salute di Samuele Lo Vato

Al Ministro della Giustizia:

Per sapere – Premesso che:

- l’operazione “Omnia”, coordinata dalla DDA di Catanzaro nel 2007, ha stroncato la cosca della ‘ndrangheta Forastefano, divenuta egemone sul territorio di Cassano allo Jonio (CS);

- nella stessa operazione sono stati arrestati anche uomini affiliati alla cosca Forastefano;

- dalla citata operazione “Omnia” è emerso che la cosca Forastefano, con i suoi associati, è capace di diversificare le proprie attività illecite per reinvestire e riciclare il denaro in alberghi di lusso, attività commerciali e società varie e di inserirsi nei gangli essenziali dell’economia, ma anche in quelli politici;

- nell’ operazione sono state eseguite 53 ordinanze di custodie cautelari; tra le persone colpite figurava anche Samuele Lo Vato, di 32 anni;

- nei giorni scorsi il Tribunale di Castrovillari ha rigettato la richiesta della DDA di Catanzaro, relativa alla proposta di ripristino del regime del 41 bis per Samuele Lo Vato, ritenuto dagli inquirenti uno dei più pericolosi uomini della cosca Forastefano;

- le motivazioni addotte sarebbero legate allo “stato depressivo non curabile” del Lo Vato, assegnandolo addirittura ai domiciliari:
- di quali elementi disponga nell'ambito delle sue competenze, sulla vicenda ricordata in premessa;
- se non ritenga di dover assumere ogni iniziativa, anche normativa, di competenza, perché sia assicurato che per gli esponenti della criminalità organizzata dei quali è stata accertata la pericolosità siano fortemente ridotte le possibilità di fruire di misure alternative alla detenzione.
On. Angela NAPOLI

Roma, 27 luglio 2009

venerdì 24 luglio 2009

Gioia Tauro:nuova terna commissariale in grado di eliminare le "notevoli incrostazioni" all'interno del Comune

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell’Interno e della Giustizia:

Per sapere – Premesso che:

- la Città di Gioia Tauro è un Comune di oltre 18.000 mila abitanti della provincia di Reggio Calabria; il suo Consiglio comunale è stato sciolto per ben due volte a causa di infiltrazioni mafiose;

- le cosche mafiose Piromalli e Molè hanno da sempre influito sulle varie attività economiche e sull’attività amministrativa della Città e dell’intera Piana di Gioia Tauro;

- in quel territorio, è nato nel 1994 il Porto di Gioia Tauro che oggi rappresenta il più grande terminal per il transhipment del Mediterraneo ed il principale scalo commerciale marittimo dell’area metropolitana di Reggio Calabria;

- nel mese di maggio 2009 è stato avviato il procedimento per la costruzione di un rigassificatore a Gioia Tauro;

- l’interpellante ritiene che anche dall’attuale Governo nazionale ci sia stata una sottovalutazione delle necessità della Piana di Gioia Tauro, sia in termini di adeguamenti degli organici delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, sia a livello di programmazione economica;

- la pesante situazione coinvolge l’intera Piana di Gioia Tauro, che oggi vede ben cinque Comuni del territorio sciolti per infiltrazione mafiosa ed altri sottoposti ad adeguati controlli;

- ad avviso dell’interpellante, questa situazione richiederebbe maggiore attenzione da parte del Governo nazionale sia in termini d’interventi sia sulle scelte delle persone nominate a gestire questo territorio incancrenito da una pressante e pericolosa mano mafiosa;

- il 24 aprile del 2008, per la seconda volta, è stato sciolto il Consiglio comunale della Città di Gioia Tauro, essendo state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata;

- nel mese di ottobre 2008 è stato arrestato l’ex Sindaco del Comune di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa; oggi rinviato a giudizio insieme ad altre 14 persone tra le quali alcuni boss delle cosche Piromalli e Molè, considerate tra le più influenti della ‘ndrangheta;

- così come riportato nel citato decreto di scioglimento: “ La Piana di Gioia Tauro, rappresenta una delle principali aree di radicamento e sviluppo della ‘ndrangheta, costituendo, per l’esistenza del porto, motivo di attrazione per le ndrine insediate sul territorio in ragione delle ingenti risorse finanziarie statali e comunitarie investite nel traffico portuale e nel relativo indotto”;

- della prima terna commissariale, nominata a gestire il Comune di Gioia Tauro, dopo il secondo scioglimento per infiltrazione mafiosa, fino al 21 luglio 2009 era rimasto in carica solo il Viceprefetto Domenico Rocco Galati; gli altri due componenti erano il prefetto Mario Fasano, deceduto il 12 gennaio 2009 ed il dott. Gerardo Bisogno, dimessosi per gravi motivi di salute nel mese di febbraio 2009;

- nel mese di marzo 2009 la terna commissariale è stata ricomposta con la nomina del Prefetto Oreste Iovino e Marizio Alicandro in aggiunta al viceprefetto Domenico Galati;

- la stampa regionale calabrese nell’ultimo periodo aveva iniziato a riportare notizie relative a pesanti situazioni interne al Comune di Gioia Tauro;

- martedì 21 luglio 2009 il viceprefetto Domenico Rocco Galati ha presentato le dimissioni dall’incarico di commissario straordinario del Comune di Gioia Tauro, motivandole con ragioni strettamente personali, ma sembrerebbero dettate dalla ricezione di un avviso di garanzia;

- oggi, 24 luglio 2009, notizie di stampa riportano delle dimissioni anche degli altri due componenti la Commissione straordinaria, il Prefetto Oreste Iovino e il Dirigente Maurizio Alicandro;

- da indiscrezioni della stampa sembrerebbe che le citate dimissioni siano legate ad “insormontabili difficoltà sulla condizione del Comune di Gioia Tauro che scaturirebbero dalla presenza di notevoli incrostazioni nella pubblica amministrazione” e dalle “numerose resistenze interne al palazzo riscontrate nella loro azione di pulizia e di trasparenza della macchina amministrativa”;

- le dimissioni, indubbiamente allarmanti per il nuovo vuoto che si è venuto a creare nella gestione della vita amministrativa della Città di Gioia Tauro, appaiono preoccupanti allorché valutate anche alla luce degli interessi che la criminalità organizzata potrebbe evidenziare su tutto quanto ruota attorno all’area del Porto e di quel territorio:

- se non ritengano di dover provvedere con la massima urgenza alla nomina di una nuova terna Commissariale costituita da persone in grado di eliminare le “notevoli incrostazioni” presenti all’interno del Comune di Gioia Tauro;

- se non ritengano, altresì, di far avviare un’adeguata commissione d’accesso per individuare eventuali responsabilità di funzionari e dirigenti interni al Comune;

- se non ritengano, ancora, di verificare se sono in corso indagini, da parte della Magistratura, per accertare se tra gli ostacoli riscontrati dai Commissari straordinari vi siano anche interventi della criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma, 24 luglio 2009

giovedì 23 luglio 2009

La risposta del Ministro Bondi sul Convento di Gerace (RC)


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mercoledì 22 luglio 2009

Sequestro "Café de Paris": approfondire l'attività di riciclaggio della 'ndrangheta

Il sequestro odierno de “Il Cafè de Paris” e quello del ristorante “Alla Rampa”, avvenuto nell’ottobre del 2008, ed i controlli che in queste ore si stanno effettuando in altri ristoranti del centro confermano come l’attività di riciclaggio della ‘ndrangheta le abbia consentito di acquisire locali noti, alberghi, negozi e mettere quindi radici anche nella Città di Roma. Ritengo che ormai le Istituzioni preposte non possono più esimersi dall’approfondire il preoccupante livello di inserimento e di penetrazione delle cosche della ‘ndrangheta nelle regioni non tradizionali. Senza tralasciare la necessità di indagare su tutti coloro che sono garanti della “pulitura” di denaro sporco.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 22 luglio 2009

martedì 21 luglio 2009

Operazione "Trovador": congratulazioni ai Procuratori Pignatone e Gratteri, al Questore Casabona e al Dott. Cortese

Formulo sincere congratulazioni al Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, al suo vice, Nicola Gratteri, al Questore, Carmelo Casabona, al Dirigente della Squadra Mobile, Renato Cortese, ed ai suoi uomini, per l’attività investigativa che ha portato all’odierna importante operazione, denominata “Trovador”, contro trafficanti di droga.
Anche questa operazione, che ha anche confermato la bontà e la validità della collaborazione con le Forze investigative di altri Paesi, dimostra quale sia la potenzialità della ‘ndrangheta rispetto alle altre organizzazioni criminali, anche di quelle oltre confine. Gli ingenti quantitativi di droga controllati, continuano a dare proprio alla ‘ndrangheta la possibilità di acquisire una imperante capacità economica che le consente ormai di spadroneggiare e riciclare ogni dove, penetrando pericolosamente nell’economia legale.
Bene, quindi, l’attività di contrasto che oggi è riuscita ad intercettare e garantire alla giustizia uomini organici ad importanti cosche del territorio jonico reggino.


On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 21 luglio 2009

lunedì 20 luglio 2009

L'incredibile situazione del depuratore di Lamezia - Pizzo e la solidarietà a Pino Nano e RAI3 Calabria

Da TGR Calabria del 18 luglio 2009

Ci risiamo, da quattro anni, puntualmente ad ogni inizio di stagione estiva, si apre in Calabria la questione “mare” ed altrettanto puntualmente il Governatore della Regione scarica le responsabilità dello scempio sui governanti periferici, sull’informazione e su chi osa denunziare il tutto.
Tutti ricorderanno le scuse per lo stato del mare e delle coste, chieste da Loiero all’inizio della sua legislatura, garantendo che le cose sarebbero cambiate. Fino ad oggi, purtroppo, quelle garanzie non sono state rispettate, nonostante il cambio dell’assessore al ramo e nonostante la proroga del commissariamento regionale all’ambiente. E non può essere sicuramente giustificabile il “cullarsi” sulla presenza di punti delle coste calabresi dove le acque risultano splendide.
Né serve continuare a scaricare le colpe su incivili comportamenti o su giustificate immagini televisive, senza rendere conto del perché in Calabria, nonostante l’ingente quantitativo di fondi disponibili, non sia stato varato un adeguato sistema di depurazione. Occorrerebbe dimostrare quale sia stata fino ad oggi la funzione delle Ato, se non quella di affidamento di incarichi a questo o quel “personaggio” di comodo.
Ed anche l’ultimo assessore regionale all’ambiente, Silvio Greco, nel denunziare che “l’ecosistema in Calabria è vicino al tracollo”, si copre di alibi scaricando le responsabilità. Sono sicura che l’assessore Greco, considerato anche il ruolo assunto di recente, non abbia grosse responsabilità, ma se non erro fu proprio Greco il tecnico di cui si servì Loiero, nel luglio del 2008, per essere aiutato a rispondere alle accuse che gli venivano mosse sullo stato del mare e delle coste calabresi. Ed anche allora Greco, così come oggi, ebbe a parlare della necessità di un’adeguata programmazione per risolvere il problema. Ma è impensabile parlare di programmazione ad ogni inizio di stagione estiva e poi non predisporla né tantomeno attuarla.
Come sempre la politica in Calabria, anche in questo settore, continua a delegare gli interventi alla Magistratura, vedi inchiesta “Poseidone”, vedi i recenti sequestri di depuratori mal funzionanti nel cosentino.
Il risultato è che i cittadini calabresi ed i turisti anche per l’estate corrente dovranno fare i conti con questo stato del mare e delle coste, allarmante anche per Goletta Verde, e, addirittura, senza mai essere posti a conoscenza di dove siano finiti gli ingenti finanziamenti che da 12 anni a questa parte sono giunti in Calabria grazie al commissariamento ambientale, saranno costretti ad apprendere che l’Ato di Cosenza ha bisogno, ancora, di altri 129 milioni per rendere il mare più pulito.
E dopo tutto questo come non dare la solidarietà al dottor Pino Nano ed a RAI3 regionale per i gratuiti attacchi mossi dal Presidente Loiero per il solo fatto che sono stati riportati servizi televisivi che fotografano solamente la verità.

On. Angela NAPOLI

Taurianova, 20 luglio 2009

Sottoscrivo l'emendamento Occhiuto sul commissariamento della Sanità in Calabria

Sottoscrivo l’emendamento n. 22.37 al decreto anticrisi, presentato dall’on. Roberto Occhiuto (UDC) alla Camera dei Deputati, e relativo ai criteri di nomina del commissario governativo per il ripiano dei debiti sanitari.
Di fatto ho da sempre chiesto al Governo nazionale, attraverso gli atti ispettivi, unitamente all’indispensabile commissariamento della sanità calabrese, che tale incarico non venisse attribuito al Governatore della Regione, corresponsabile dell’enorme disavanzo evidenziato in tale settore.
Il Governo nazionale e la maggioranza del PDL, a questo punto, dovranno spiegare ai calabresi “a che gioco stanno giocando” con Loiero.
Desta già grande perplessità la dilazione dei tempi con cui il Governo nazionale si appresterebbe a commissariare la sanità calabrese, per non parlare poi se tale incarico venisse affidato a chi in quattro anni non è riuscito ad invertire la tendenza in termini di disavanzo, mantenendo, peraltro, da molti mesi, anche la delega proprio nel settore della sanità e senza riuscire a far approvare il Piano Sanitario Regionale, senza il quale appare impossibile predisporre un qualsiasi piano di rientro del disavanzo.
Se è pur vero che l’enorme disavanzo della sanità calabrese, peraltro a tutt’oggi non esattamente quantificato, è addebitabile, in parte, anche alle precedenti Giunte Regionali, è altrettanto vero che nessuna controtendenza è stata manifestata dall’attuale Giunta, tanto che dall’ultimo rapporto di Bankitalia emerge che in Calabria, tra il 2006 ed il 2008, la spesa sanitaria è cresciuta in media del 5,1% con un aumento del 2,2% nell’ultimo anno.
Non penso nemmeno che siano frasi avventate quelle del ministro Sacconi allorquando afferma che “c’è una situazione di pericolosa esplosione incontrollata della spesa sanitaria, che coincide con situazioni di inefficienza e di carenza dei servizi ai cittadini”.
Appare davvero assurdo affidare incarichi a chi ha la corresponsabilità di avere calato la Calabria in una situazione così grave e pesante a danno dei cittadini.
Senza, peraltro, sottacere sul fatto che pur in presenza di una tale situazione, il Governatore Loiero ha gestito in Calabria le ultime elezioni europee ed amministrative avvalendosi proprio del supporto di ampie fasce della sanità, dove alcuni manager, dallo stesso nominati in tale incarico, hanno fatto addirittura “riunioni elettorali” all’interno delle strutture sanitarie.
Tale complessa situazione dovrebbe portare il Governo nazionale, non solo a commissariare la sanità calabrese con persona diversa dall’attuale Governatore, ma a commissariare anche le ASP di questa Regione.

On. Angela Napoli (PDL)

Roma, 20 luglio 2009

sabato 18 luglio 2009

Mi inchino alla memoria di Paolo Borsellino e dei suoi cinque uomini di scorta!

Domani ricorre il diciassettesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino e voglio ricordarlo. Lo voglio ricordare come uomo che ha avuto un alto senso del dovere e dello Stato e che ha captato ciò che ha sempre aiutato gli uomini mafiosi: le loro collusioni con “pezzi” importanti delle Istituzioni.
Molti dei commenti che appaiono in queste ore sui vari blog, relativi alla strage di via D’Amelio, offendono, a mio avviso, la memoria di Paolo Borsellino: quella che è stata la sua ideologia politica può farmi sicuramente piacere, ma non è la catalogazione politica di appartenenza che ci aiuta davvero a rendere sacra la sua memoria. Quanti sono gli uomini di destra che hanno rinnegato la moralità, la legalità e la giustizia! Un uomo come Paolo Borsellino va ricordato per la sua vita, per il suo sacrificio, per il suo insegnamento, per quanto ha saputo lasciare in eredità a ciascuno di noi!
Accanto a Paolo Borsellino sento il dovere di non dimenticare i cinque uomini della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Sono personalmente convinta che buona parte della verità sulla strage di via D’Amelio sta scritta nelle pagine di quell’agenda rossa e che difficilmente potrà essere scoperta.
So bene cosa significa venire a conoscenza di determinate collusioni e cercare di infrangerle. So cosa potrebbe provare, se fosse ancora in vita, Paolo Borsellino nel vedersi isolato da coloro che invece avrebbero dovuto e potuto proteggerlo. So cosa si prova a dover affrontare i giorni della propria vita tirando fuori tutto il coraggio che si ha in corpo. So cosa si prova cercando “di amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.
Proprio per questo voglio dire grazie a Paolo Borsellino: il suo insegnamento mi ha aiutata a camminare sulla strada “profumata della libertà” ed a riconoscere “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Mi inchino alla memoria di Paolo Borsellino e dei suoi cinque uomini di scorta!

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 17 luglio 2009

mercoledì 15 luglio 2009

L'attenzione del Vice Presidente della Commissione Antimafia sui processi di mafia

Mi augurerei che l’attenzione posta dal Vice Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, on. Fabio Granata, sulla sentenza di primo grado, emessa ieri ad Arezzo nei confronti dell’Agente della Polizia di Stato, Luigi Spaccarotella, venisse posta anche sui processi di mafia, come ad esempio gli ultimi svoltisi in Calabria, “Arca” e “Odissea”, che hanno purtroppo visto addirittura l’assoluzione dei capi boss di note cosche della ‘ndrangheta calabrese.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 15 luglio 2009

La vicinanza a Pasquale Aveta per il vile attentato subito

Nell’esprimere sincera solidarietà a Pasquale Aveta ed alla sua famiglia per il vile attentato subito, sento di fare appello ai cittadini taurianovesi affinché denunzino ed isolino tutti coloro che stanno tentando di far ripiombare la comunità nell’oscurantismo degli anni ’90.
Non v’è dubbio, infatti, che in questo momento qualcuno intenderebbe mettere in atto una strategia della tensione che mini la sicurezza dei cittadini. Questo qualcuno deve essere isolato, assicurato alla giustizia e sottratto ad una comunità, quella taurianovese, che richiede il ripristino della democrazia della legalità e della sicurezza.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 15 luglio 2009

martedì 14 luglio 2009

La sincera ed affettuosa solidarietà a Nadia Bax

E’ davvero preoccupante l’ondata di minacce che sta investendo Nadia Bax, consigliere comunale del PDL di Vibo Valentia.
Qualsiasi tipo di minaccia è ingiustificabile, più che mai quelle attuate contro la Bax, persona sicuramente integerrima e che ha sempre svolto la sua attività politica all’insegna della correttezza e dell’onestà. Nell’esprimere a Nadia ed a tutta la sua famiglia sincera ed affettuosa solidarietà, voglio augurare che al più presto gli inquirenti facciano luce ed assicurino alla giustizia i responsabili di questi vili atti che minano non solo alla serenità della famiglia di Nadia Bax, ma anche a quella dell’intera comunità vibonese.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 14 luglio 2009

Improcrastinabile trasferire dalla Procura di Crotone Patrizia Comito, moglie dell'imprenditore Raffaele Vrenna

Al Ministro della Giustizia :

Per sapere – Premesso che:

- con atto ispettivo n. 4-01174 del 29 settembre 2008, l’interrogante, nel denunziare i risvolti giudiziari che hanno portato alla condanna in primo grado dell’imprenditore Raffele Vrenna di Crotone ( per il quale è in corso il Processo d’appello a Catanzaro), ha posto una richiesta specifica sulla di lui moglie Comito Patrizia, impiegata presso la Procura della Repubblica di Crotone;

- la richiesta è stata ribadita dall’interrogante con atto ispettivo n. 4-02861 del 23 aprile 2009, a tutt’oggi privo di risposta;

- l’imprenditore Vrenna, al momento della condanna di primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, era comproprietario con il fratello Giovanni della Società “Sovreco S.p.A.”, con partecipazione diretta al capitale sociale di ben 6 società miste sparse in tutta la Calabria e con qualche legame anche in Campania, tutto nel settore di gestione dei rifiuti;

- dopo la condanna in primo grado riportata nel processo “Puma”, Raffele Vrenna ha ceduto tutte le quote di partecipazione nelle varie società ai suoi familiari , tra i quali la moglie Comito Patrizia;

- i familiari avrebbero creato una nuova Società che solo nei giorni scorsi e dopo svariati ricorsi sarebbe riuscita ad ottenere dal Consiglio di Stato la certificazione antimafia;

- in questi ultimi giorni sono state pubblicate sul “Quotidiano della Calabria” le deposizioni di tre collaboratori di giustizia, nelle quali vengono rivolte pesanti accuse a Raffaele Vrenna;

- Il collaboratore Luigi Bonaventura tra le varie risposte al PM, afferma: “…..lui (Raffaele Vrenna) diceva che aveva persone nei palazzi potenti, amici nei palazzi potenti e vantava questo….poi da altre voci si parlava del suo….del suo modo di trarre informazioni tramite la moglie che si occupava in reparti del Tribunale….” Ed ancora:”……si diceva chiaramente che la moglie era un componente con la quale Raffaele Vrenna riusciva a mediare con qualcuno per avere le dovute informazioni, questa era una cosa abbastanza assodata…..”;

- La moglie, Comito Patrizia, ha svolto per molti anni il ruolo di segretaria dell’ex Procuratore Capo di Crotone, Franco Tricoli, il quale nell’agosto 2008, subito dopo la richiesta di collocamento in pensione ha assunto l’incarico di presidente del “trust” che il gruppo Vrenna ha inteso realizzare per sottrarsi alle conseguenze insite nella condanna a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa di Raffaele Vrenna;

- A tutt’oggi la signora Comito Patrizia continua a ricoprire incarichi importanti presso la Procura della Repubblica di Crotone, attendendo alle misure di prevenzione e al protocollo informatico:

- Se non ritenga di dover assumere con la massima urgenza l’iniziativa di competenza per avviare la procedura di trasferimento dalla Procura di Crotone, per incompatibilità ambientale, della signora Comito Patrizia, moglie di Raffaele Vrenna ed azionista delle società delle quali il marito era proprietario prima della condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.

On. Angela NAPOLI

Roma, 14 luglio 2009

lunedì 13 luglio 2009

La risposta del Ministro Matteoli sui trasporti in Calabria

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giovedì 9 luglio 2009

La lettera di ringraziamento del Segretario Generale dell'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo

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Il degrado dell'Abbazia Florense di S.Giovanni in Fiore

Sono sotto gli occhi di tutti l’incuria e le responsabilità che hanno portato al palese danneggiamento dell’Abbazia Florense, patrimonio artistico di San Giovanni in Fiore e dell’intera Calabria. Il recente sequestro preventivo dell’ala est e sud dell’Abbazia non è altro che la conseguenza del lungo silenzio e dei mancati interventi che hanno preceduto la verifica dei lavori, iniziati nell’agosto 2007, sospesi nel settembre dello stesso anno e mai ripresi.
I vari contenziosi apertisi sul caso e gli atteggiamenti pilateschi dei responsabili, ad iniziare da quello del Comune di San Giovanni in Fiore, committente dei lavori di restauro, nonché le varie bugie elargite anche televisivamente, hanno portato solo al mantenimento dell’ingabbiatura dell’Abbazia Florense e al depauperamento della stessa.
Ritengo che non sia più derogabile la necessità di individuare le vere responsabilità di coloro che hanno portato a tale situazione di degrado un bene culturale di così notevole importanza per la nostra Calabria e vengano conseguentemente assunti gli adeguati interventi nei confronti di chi ha contribuito a segnare questa ulteriore pagina negativa per la Regione.

On. Angela NAPOLI

Roma, 9 luglio 2009

mercoledì 8 luglio 2009

Il necessario scioglimento del Consiglio comunale di Fondi (LT)

Al Ministro dell’Interno:

Per sapere – Premesso che:

- il 6 luglio 2009, è stata condotta dalla DIA di Roma e dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, con l’esecuzione di diciassette ordinanze di custodia cautelare, un’ importante operazione frutto di un inchiesta relativa alla Città di Fondi;

- dall’inchiesta è emerso che la ‘ndrangheta calabrese è diventata padrona nell’agro potentino: dalla la gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi al controllo di importanti lavori pubblici nella provincia di Latina;

- dall’inchiesta sono emerse responsabilità anche di amministratori locali, funzionari comunali e persino del capo della Polizia Municipale;

- gli uomini della ‘ndrangheta coinvolti nell’operazione appartengono alla nota cosca Tripodo di Sambatello di Reggio Calabria;

- il Comune di Fondi da tempo era stato sottoposto alla Commissione d’accesso le cui risultanze sono state oggetto di interventi nella Commissione Parlamentare Antimafia, ma anche di interrogazioni parlamentari e l’interrogante trova davvero inaccettabile la dilatazione dei tempi che a tutt’oggi non ha portato allo scioglimento del locale Consiglio Comunale:

- se non ritenga necessario ed urgente, alla luce delle risultanze della Commissione d’accesso e l’operazione del 6 luglio 2009 proporre lo scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi per infiltrazione mafiosa.

On. Angela NAPOLI

Roma, 8 luglio 2009

venerdì 3 luglio 2009

Il resoconto della seduta della Commissione Giustizia del 2 luglio 2009











Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione. C. 825 Angela Napoli, C. 783 Rossa e C. 972 Oliverio.
(Seguito esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 18 giugno 2009.

Giulia BONGIORNO, presidente, avverte che chiederà alla Presidenza della Camera di assegnare alla Commissione Giustizia le proposte di legge C. 954 Misiti, recante modifiche alla legge 31 maggio 1965, n. 575, in materia di divieto di svolgimento di propaganda elettorale nei confronti delle persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, e C. 1767 Occhiuto e Tassone, recante modifiche alla legge 31 maggio 1965, n. 575, in materia di divieto di svolgimento di propaganda elettorale nei confronti delle persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Rileva infatti che tali proposte di legge, attualmente assegnate alla Commissione Affari costituzionali, presentano sostanzialmente il medesimo contenuto dei provvedimenti in esame presso la Commissione Giustizia, ai quali è pertanto opportuno che siano abbinate.

Angela NAPOLI (PdL), relatore, concorda con il presidente Bongiorno sull'opportunità di abbinare ed esaminare presso questa Commissione le proposte di legge C. 954 Misiti e C. 1767 Occhiuto e Tassone.
Dopo avere fatto presente di avere ricevuto una lettera di minaccia da parte del pregiudicato da lei citato nel suo intervento della precedente seduta, e di avere conseguentemente sporto denuncia penale presso i competenti organi, dichiara di avere appena appreso dalle agenzie di stampa che quel pregiudicato è stato arrestato.

Giulia BONGIORNO, presidente, dopo aver espresso solidarietà all'onorevole Angela Napoli, ribadisce di condividere la sua proposta di legge e ne sollecita la rapida approvazione.

Doris LO MORO (PD) osserva come la notizia testé data dall'onorevole Angela Napoli sia indicativa nel contesto ambientale sul quale i provvedimenti in esame sono destinati ad incidere. Se è vero che tali provvedimenti hanno una portata generale sul territorio nazionale, tuttavia non può negarsi che l'intreccio tra affari, mafia e politica sia un fenomeno particolarmente sentito nel Mezzogiorno. Sottolinea quindi come i provvedimenti in esame si inseriscano perfettamente nel contesto della sua città, Lamezia Terme, dove l'amministrazione comunale è stata per ben due volte destinataria di un provvedimento di scioglimento per infiltrazione mafiosa. Rileva, peraltro, come tali provvedimenti di scioglimento non siano sufficienti, intervenendo a posteriori e colpendo indistintamente i politici compromessi e quelli non compromessi. D'altra parte, l'inefficacia di questi provvedimenti è dimostrata dal fatto che spesso le stesse amministrazioni comunali vengono colpite reiteratamente da più provvedimenti di scioglimento. Per prevenire le infiltrazioni mafiose, infatti, occorre intervenire in maniera più selettiva e sin dal momento delle campagne elettorali: per impedire anzitutto che la formazione del patto fra malavita organizzata e politica alteri i risultati elettorali. Osserva con soddisfazione come i provvedimenti in esame stiano raccogliendo un ampio consenso, ma ritiene necessario precisarne la portata applicativa, anche per evitare che taluni ingiustificati timori ne possano ostacolare la rapida approvazione. Precisa, quindi, che la disciplina in esame riguarda esclusivamente i sorvegliati speciali: soggetti assolutamente riconoscibili, destinatari di provvedimenti, resi all'esito di procedimenti nei quali il diritto di difesa viene ampiamente garantito, che li hanno privati dell'elettorato attivo e passivo. Si vuole quindi impedire che tali soggetti possano condizionare la libertà altrui di esprimere un voto consapevole. Rileva, inoltre, come a fronte della riconoscibilità di tali soggetti, i politici non possano essere ritenuti non responsabili: i politici hanno l'obbligo di sapere con chi hanno a che fare ed evitare di intrattenere simili rapporti. Sempre in relazione ai politici, rileva che spesso si registra una celata perplessità sul provvedimento dettata dal timore che possa essere strumentalizzato il divieto di avvalersi per la campagna elettorale di soggetti sottoposti a misure di prevenzione. In particolare, vi sarebbe il rischio di imputazioni nei confronti di candidati per il solo fatto, ad esempio, che dei loro volantini elettorali siano trovati presso le abitazioni di persone sottoposte a misure di prevenzione. Sottolinea quanto tale timore sia infondato, rilevando che il reato sussisterebbe solamente nel caso in cui sia provato che il candidato abbia utilizzato persona sottoposta a misura di prevenzione per fare propaganda elettorale, la quale costituisce un comportamento organizzato e finalizzato all'acquisizione del consenso. Tale comportamento non si può certamente desumere dalla mera circostanza che dei volantini elettorali siano trovati presso soggetti sottoposti a misure di prevenzione. Per tale ragione ritiene che non debba sussistere alcuna remora nel sostenere i provvedimenti in esame. Conclusivamente, ritiene che la proposta di legge dell'onorevole Angela Napoli e le altre ad essa abbinate siano pienamente convincenti ed attengano ad una tematica che deve essere affrontata indipendentemente dagli schieramenti politici.
Per questi motivi preferisce anziché presentare una autonoma proposta di legge, come inizialmente aveva intenzione di fare, o di sottoscrivere la proposta di legge in materia presentata da deputati del suo gruppo, apporre la propria firma alla proposta di legge C. 825 presentata dall'onorevole Angela Napoli, appartenente non solamente ad un gruppo diverso dal proprio ma addirittura ad un gruppo di maggioranza.

Angela NAPOLI (PdL), relatore, ringrazia l'onorevole Lo Moro per il suo intervento, che coglie in pieno il significato della proposta di legge, e per la sottoscrizione di quest'ultima. Rileva quindi come il gesto di condivisione e solidarietà della collega Lo Moro rappresenti il migliore esempio di come la lotta alla criminalità organizzata sia una responsabilità di tutte le persone oneste e civili, e si ponga al di là degli schieramenti politici.

Giulia BONGIORNO, presidente, dopo avere espresso apprezzamento per la scelta dell'onorevole Lo Moro di sottoscrivere la proposta di legge n. 825 Angela Napoli, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

mercoledì 1 luglio 2009

L'apprezzamento per l'operato della Commissione Straordinaria di Taurianova (RC)

Le recenti critiche, diffuse tramite i mass-media e mosse alla Commissione straordinaria che da poco meno di due mesi guida il Comune di Taurianova, appaiono quanto mai spropositate e fuori luogo.
Innanzi tutto è bene evidenziare che è stata sempre buona norma, dal punto di vista politico, non esprimere giudizi sugli amministratori locali subito dopo il loro insediamento e senza aver concesso un adeguato “periodo di assestamento” che, per una terna commissariale, diventa ancor più di vitale importanza dal momento in cui i componenti, giungendo da altre realtà, hanno la necessità di approfondire le proprie conoscenze di un territorio mai visto né amministrato in precedenza. Nel caso specifico, inoltre, bisogna dare atto che i Commissari, a Taurianova, per avviare l’azione di bonifica in base al preciso mandato affidato Loro dal Consiglio dei Ministri, sono stati costretti a partire da un livello primordiale (si veda, per esempio, la necessità di regolamentare persino l’accesso agli uffici comunali da parte dell’utenza). Ma al di là dei semplici aspetti organizzativi, all’osservatore politico accorto e scevro da qualsivoglia pregiudizio, non può sfuggire la chiara azione di discontinuità posta in essere, fin dai primi giorni, rispetto al passato anche nella sostanza e ad un livello di incisività tale che, certamente, non è piaciuto alla vile mano anonima la quale, nottetempo, ha distrutto la macchina del responsabile dell’ufficio tecnico, arch. G. Cardona.
Entrando nello specifico, inoltre, appare davvero ingeneroso attaccare la gestione commissariale sul tema della nettezza urbana sia perché il problema dei cassonetti stracolmi di spazzatura, unitamente ai cumuli di immondizie, si trascina ormai da diversi anni e sia perché, solo dopo l’insediamento della Commissione straordinaria, in diverse zone del paese, i vecchi ed obsoleti cassonetti sono stati prontamente sostituiti. Ed ancora altrettanto ingenerosi appaiono i gratuiti attacchi relativi a problematiche, ereditate dalle precedenti gestioni, di non rapida e facile risoluzione (a meno che non si ritenga di poter risolvere il problema delle innumerevoli buche con il semplice acquisto di conglomerato bituminoso e, magari, usarlo in una giornata di pioggia, oppure sistemare in tutta fretta la tribuna, mai dichiarata agibile, di una struttura la cui proprietà potrebbe in qualsiasi momento essere rivendicata dal Gerocomio Ventre).
Pertanto, gli scriventi, non condividendo né il metodo né il merito delle aspre critiche mosse, intendono prendere le distanze dal comunicato diffuso da “I moderati per il sud – Taurianova democratica" ed esprimere, di contro, alla Commissione straordinaria la propria stima ed il proprio apprezzamento per l’opera di bonifica e di risanamento fin qui posta in essere.
Alle forze politiche, che unitamente a tutte le altre Istituzioni presenti sul territorio dovrebbero fattivamente e disinteressatamente collaborare con la Commissione straordinaria, infine, intendono rivolgere un chiaro e forte appello affinché abbiano il coraggio di effettuare una seria, anche se dolorosa, pulizia al proprio interno la quale dovrà procedere di pari passo con l’azione di bonifica avviata dai Commissari in modo tale che, alla scadenza del periodo stabilito, la città possa essere pronta, sia dal punto di vista amministrativo che da quello politico, ad affrontare con serenità e serietà la tornata elettorale e, soprattutto, a non stravolgere e/o distruggere nel breve volgere di qualche mese quanto fino ad allora sarà stato prodotto.

Aldo Spanò
on. Angela Napoli
Ex Presidente del Circolo
Deputato del PdL
di Alleanza Nazionale

martedì 30 giugno 2009

La soddisfazione per i lavori dell'APM di Lisbona

L’on. Angela NAPOLI (PDL) è stata relatrice dell’incontro sul tema “La criminalità organizzata nel Mediterraneo”, svoltosi a Lisbona dal 24 al 26 giugno u.s. nell’ambito dei lavori della I^ Commissione permanente dell’Assemblea Parlamentare dei Paesi del Mediterraneo (APM). Dopo la relazione l’on. Angela Napoli ha presentato la risoluzione, approvata all’unanimità, con la quale si è deciso di invitare tutti i Parlamenti dell’APM ad organizzare seminari/conferenze/workshop nazionali e regionali sulla criminalità organizzata al fine di studiare le tendenze attuali e le misure ed i meccanismi vigenti per la lotta alle attività criminali a livello nazionale ed internazionale. Sono state, altresì, invitate le delegazioni dell’APM ad individuare, con l’assistenza delle autorità competenti a livello nazionale, settori nei quali la criminalità sia stata riportata con successo sotto controllo, al fine di ottenere scambi informativi sulle migliori pratiche di contrasto. E’ stato deciso di incentrare il lavoro futuro dell’APM su un numero limitato di specifici reati transfrontalieri per aumentare la sensibilità ed elaborare soluzioni a tali questioni specifiche, a livello regionale. Sono stati, ancora, invitati gli Stati membri dell’APM a firmare un patto regionale per il rafforzamento della cooperazione nella lotta contro il crimine organizzato, comprendente lo scambio di intelligence, le raccolte di dati e le valutazioni delle politiche implementate. Ed, infine, si è stabilito di coinvolgere il mondo accademico per futuri studi e di instaurare rapporti di collaborazione con le organizzazioni regionali attive nella lotta alla criminalità organizzata nel Mediterraneo, incluse l’ONU, l’INTERPOL , l’OSCE e il Consiglio d’Europa.
L’on. Angela Napoli ha ricevuto il plauso di tutti i partecipanti dei Paesi del Mediterraneo per il contenuto puntuale della relazione ed anche per la proposta di risoluzione presentata.

On. Angela NAPOLI

Roma, 30 giugno 2009

giovedì 25 giugno 2009

La "strana" nomina di Loiero: l'ex assessore alla Sanità della Giunta Chiaravalloti !

La nomina di Luzzo ad esperto per il piano di rientro nel settore della sanità calabrese è indicativa di come il Governatore Loiero non abbia più il senso del limite dovuto a chi amministra la cosa pubblica. Loiero ribalta, ad ogni piè sospinto, accuse sulla Giunta Chiaravalloti, sottraendosi alle responsabilità della sua quadriennale gestione, e ritenendo che i calabresi abbiano dimenticato che da mesi detiene inutilmente la delega alla sanità regionale, e oggi nomina “esperto” un ex assessore regionale alla sanità che, a memoria, non mi sembra abbia contribuito a regolamentare il settore. Naturalmente, però, ritengo che la sfida di Loiero trovi la forza nella demotivata e strana lentezza con la quale il Governo Nazionale sta elaborando il dovuto commissariamento della sanità calabrese!

On. Angela Napoli

Roma, 25 giugno 2009

sabato 20 giugno 2009

L'intervista a Strill.it quotidiano on line

di Giusva Branca e Claudio Cordova - In un mondo perfetto dovrebbero essere i personaggi oscuri a non essere visti di buon occhio. Ma, siccome l'Italia non assomiglia nemmeno ad una fotocopia di un mondo perfetto capita che politici come Angela Napoli, parlamentare alla quinta legislatura, non vadano particolarmente giù ai vertici del partito di appartenenza, il Pdl: “Non posso dire che il Pdl mi voglia bene – ci spiega in una calda mattina di metà giugno -, credo di essere stata sempre scomoda, forse perché ho trattato a 360 gradi temi poco piacevoli, chi lo sa…”.

Insegnante di matematica, nativa di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, Angela Napoli proprio di recente è stata riconosciuta dal rapporto “Camere Aperte”, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’operato dei politici italiani, la parlamentare con l’attività più significativa in Aula. Ad Angela Napoli piace lavorare, piace rispettare il mandato conferitole dagli elettori, ad Angela Napoli piace lottare per l’affermazione di principi assai delicati: la legalità, la lotta alla criminalità organizzata, il contrasto alla corruzione e al malaffare. Un impegno, riconosciuto anche ufficialmente, come abbiamo visto, che, però, non basta alla parlamentare calabrese per ottenere maggior considerazione da parte dei vertici del partito: “Se sono stata ricandidata – spiega con un’espressione tra il disincanto e l’amarezza – lo devo solo e soltanto all’impegno del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Certamente sono amareggiata – aggiunge – perché pensavo e penso di meritare maggiori riconoscimenti e questa mia insoddisfazione l’ho espressa anche ad alti livelli”.

Nessun incarico istituzionale, nessun ruolo nella Commissione Parlamentare Antimafia, di cui fa parte, sebbene nella scorsa legislatura, sotto la presidenza di Francesco Forgione, abbia stilato un’eccellente relazione sul tema dei testimoni di giustizia: “Non mi aspetto più nulla dal Pdl – dice – ed è curioso che i maggiori riconoscimenti li stia avendo in ambito internazionale: la settimana prossima, infatti, sarò a Lisbona per relazionare, al cospetto dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo proprio sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nei Paesi del Mediterraneo”.

E’ assai critica Angela Napoli, per carattere, per forma mentis, per dignità intellettuale non è abituata ad abbassare la testa: “Io vado avanti – dice con fermezza – nonostante i riconoscimenti pressoché nulli, non abbandono la mia appartenenza al Pdl: nel mio cuore e nella mia testa ci sono i valori di Alleanza Nazionale, valori che purtroppo non ritrovo nel Popolo della Libertà, che è un agglomerato di quote, senza un progetto. E’ semplicemente il partito del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”.

Già, Berlusconi. Angela Napoli esprime, senza mezzi termini, delle opinioni che la maggioranza dei colleghi di centrodestra, chissà per quale recondito motivo, non avrebbe nemmeno il coraggio di pensare: “Sono preoccupata per l’immagine dell’Italia – dice, analizzando gli ultimi eventi – vorrei che fosse solo un temporale estivo, ma le ultime situazioni sono gravi, soprattutto in un periodo di crisi economica. Parlo soprattutto da donna – e la delusione non si lascia sopraffare dalla fermezza delle sue parole – in politica sarebbe opportuno guardare diversamente al ruolo femminile. La tenuta della credibilità, con etica e morale continuamente calpestate, è assai preoccupante”.

Angela Napoli, una donna, una donna del Sud, una donna calabrese: “Il Governo ha fatto e sta facendo molto per il Sud, penso agli interventi a Napoli, in Puglia, a Palermo, ma, per motivi che non conosco, ha escluso dal Meridione, la Calabria che, invece, sarebbe la regione con più bisogno d’aiuto: in Calabria è emergenza in tutti i campi”.

La Calabria, una regione che non ha nulla a che vedere con quel mondo perfetto in cui una donna come Angela Napoli, sicuramente, rappresenterebbe qualcosa in più di un’eccezione virtuosa nella politica, qualcosa in più di una “mina vagante” all’interno del partito del Presidente.

lunedì 15 giugno 2009

Sincera solidarietà al Ministro Alfano e al Dott. Piscitello

Le minacce indirizzate al Ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano, e al dott. Piscitello, sono dimostrative del contrasto alla criminalità organizzata che, anche legislativamente, il Guardasigilli sta attuando, ed evidenziano un palese indebolimento della potenzialità delle singole cosche.
Nell’esprimere al Ministro Alfano e al dott. Piscitello sincera solidarietà contro le vili intimidazioni, confermo il mio personale impegno nel sostenere ogni tipo di attività legislativa e non, che possano aiutare a debellare il cancro malavitoso.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 15 giugno 2009

domenica 14 giugno 2009

Le valutazioni sull'attualità politica del coordinamento regionale di Risveglio Ideale





Mileto 14 Giugno 2009

Ieri, nei locali dell’Ugl di Cosenza, si è riunito il coordinamento regionale di Risveglio Ideale, associazione politico-culturale che fa capo all’on. Angela NAPOLI, per la valutazione dei risultati elettorali relativi alle elezioni europee ed amministrative.
Non c'e' dubbio che il voto calabrese nel suo insieme meriti un'analisi approfondita. Il primo dato che colpisce e che nello stesso tempo allarma è quello dell’astensionismo. In Calabria ha votato soltanto il 55%: percentuale del tutto consona ad una Regione dove il rapporto tra i cittadini e la politica è assolutamente fragile. Precarietà che riflette ovviamente una scarsa agibilità democratica, prodotto di anni di cattivo governo e di pessima gestione della cosa pubblica.
Altro dato su cui riflettere è il risultato dei due grandi Partiti: il PD, espressione di un governo regionale che naviga a vista fin dalla sua elezione, si ferma al 25,4 %, ben 9 punti di distacco rispetto al 34,8% registrato dal PdL.
Questi risultati inducono ad ulteriori riflessioni: il Partito Democratico, pur riuscendo a far eleggere un proprio candidato calabrese tra gli scranni di Bruxelles, paga inesorabilmente il disinteresse per le problematiche della collettività ed una pesante situazione emergenziale riscontrabile in ogni settore; il PdL non raggiunge il risultato delle previsioni a causa della mancanza di adeguata organizzazione. La verità è che l’elettore ed il militante dell’ex Alleanza Nazionale avverte ancora il disagio di una fusione mal governata, al quale si unisce quello di una macchina organizzativa che stenta a decollare e che è frutto delle scelte “ad personam” e delle volontà imposte dai “massimi sistemi”.
Per ciò che attiene invece al dato relativo alle Amministrative, si rimane fiduciosamente in attesa dei ballottaggi della provincia di Cosenza e di quella di Crotone, dove, tra l’altro, le candidate di Risveglio Ideale (Barbara Brunetti e Mariella Maio) hanno ottenuto un risultato lusinghiero e ben al di là delle prospettive più rosee.
Risveglio Ideale non vuole assistere passivamente all’evoluzione di un quadro politico in itinere da sin troppo tempo e, pertanto, intende attivarsi fattivamente da subito, con Angela Napoli, nella convinzione di riuscire a catalizzare quei consensi d’opinione rimasti inespressi e quelli di una gran fetta di elettorato deluso da un bipolarismo coatto e da una gestione affaristica degli interessi collettivi, con la massima apertura nei confronti di quella società civile relegata all’angolo e di quelle forze sane, a prescindere dalle colorazioni politiche, che per fortuna rappresentano ancora la fetta consistente dei cittadini calabresi.
Pertanto, nel corso della riunione si è deciso di dar vita ad una campagna di adesioni che consenta di veicolare su tutto il territorio regionale calabrese quelle idee che sono a fondamento del “Manifesto dei Valori”dell’associazione Risveglio Ideale.
E’ l’ora di restituire alla Calabria una politica sana, di servizio e di impegno disinteressato ponendo al centro di ogni azione la questione morale e la cultura etica. Contro ogni forma di trasformismo, connivenza e trasversalismo si vuole opporre severità comportamentale e rigorosa rettitudine.
Il prossimo 3 Luglio sarà inaugurato il primo circolo provinciale nella Città di Cosenza e che sarà coordinato dal professore Michele Sapia. Parteciperà ovviamente l’On. Angela Napoli, presidente dell’Associazione Risveglio Ideale.
E’ possibile scaricare i modelli di adesione all’Associazione, comprensivi di Statuto ed Atto Costitutivo, dal sito:www.angelanapoli.blogspot.com.
L’azione intrapresa dall’Associazione Risveglio Ideale intende rimettere in cammino la speranza dei calabresi con una proposta alternativa, rassicurante ed affidabile.

Il Segretario di “Risveglio Ideale”
Dott. Giancarlo Catanea

Risveglio Ideale – Ufficio del Portavoce
Corso Umberto I, 172 – 89852 Mileto (VV) Tel. 3470537703 – giancarlocatanea@alice.it

venerdì 12 giugno 2009

Il Governo e la dubbia costituzionalità della Legge regionale per il disavanzo della Sanità calabrese

La legge della regione Calabria 30 aprile 2009, n. 11, relativa al “Ripiano del disavanzo di esercizio per l’anno 2008 ed accordo con lo Stato per il rientro dei disavanzi del servizio sanitario regionale” è stata oggi impugnata dal Consiglio dei Ministri, a dimostrazione di quanto sia divenuto inderogabile il commissariamento della sanità regionale.
La decisione assunta dal Consiglio dei Ministri evidenzia le responsabilità assunte da Giunta e Consiglio regionale nella definizione del ripiano del disavanzo nel settore sanitario, incuranti, persino, di quanto manifestato dai Ministeri competenti e del dettato della nostra Carta Costituzionale.

On. Angela Napoli


Taurianova, 12 giugno 2009

Sinceri complimenti ai Carabinieri del ROS per la cattura dei latitanti Molé e Pelle

Sinceri complimenti ai Carabinieri del ROS di Reggio Calabria per la cattura dei due boss latitanti, Girolamo Molè, reggente dell’omonima cosca di Gioia Tauro, avvenuto ieri, e Antonio Pelle, capo dell’omonima cosca di San Luca, avvenuta oggi nell’Ospedale di Polistena.
La cattura di Girolamo Molè nella sua abitazione di Gioia Tauro e quella di Antonio Pelle, a qualche kilometro di distanza dal luogo di sua residenza, dimostrano come le latitanze dei boss appartenenti alle famiglie egemoni della ‘ndrangheta vengano, per lo più, sempre consumate nei territori di residenza o in prossimità degli stessi, al fine di poter continuare a “dettare” ordini e seguire le attività illecite delle singole cosche.
Il fatto che le due catture siano avvenute nella Piana di Gioia Tauro, credo, sia indicativo del concentramento malavitoso esistente in questa parte del territorio provinciale reggino.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 12 giugno 2009

Le iniziative del Governo contro la criminalità organizzata ed il pragmatismo del Procuratore Pignatone e del Gen. Girone

Va dato atto all’attuale Governo Nazionale e alla maggioranza del Parlamento Italiano delle iniziative legislative approvate nel rendere più efficace il contrasto alla criminalità organizzata. Così come sento di dover dare atto al pragmatismo dimostrato dal Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e al gen. Antonio Girone, Direttore della DIA, nell’applicare il sequestro dei beni alla cosca Rugolo di Castellace, tra i cui componenti figurava presumibilmente anche l’imprenditore Nino Princi, ucciso lo scorso anno da una bomba posta sotto la sua auto. Tra i beni sequestrati figurano anche quelli degli eredi del Princi, proprio in applicazione, per la prima volta in Italia, della nuova legge, approvata nell’agosto del 2008.
L’aggressione ai patrimoni dei mafiosi è fondamentale per il contrasto alla criminalità organizzata e rientra tra le primarie attività di prevenzione, attraverso le quali lo Stato potrà vincere la sfida lanciata dai criminali.
L’abbattimento del potere economico della ‘ndrangheta e, conseguentemente, la sua cd. “onorabilità”, incentiva il cittadino comune a non nascondersi sotto la cappa dell’omertà ed a trovare, così, il coraggio della ribellione.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova, 12 giugno 2009

giovedì 11 giugno 2009

Le iniziative del Governo a tutela delle Imprese appaltatrici dei lavori sulla Bovalino - Bagnara e su tutti i lavori pubblici in Calabria

Ai Ministri dell’Interno, delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Giustizia

- Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi il GIP del Tribunale di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio il boss della ‘ndrangheta, Giuseppe Morabito, detto il “tiradritto” ed il genero Giuseppe Pansera, coinvolti, insieme ad altri, nell’ambito del processo “bellu lavuru” , su presunte infiltrazioni in alcuni lavori pubblici nel reggino, in particolare, nei lavori di ammodernamento della Statale jonica reggina;

- l’operazione “bellu lavuru”, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, ha comprovato la capacità della ‘ndrangheta di penetrare in tutti gli appalti pubblici che si attuano nella provincia reggina e di esercitare pressioni estorsive sulle ditte appaltatrici;

- all’alba di domenica 7 giugno 2009 sono stati compiuti diversi attentati ai danni dei mezzi delle due imprese “ Demoter” di Messina e “Ricciardello costruzioni srl” di Brolo (ME) , appaltatrici dei lavori di alcuni lotti per la realizzazione della strada a scorrimento veloce Bovalino - Bagnara (R.C.);

- la costruenda Bovalino - Bagnara è un’ opera di notevole importanza sia per il collegamento tra il Tirreno e lo Jonio reggino sia per togliere dall’isolamento numerosi Comuni pre-aspromontani;

- i citati ultimi attentati contro le due imprese messinesi si aggiungono a quelli che nell’ultimo anno sono stati attuati contro le imprese appaltatrici dei lavori di riammodernamento dell’ autostrada Salerno - Reggio Calabria, della trasversale Rosarno - Gioiosa Jonica, della trasversale delle Serre e delle Pedemontana Cinquefrondi - Cittanova:

- Se non ritengano necessario ed urgente far presidiare da un congruo numero di militari tutti i cantieri al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e quella delle stesse imprese appaltatrici laddove sono in corso lavori pubblici nella provincia di Reggio Calabria;

- Quali, urgenti iniziative intendano assumere per garantire la celere prosecuzione dei lavori pubblici in atto nella provincia di Reggio Calabria;

- Quali urgenti iniziative intendano assumere per avviare un’adeguata normativa utile a garantire la pubblica amministrazione in tema di prevenzione dei fenomeni di infiltrazione mafiosa negli appalti.

On. Angela NAPOLI

Roma, 10 giugno 2009

L'incauto affidamento del servizio di cattura cani randagi di Lipari

Al Ministro dell’Interno

– Per sapere – Premesso che:

- con D.P.R. del 23 aprile 2009 è stato decretato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Taurianova (R.C.) per infiltrazione mafiosa;

- tra i gravi elementi , contenuti nella relazione d’accesso, che hanno portato allo scioglimento del Civico Consesso di Taurianova, viene segnalato l’affidamento del servizio di cattura e custodia dei cani randagi a ditta gravata da interdittiva antimafia, nonostante l’Amministrazione Comunale fosse a conoscenza di tale provvedimento prefettizio;

- l’interrogante , da notizie di stampa, ha appreso che il Comune di Lipari (ME) avrebbe affidato il locale servizio di cattura e custodia dei cani randagi proprio alla stessa ditta di Taurianova (R.C.) gravata da interdittiva antimafia:

- se non ritenga necessario ed urgente chiedere al Comune di Lipari l’immediata revoca del servizio affidato alla Ditta di Taurianova (R.C.);

- quali urgenti iniziative intenda assumere nei confronti dell’Amministrazione Comunale della stessa Città di Lipari responsabile dell’affidamento di un servizio a ditta gravata da interdittiva antimafia.

On. Angela NAPOLI

Roma, 11 giugno 2009

mercoledì 10 giugno 2009

E' necessario garantire la sicurezza dei Cittadini di Amantea (CS)

Ai Ministri dell’Interno e della Difesa

– Per sapere – Premesso che:

- la Città di Amantea, situata sul litorale tirrenico cosentino, ha una popolazione di circa 14.000 abitanti che nella stagione estiva raggiunge circa le 35.000 unità;

- in quel territorio ci sono 12 alberghi, 7 banche; sono state rilasciate ben 580 licenze commerciali e l’area artigianale occupa 160.000 mq;

- con D.P.R. del 4 agosto 2008 il Consiglio comunale di Amantea è stato sciolto per infiltrazione mafiosa dopo che, nel dicembre del 2007, l’operazione giudiziaria “Nepetia Enigma”, condotta dalla DDA di Catanzaro, aveva portato all’arresto di oltre 40 persone presunte appartenenti alle locali cosche della ‘ndrangheta Gentile – Africano; tra gli arrestati e risultato anche un assessore della locale amministrazione comunale;

- l’inchiesta che ha portato all’operazione “Nepetia” ha evidenziato la potenzialità degli uomini delle cosche nella gestione del Porto di Amantea, ma anche le pressioni che la criminalità organizzata esercita sulle attività legali di quel territorio;

- anche dopo i citati arresti e lo scioglimento del civico consesso, purtroppo, la pressione criminale non è diminuita per cui l’intero territorio necessita di maggiore ed adeguato controllo;

- le 13 unità di Carabinieri, presenti nella locale Caserma, se pur esemplari per attività, non appaiono sufficienti a garantire la sicurezza sull’intero territorio, in particolare nel periodo estivo, anche perché l’orario di copertura quotidiana è previsto dalle 8 alle 22;

- non solo, ma la locale Caserma dei Carabinieri è situata in un appartamento di soli 100 mq, peraltro all’interno di un condominio:

- se non ritengano necessario ed urgente verificare l’esistenza nella Città di Amantea di qualche edificio confiscato alla mafia per adibirlo a Caserma dei Carabinieri o , comunque reperire altro sito idoneo a struttura per le locali Forze dell’Ordine;

- se non ritengano di dover far aumentare la locale dotazione organica dei Carabinieri;

- quali urgenti iniziative intendano attuare, per le parti di competenza , al fine di garantire la sicurezza dei cittadini di Amantea ed una più efficiente attività di controllo anche in quella parte del litorale tirrenico cosentino.

On. Angela NAPOLI

Roma, 10 giugno 2009

lunedì 25 maggio 2009

Sanità calabrese: è arrivato il momento della chiarezza e della verità

Finalmente per la sanità calabrese è forse arrivata l’ora della verità e ciò pone in agitazione Loiero & Company. Pensate un po’ che il capogruppo regionale del PD sollecita addirittura il “ribellismo civico contro Berlusconi”.
Loiero & Company, di fronte all’annunciato, e a mio avviso motivato, commissariamento della sanità in Calabria, continuano a riversare sul Governo Berlusconi colpe inesistenti, accusando persino lo stesso Governo Nazionale della “imposizione fiscale” inferta da questa Giunta regionale ai poveri cittadini.
Altro che “maschera gettata da Berlusconi”, è invece finalmente arrivato il momento della chiarezza e della verità, necessario a svelare le responsabilità di tutti coloro che con alibi svariati hanno contribuito a dare della sanità calabrese quell’immagine nefasta che persino stampa ed emittenti televisive nazionali hanno reso al Paese intero.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova, 25 maggio 2009

martedì 19 maggio 2009

Il Governo garantisca la trasparenza e l'imparzialità del CORECOM Calabria

Al Presidente del Consiglio dei Ministri ai Ministri per i Rapporti con le Regioni della Giustizia e della Pubblica Amministrazione e Innovazione

– Per sapere – Premesso che:

- con atti ispettivi n. 4-05331 del 19 ottobre 2007 e n. 4-06065 del 14 gennaio 2008, l’interrogante ha denunziato l’anomala decisione assunta dal Consiglio Regionale della Calabria, in data 27 settembre 2007, con il Commissariamento del CORECOM ed ha chiesto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della legge regionale n. 22 del 5 ottobre 2007, contenente appunto il provvedimento di decadenza ed il conseguente commissariamento del CORECOM Calabria;

- tra i cinque componenti del CORECOM Calabria commissariato erano nati palesi contrasti in occasione della formulazione della graduatoria per la concessione dei benefici relativi all’anno 2006, poiché la stessa graduatoria era divenuta oggetto di una delibera, datata 16 luglio 2007, a firma del solo Presidente del tempo, ed in disaccordo con quanto deliberato dal Comitato in data 2 luglio 2007;

- la scelta del Presidente CORECOM del tempo era subito apparsa ai quattro componenti del comitato come rispettosa di esigenze formulate dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, durante una convocazione del 17 marzo 2007, piuttosto che della necessaria trasparenza rispetto alle documentazioni presentate;

- sulle ripetute violazioni commesse dal Presidente del Comitato del tempo, i quattro componenti dello stesso comitato hanno presentato vari esposti alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, sottolineando come lo stesso Presidente ed il Dirigente della struttura abbiano omesso di denunziare alcuni rappresentanti legali di imprese private per la violazione del D.P.R. 445/2000, commessa fornendo dichiarazioni false o mendaci;

- a seguito della decadenza ed al conseguente commissariamento del CORECOM Calabria, sono state assegnate le funzioni di delegato alla struttura, proprio allo stesso ex Presidente dell’Organo;

- la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha avviato le relative indagini e nello scorso mese di aprile 2009, in chiusura delle stesse, ha ipotizzato nei confronti dell’ex Presidente del CORECOM il grave reato di abuso d’ufficio;

- il Presidente del CORECOM Calabria di fatto aveva inserito da solo, nel luglio 2007, nella graduatoria due emittenti, Video Calabria e Tele A 57,che il Comitato aveva escluso per mancanza di separazione contabile ed aveva, tra l’altro, escluso dai finanziamenti emittenti, come Teleuropa e Telespazio, che erano nelle stesse condizioni;

- nonostante il citato intervento giudiziario l’ex Presidente del CORECOM Calabria, dott. Umberto Giordano, rimane ancora con l’incarico di Dirigente esterno presso il Consiglio Regionale, pur con un provvedimento di “autosospensione” di quindici giorni, chiesto nei primi del corrente mese di maggio 2009:

- se dagli atti depositati presso il Governo risultino le ragioni per le quali non si sia proceduto all’impugnazione ai sensi dell’art.127 della Costituzione, della Legge Regionale n.22 del 5 ottobre 2007, varata secondo l’interrogante per definire il commissariamento del CORECOM Calabria, non garantendo trasparenza ed imparzialità nell’erogazione dei finanziamenti alle Emittenti televisive calabresi;

- se siano disponibili i dati concernenti il numero dei consulenti della Regione Calabria ed i relativi corrispettivi e se questi siano in linea con la media nazionale e con le normativa vigenti.

On. Angela NAPOLI

Roma,19 maggio 2009

sabato 16 maggio 2009

E' necessario garantire la serenità nella campagna elettorale di Filandari (VV)

Nei giorni scorsi, con un atto ispettivo, ho cercato di richiamare l’attenzione del Ministro dell’Interno per garantire libertà e sicurezza a tutti i candidati per il rinnovo dell’Amministrazione nel Comune di Filandari. Alla luce, però, dell’accanimento criminale sull’intero territorio vibonese, credo sia necessario un immediato intervento delle Istituzioni preposte. Sette risultano già i Comuni della provincia di Vibo Valentia i cui Consigli sono stati sciolti per inquinamento mafioso e per altri due, Fabrizia e Nardodipace, le relazioni delle rispettive Commissioni d’accesso sono state trasmesse al Ministero dell’Interno, a dimostrazione della capacità della ‘ndrangheta di permeare la pubblica amministrazione. Atti intimidatori e pressioni vengono attuati, oltre che nel Comune di Filandari, in altri Comuni del vibonese, laddove è in corso la campagna elettorale per il rinnovo delle locali amministrazioni. Tra l’altro potrebbe essere il risultato di “pressioni varie” le situazioni dei Comuni di Zaccanopoli e Zambrone, laddove è in competizione un’unica lista elettorale. Non v’è dubbio che quanto sta accadendo sia attribuibile alla criminalità organizzata, ma anche a quella parte di amministratori e candidati che colludono con la stessa.
Per tale motivo, oltre agli interventi necessari ed urgenti da parte di coloro che sono preposti al controllo, alla sicurezza e alle indagini, occorre un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini delle comunità vibonesi. Nessuno può più far finta di non sapere e di non conoscere, in particolare nei piccoli centri, ognuno non può più continuare ad eleggere all’amministrazione pubblica, personaggi imparentati o collusi con la criminalità. Ogni candidato, poi, dovrebbe trovare la forza di rigettare qualsiasi proposta di consenso che provenga da ambienti malavitosi, senza che ciò avvenga magari solo a parole.
Tra l’altro, proprio perché sicura del dominio in quel territorio della massoneria deviata, non posso che chiedere l’attenzione di contrasto anche su tale ambiente.
Solo così anche il territorio vibonese potrà aspirare ad un vero riscatto.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 15 maggio 2009

giovedì 14 maggio 2009

La denunzia del Procuratore Pignatone sulla criminalità della Piana di Gioia Tauro

Non va sottovalutata la denunzia del Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, conseguente al ritrovamento di un arsenale di armi da guerra a Gioia Tauro.
Da più di un anno le cosche della Piana di Gioia Tauro, alla ricerca di nuovi equilibri, sono in una fase riorganizzativa che non può non creare grande preoccupazione nell’intero territorio. Va dato atto dell’importante contrasto profuso dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura, tuttavia non sufficiente se privo di analogo supporto da parte dei mondi politico ed imprenditoriale e della società civile. Non è un caso che in una situazione di tale pesantezza criminale mafiosa risultino sciolti per infiltrazione mafiosa ben cinque comuni nel raggio territoriale di 30 KM ed altri siano sottoposti a Commissione d’accesso.
A dimostrazione certa della rilevata capacità della ‘ndrangheta nell’inserirsi nelle Istituzioni, nella Pubblica Amministrazione e negli appalti.
Penso proprio che per la Piana di Gioia Tauro vada individuata una strategia idonea sicuramente a reprimere ma anche a prevenire il radicamento delle cosche riorganizzate e sempre più spregiudicate e pericolose.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 14 maggio 2009

martedì 12 maggio 2009

L'appello al Ministro Maroni ed al Sottosegretario Mantovano per i Testimoni di Giustizia

Le proteste dei tanti Testimoni di Giustizia evidenziano i numerosi disagi vissuti, unitamente ai propri familiari, per i quali occorre un immediato intervento. I Testimoni di Giustizia, purtroppo pochi in Italia, sono cittadini che, con senso di responsabilità e coraggio, hanno reso testimonianza, riferendo o denunciando, alla magistratura e alle forze dell’ordine, fatti specifici e circostanziali, riguardanti la criminalità organizzata. Per tale motivo la figura del Testimone dovrebbe essere considerata e valutata quale modello positivo che incarna una scelta di legalità in aree ad alta densità mafiosa.
Ma appare, quindi, impossibile ignorare che lo status di Testimone di Giustizia provoca disagio che, se non controllato, rischia di sfociare in situazioni di vera e propria alienazione. Il sentimento personale della giustizia e della legalità contrasta con la storia che viene vissuta dal Testimone e che vede scorrere dinanzi a sé. Anche la rappresentazione dello Stato, la sua natura etica ed il suo ruolo di tutela rischiano di essere inglobati in questa perdita, fino alla perdita della fiducia nello Stato e nelle sue forze.
In una simile situazione, angosciata perfino dall’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa o continuare quella interrotta e, per di più, soggetto a cambiamento di abitudini, luogo di vita, relazioni sociali, generalità d’identificazione, il Testimone di Giustizia diventa uno nessuno e centomila.
Occorre allora una cambiamento radicale della gestione dei Testimoni, una diversa filosofia nell’approccio alla figura di Testimone. In tal senso ritengo che non vada sottovalutata, ma, al contrario, possa servire da base propositiva, la relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia nella seduta del 19 febbraio 2008 e trasmessa al Parlamento. Non servono interventi parziali, occorre davvero quel cambiamento radicale, per il quale faccio appello al Ministro dell’Interno e al Sottosegretario di Stato, on. Alfredo Mantovano, delegato in materia. Cerchiamo di lavorare insieme, affinché, ogni Testimone di Giustizia, non debba mai pentirsi di aver scelto una strada indicativa e coraggiosa per il contrasto alla criminalità organizzata tutta.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 12 maggio 2009

sabato 9 maggio 2009

La penalizzazione della Calabria da parte di Trenitalia

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

– Per sapere – Premesso che:

- considerata la disastrosa situazione delle principali arterie stradali calabresi, la gestione dei trasporti dovrebbe essere oculata ed efficiente , ma, al contrario, in particolare, Trenitalia, continua a penalizzare l’intera Regione;

- Trenitalia ha attivato la mobilità del personale in esubero dalla Divisione Cargo alle altre due divisioni del trasporto Regionale e Passeggeri sul territorio nazionale, obbligando di fatto lo stesso personale a transitare verso regioni lontane, risultando le due Divisioni dalla Calabria “non recettive”;

- Naturalmente quest’ultima decisione di Trenitalia, oltre a costringere di fatto i ferrovieri delle due Divisioni ad andare a lavorare in Regioni lontane dalle loro residenze e dove alcuni hanno già lavorato per lunghi anni,continua a disintegrare lentamente ed inesorabilmente la gestione del trasporto Regionale e Passeggeri dal personale calabrese;

- La penalizzazione di Trenitalia nei confronti della Calabria avviene anche sui viaggiatori, sempre costretti ad utilizzare carrozze ferroviarie dismesse sulle linee del Centro - Nord, con servizi di toilette impraticabili, tendine dei finestrini consunte, porte “fuori servizio” ed igiene davvero carente;

- Dai treni per la Calabria è stato anche eliminato il servizio di benvenuto a bordo, peraltro compreso nel costo del biglietto;

- Ed ancora, considerata la carenza dei collegamenti ferroviari dalla Calabria per il Centro – Nord nella fascia ionica regionale, molti viaggiatori si ritrovano costretti ad utilizzare la ferrovia sul tratto tirrenico calabrese, dove non mancano grandi disagi;

- Ad esempio, il 19 aprile 2009, i viaggiatori in possesso di regolare prenotazione, posto e carrozza, sull’eurostar 9374, Reggio Calabria – Roma, in partenza da Lamezia Terme, si sono ritrovati su un treno superaffollato, con posto su prenotazione inesistente;

- Tutto quanto sopra esposto dall’interrogante dimostra come anche per Trenitalia la Calabria ed i suoi cittadini continuino a subire pesanti penalizzazioni e discriminazioni rispetto ai cittadini delle altre Regioni d’Italia:

- Se non ritenga davvero necessario ed urgente intervenire su Trenitalia, per far si che tale Società consideri la Calabria parte integrante dell’intera Italia e non vengano più penalizzati i viaggiatori di questa Regione.

On. Angela NAPOLI

Roma, 7 maggio 2009

venerdì 8 maggio 2009

L'interrogazione sulla decisione della Corte d'Appello di Catanzaro in merito a Michele Bonavota

Al Ministro della Giustizia

– Per sapere – Premesso che:

- l’interrogante, attraverso numerosi atti ispettivi, ha più volte segnalato che alcune decisioni assunte dalla Corte d’Appello di Catanzaro, in particolare nell’ultimo anno, hanno prodotto scarcerazioni o comunque notevoli benefici, per noti boss della ‘ndrangheta vibonese;

- da ultimo, nei giorni scorsi, la seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, ha decretato, con largo anticipo, non più “socialmente pericoloso” Michele Bonavota, dell’omonima cosca vibonese, attualmente sub iudice nel processo “Bluff” con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa;

- Michele Bonavota era stato posto sotto la misura della “sorveglianza speciale” per episodi delittuosi risalenti al 2002-2003 e si trovava già sotto tale misura quando fu trovata la sua “lunga e appassionata corrispondenza” con il boss Bernardo Provenzano;

- L’interrogante trova davvero non condivisibile il verdetto emesso dalla Corte d’Appello di Catanzaro, non solo perché nello stesso si trascurano appunto i collegamenti con Bernardo Provenzano ma anche perché i legali difensori del Bonavota hanno persino annunciato la proposta di ricorso per “l’ingiusta sottoposizione si qui patita”:

- Quali urgenti iniziative normative intenda assumere per far si che, almeno, a noti boss mafiosi non venga tolta la misura di “sorvegliato speciale” pur essendo sub iudice in processi di mafia.

On. Angela NAPOLI

Roma, 7 maggio 2009

giovedì 7 maggio 2009

L'interpellanza sul Magistrato Pierpaolo Bruni

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro della Giustizia

- Per sapere – Premesso che:

- la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più potente, pervasiva e pericolosa, che è riuscita, soprattutto in Calabria, a creare rapporti con i mondi politici ed imprenditoriali di quella Regione;

- il Sostituto Procuratore della Repubblica, Pierpaolo Bruni, non ha avuta rinnovata la sua applicazione alla DDA di Catanzaro, nonostante i pareri favorevoli dei Procuratori della DDA di Catanzaro e di Crotone;

- il Magistrato Pierpaolo Bruni è titolare di importanti inchieste e processi che coinvolgono ndrangheta, politica ed imprenditoria ed è anche titolare di analoghe importanti inchieste sulle cosche della ‘ndrangheta del crotonese;

- lo stesso Magistrato Bruni è stato anche oggetto, proprio grazie alla bontà delle sue inchieste, di un piano predisposto per la sua uccisione, con l’utilizzo di armi in dotazione alle cosche, tra cui lanciarazzi, bazooka ed esplosivo;

- il mancato rinnovo dell’incarico al Sostituto Procuratore Bruni, negato dal Procuratore Generale facente funzioni di Catanzaro, rischia di bloccare importanti inchieste che attenzionano il territorio di Crotone, dove la pervasività della criminalità organizzata ha davvero raggiunto livelli preoccupanti;

- la mancata presenza del Magistrato Bruni nell’organico, peraltro già striminzito, della DDA di Catanzaro, è sicuramente un atto che svilisce la bontà del contrasto alla criminalità organizzata, ed appare, ad avviso dell’interrogante, un segnale di incoraggiamento al sistema di malaffare, corruzione e collusione che imperversa in Calabria:

- quali urgenti iniziative intenda assumere per conoscere le motivazioni che stanno alla base del mancato rinnovo dell’incarico al Sostituto Procuratore Bruni presso la DDA di Catanzaro;

- quali urgenti iniziative intenda, altresì, assumere per far ripristinare l’incarico al Magistrato Bruni presso la DDA di Catanzaro.

On. Angela NAPOLI

Roma, 6 maggio 2009

mercoledì 6 maggio 2009

L'interrogazione sulla scarcerazione di Luciano D'Agostino

Al Ministro della giustizia

– Per sapere – Premesso che:

- appare davvero inaccettabile come la lentezza della giustizia in Calabria provochi, ormai quotidianamente, le scarcerazioni di noti e pericolosi criminali;

- nei giorni scorsi è stato scarcerato Luciano D’Agostino , condannato in appello a 15 anni di carcere nell’ambito del processo “Prima Luce”;

- la scarcerazione del D’Agostino sarebbe dovuta al mancato deposito della sentenza da parte del giudice della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria;

- il processo “Prima Luce” è nato dall’inchiesta sulla faida tra i D’Agostino e i Belcastro - Romeo si è concluso in primo grado con 200 anni di carcere e 8 ergastoli, a dimostrazione che i reati commessi, compreso quello di associazione mafiosa, non sono assolutamente di poco conto;

- la sentenza di secondo grado porta la data del 3 marzo 2006 e le relative motivazioni andavano depositate entro 90 giorni, ma a tutt’oggi ciò non è avvenuto;

- peraltro, corre pericolo, che a breve, potrebbero essere scarcerati , per le stesse ragioni, altri detenuti condannati con analoga sentenza:

- se non ritenga necessario ed urgente avviare un’adeguata indagine presso la Corte d’Assiste d’Appello di Reggio Calabria , per accertare le motivazioni del mancato deposito della sentenza relativa al processo “Prima Luce”;

- quali urgenti iniziative intenda attuare nei confronti degli eventuali responsabili.

On. Angela NAPOLI

Roma, 6 maggio 2009